L’attenzione, in questi anni, si è inevitabilmente spostata sulla nostra capacità di spegnere prontamente i focolai (incrementando per esempio il numero dei Canadair) e meno sulla prevenzione, la cura, l’educazione civica nel rispettare la natura
FERRUCCIO DE BORTOLI
La piaga estiva degli incendi, spesso dolosi, solleva annose questioni di legalità e di conservazione e tutela dei territori. L’attenzione, in questi anni, si è inevitabilmente spostata sulla nostra capacità di spegnere prontamente i focolai (incrementando per esempio il numero dei Canadair) e meno sulla prevenzione, la cura, l’educazione civica nel rispettare la natura. Sembriamo, in certi casi, esserci rassegnati al fatto che migliaia di ettari vadano in fumo ogni anno come inevitabile conseguenza del riscaldamento climatico. Il 40 per cento del territorio italiano è a superficie boschiva, raddoppiata dagli anni Cinquanta. Lo sviluppo della silvicoltura è anche un modo attraverso il quale si può contrastare lo spopolamento delle aree interne. Un fenomeno che ha aspetti sociali devastanti. Non basta rimettere a posto bellissimi borghi, con i fondi del Piano nazionale di ripersa e resilienza (Pnrr), se poi quei centri rimangono vuoti gran parte dell’anno, scompaiono i negozi e per trovare un bancomat si fanno decine di chilometri.
Intanto le aziende che inquinano assicurano di aver contribuito alla manutenzione del verde mondiale investendo soldi in foreste di vari continenti. Ci si domanda perché questi crediti di carbonio non possano andare a beneficio dei nostri boschi, spesso abbandonati ed esposti ancor di più al pericolo degli incendi, certificando tutela, taglio e valorizzazione del patrimonio forestale.
In realtà esiste già, sulla base soprattutto di un provvedimento del 2018 che istituisce un Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali, e di alcune direttive europee, un mercato volontario di questi crediti. Da allora si è avviato un lungo procedimento, non ancora concluso, che dovrebbe portare alla creazione d’un vero e proprio mercato regolato. Il registro nazionale dei crediti di carbonio, istituito dal Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, non è ancora attivo per mancanza di linee guida. Si è perduto nell’intrico della foresta legislativa italiana.

