Da Mihajlovic a Motta e Italiano: così ha vinto il gruppo Bologna

I rossoblù conquistano la Coppa Italia

Quello del Bologna è un marketing molto astuto, perché siccome le canzoni di Morandi, di Carboni, di Cremonini e del grande Lucio Dalla sono tanta parte della colonna sonora delle nostre vite, specie sentimentali, la simpatia per la loro squadra del cuore diventa automatica. Sono più di tre anni che il Bologna tocca i nostri cuori. E non è stata soltanto una storia di campo.

Perché la malattia di Sinisa Mihajlovic, l’altalena di illusioni e di dolore che ha portato, è parte costitutiva di questo club, di questa squadra. Sono le fondamenta la volta che i giocatori, in parte questi giocatori, dopo aver vinto una gara, andarono di sera sotto la camera del loro allenatore all’ospedale Sant’Orsola per farlo partecipare alla festa. Ecco, quella volta tutti noi esterni, ricavando l’impressione che il Bologna fosse ormai un ambiente, un blocco unico cementato purtroppo attorno al male di Sinisa, ma destinato in qualsiasi situazione a muoversi all’unisono.

E parlo innanzitutto della proprietà e dei dirigenti dei quali ho conosciuto il travaglio al momento di prendere la decisione di ingaggiare un nuovo allenatore, perché la scelta inevitabile per il bene della squadra andava comunque umanamente a toccare Mihajlovic. Il Bologna ha mantenuto quella stessa compattezza durante il governo di Thiago Motta e la costruzione di un gioco nuovo e affascinante ha subito rapito tutti, rendendo la squadra protagonista di una cavalcata conclusa al 5.º posto che l’anno scorso valeva la Champions League. Dal fischio finale della 38.º a giornata fu chiaro che se ne sarebbero andati tutti e che il nuovo allenatore avrebbe ereditato una squadra monca, almeno in apparenza.

Vincenzo Italiano ha avuto molto coraggio ad accettare il Bologna perché la destinazione ideale di ogni tecnico è uno squadrone reduce da un disastro con il Napoli dopo il 10.º posto, per capirci, non un club di media taglia proveniente da una stagione da sogno. Italiano ha avuto coraggio e ha saputo governare in accordo con la società. Il periodo in cui lui e i giocatori si usavano per capire fino a dove si sarebbero spinti in stagione, fino a dove sarebbero stati bene assieme.

Le gare del girone a dicembre sono state il pegno di questo amore nascente. Il Bologna andava a Liverpool o a Lisbona, mezza città lo seguiva, cantante in testa. Il clima da gita scolastica garantiva leggerezza a un ruolino di marcia che diventa pesante. Vuoto di vittorie, dunque. Pesante. Ma è stato quel periodo a generare questo Bologna, a fondere italiano con la squadra, fino al trionfo sul Milan di ieri e alla conquista della Coppa Italia.

E quindi domani parleremo del Milan, del suo annus horribilis concluso con l’estrema delusione. Oggi lo spazio se lo prende tutto il Bologna.