Come si fa opposizione se le democrazie si spostano verso l’autarchia?

Prove di aritmetica politica

Bisognerebbe rifuggire dallo sdegno istantaneo e indistinto. Meglio fare i conti con le promesse (sono diminuiti i prezzi? Chi ha guadagnato in Borsa? Le guerre sono finite?) punto per punto. E non rinunciare agli ideali

BARBARA STEFANELLI

Donald Trump II si avvicina al traguardo del suo primo semestre alla Casa Bianca: neppure metà anno da 47° presidente degli Stati Uniti e il giro completo da 45° è già scolorato in lontananza, con la parentesi fragile di Joe Biden. Le sue frasi piú clamorose risuonano in ogni Paese, istituzione, impresa, famiglia – o stanza singola – a seconda dell’impatto che hanno avuto bussando tracotanti alla nostra porta, causa di incubi ricorrenti e qualche risveglio. Abbiamo cominciato con quel «tutti mi baciano il culo» per strappare un accordo. Continuato con l’Europa «parassita», copyright di J. D. Vance, e sempre «very difficult»nelle trattative per cui a un certo punto destinata all’ascia dei dazi. Poi «il genocidio dei bianchi» in Sudafrica, denunciato con uno sventolio di video privi di riscontri. Zelensky che resta un alieno nonostante quella foto, le due sedie accostate in San Pietro, il giorno dell’addio a Francesco. L’America rifondata «su due generi e basta: maschi & femmine». La transizione green decaduta e così tutte le politiche di diversità-equità-inclusione accusate di essere all’origine di ogni male, fosse anche lo scontro tra un elicottero e un aereo nei cieli di Washington. Le auto elettriche che sono «tristi e silenziose, perché non hanno un’anima – come i democratici»…

Fermiamoci qui, su questa frase tra tante, e lasciamo scorrere il flusso delle altre che sono venute e verranno. Interroghiamoci sul Partito democratico e – in generale – su come si “fa opposizione” in una stagione costantemente sintonizzata su un doppio registro: quello dell’escalation verbale (di chi parla sotto i fari in diretta globale) e quello dell’attenzione effimera (di chi ascolta/non ascolta nelle platee sempre in ombra).
Come si risponde allo stile eccessivo e inaccurato di leader che, rivendicando loro sì un’anima e pure una benedizione superiore, spingono il mondo a tutta velocità lungo i binari senza scambi dell’autocrazia?
L’unica strada, in salita ripida, è quella di cercare un elettorato ampio e non (soltanto) di seguaci, sfilandosi da una routine di controinsorgenza a breve termine e a frasi fatte. Come ha suggerito Frank Bruni, in linea con il riassestamento della strategia editoriale del New York Times, bisognerebbe rifuggire dallo sdegno istantaneo e indistinto che sembra subito corporativo: meglio adottare un linguaggio ricondotto per contrasto all’essenziale e capace di esprimere la sostanza in un esercizio di aritmetica politica. I prezzi sono diminuiti come promesso? Chi si è arricchito in Borsa negli ultimi sei mesi? Le prospettive di innovazione tecnologica, di progresso medico, di prestigio accademico dell’America «great again» sono davvero più grandi? Dopo reprimende e minacce sparse oltre confine e oltre oceano, le chance di tregue internazionali sono più solide o si sono disperse nella nebbia delle grida?

Misurare i danni e strutturare alternative è “fare opposizione”, cioè fare muro e diga contro i processi di erosione delle democrazie liberali.
Basterà? Funzionerà in tempi eccezionali? Non c’è una risposta perché non ci sono precedenti a questa stagione segnata dall’incertezza quale unica certezza. Ma, proprio per il nostro ritrovarci d’improvviso affacciati su un dirupo, continuare con lo schema di gioco precedente non servirà. All’interno di questi “movimenti” (così Trump vuole che venga interpretata la sua guida dei Repubblicani), più o meno estremisti, i punti critici e le divisioni ci sono. E sono numerosi. Non scivoleranno mai, tuttavia, verso una faglia di rottura. Si fermeranno prima e rilanceranno, mischiando le carte. Anche quelle che non avranno più in mano.

Tra chi vorrà mettersi di traverso avrà senso rinsaldare gli ideali di fondo e condividere le strategie operative, dimostrandone l’efficacia, dossier dopo dossier, dai fronti esteri all’economia. Avrà senso portare numeri aggiornati e parole nuove, non ripiegandosi sulle dispute tra alleati e non rinunciando a reclamare apertura. Scommettere su coraggio e competenza, in velocità, per contrastare la vertigine della paura che genera rabbia che a sua volta ri-genera radicalità, come in quelle fontane a flusso continuo che riciclano la stessa acqua simulando cascate fresche.