Dentro la bonaccia dei nostri pregiudizi

I sedicenti «ribelli» che sanno dire solo no alle energie rinnovabili

ALDO GRASSO

«Se io fossi il vento, non soffierei più su un mondo tanto malvagio e miserabile. Mi trascinerei chi sa dove in una caverna e ci starei appiattato. Eppure, è un essere nobile ed eroico il vento!». Così Achab, capitano di lungo corso e di memorabili battaglie contro le ossessioni.
Non possiamo permetterci di fare a meno del «nobile» vento, dalla nostra condizione di naufraghi della Storia. Due settimane fa, una cinquantina di persone incappucciate e armate di coltelli, ha occupato e sabotato l’area del parco eolico di Monte Giogo di Villore, nel Mugello, arrecando gravi danni. I sedicenti «ribelli della montagna» sono contro le pale eoliche perché rovinano il terreno atavico sottraendo spazio al «patrimonio agroalimentare»: invece di cercare una soluzione a problemi cruciali, distruggono. Come se di rinnovabile ci fosse solo la violenza.
Ora, in Italia sarà difficile trovare imprese disposte a lavorare nei cantieri dell’energia pulita. Il male del nostro tempo è che non sappiamo più cosa vogliamo perché vogliamo troppo: no all’energia da combustibili fossili, ma il fotovoltaico è brutto, le pale eoliche deturpano l’autenticità del paesaggio e il nucleare incute timore.
Senza il respiro del vento, la bonaccia dei nostri pregiudizi ci costringerà alla lotta perpetua contro i ruderi dei mulini a vento.