Cos’è la «teoria del pazzo», rilanciata da Trump

«Spaventare a morte, per vincere senza combattere»

Una strategia antica basata sull’idea di far credere agli avversari che un leader sia disposto a tutto per intimorire gli avversari e ottenere vantaggi senza combattere

Alessandra Muglia

Che sia soltanto una tregua o l’inizio di una pace vera è presto per dirlo, ma una cosa è certa: Donald Trump è riuscito dove altri presidenti hanno fallito, sul suo piano di pace per Gaza ci sono ora le firme dei leader di Hamas e di Israele. Un punto di svolta della crisi è stato il cambiamento di atteggiamento nei confronti di Benjamin Netanyahu: dopo l’attacco contro i leader di Hamas in Qatar, Trump ha abbandonato i suoi toni morbidi e tolleranti verso lo storico alleato, ha preso la palla al balzo e ha costretto l’amico Bibi, pur recalcitrante, a chiamare il premier di Doha per scusarsi. Un pressing deciso come forse nessun altro presidente americano aveva mai osato fare in passato con Israele. Trump l’avrebbe spuntata sfruttando la “Teoria del Matto” (Madman Theory), quella per cui tutti gli dicono di sì per timore di quel che potrebbe accadere loro se gli dicessero di no. 

L’espressione, adottata sessant’anni fa dal presidente Richard Nixon,
 indica una strategia politica e diplomatica che punta a far credere agli interlocutori che un leader è imprevedibile, persino irrazionale, disposto a tutto, in modo da intimorirli e farli cedere senza bisogno di ricorrere alle maniere forti. Nixon fece della Teoria del pazzo uno dei principi fondamentali della sua politica estera, proprio negli anni in cui gli Stati Uniti erano impegnati nel sanguinoso fronte del Vietnam, in piena Guerra Fredda. Frustrato dall’incapacità di ottenere rapidi risultati sul campo, per forzare il governo nordvietnamita a negoziare la pace, nel 1968 Nixon decise di cambiare le regole del gioco. La sua strategia prevedeva di intimidire il nemico comunista facendogli credere che lo si poteva attaccare in modo spropositato. «A un certo punto Nixon disse al suo segretario di Stato Henry Kissinger: “Dovresti dire ai negoziatori nordvietnamiti che Nixon è pazzo e non sai cosa farà, quindi è meglio che troviate un accordo prima che la situazione diventi davvero folle’», ha raccontato Michael Desch, professore di relazioni internazionali alla Notre Dame University. 

Far credere all’interlocutore che potresti scatenare l’inferno contro di lui, e vincerai senza combattere: un gioco d’azzardo ad alto rischio messo a fuoco secoli fa già da Niccolò Machiavelli. Il politologo fiorentino ne “Il Principe” (1513) teorizza che un sovrano può trarre vantaggio dal simulare la follia per confondere e intimidire i nemici. 

Da allora numerosi leader hanno adottato la «teoria del pazzo» mostrandosi imprevedibili e pronti a decisioni drastiche per scoraggiare gli avversari, senza dover ricorrere alle armi: da Vladimir Putin – che sventola da tempo contro l’Occidente le sue minacce nucleari con lo scopo di evitare il più possibile il coinvolgimento di attori terzi a sostegno di Kiev – a Kim Jong-un, ritratto spesso come un folle eccentrico capace di tutto, ma la sua postura aggressiva e guerresca – lui ripreso accanto ai missili o alla cartina del piano di attacco nucleare contro gli Usa – potrebbe essere soltanto pura deterrenza.