Christopher Arsenault, una vita per i gatti

Muore nel tentativo di salvarne più di 200 da un incendio

L’uomo, 65 anni, è deceduto nel santuario che aveva creato e in cui lui stesso viveva. Con lui un centinaio di felini. Molti volontari pronti a portare avanti il suo sogno con i gatti superstiti. Ma ci sono già anche casi di sciacallaggio

Alessandro Sala per

Ha dedicato la sua intera esistenza ai gatti e lo ha fatto fino all’ultimo, arrivando anche a morire per loro. Christopher Arsenault, 65 anni compiuti lo scorso 20 febbraio, ha perso la vita nel tentativo di mettere in sicurezza gli oltre 200 gatti dell’Happy Cat Sanctuary, un ricovero per felini che lui stesso aveva fondato e fatto crescere a Medford, nell’area metropolitana di New York, dopo che un violento incendio è divampato per cause ancora da accertare. Ne sono sopravvissuti circa 150. L’uomo viveva all’interno della struttura, in una stanza che era al tempo stesso camera da letto, cucina e soggiorno. 

«La sua vita si svolgeva solo per i gatti – spiega Roy Gross, capo della Spca, la Protezione Animali della contea di Suffolk -. Christopher si accontentava di quel piccolo spazio, dove aveva un letto, un forno a microonde e un piccolo frigorifero. Ogni centesimo che aveva a disposizione lo riversava nella cura dei suoi animali». La passione per i felini l’aveva sempre avuta, ma era diventata la ragione della sua esistenza nel 2006, come risposta al dolore provato per la morte del figlio Eric, deceduto a 24 anni dopo un incidente in motocicletta. 

Christopher Arsenault, una vita per i gatti. Muore nel tentativo di salvarne più di 200 da un incendio

Ha iniziato ad occuparsi di una colonia di una trentina di gatti perlopiù malati o reduci da violenze, riportandoli in salute e garantendo loro un futuro. Non ha più smesso, aumentando via via il numero di animali accuditi. Quando ne ha avuto l’opportunità ha aperto il suo rifugio e lo ha ribattezzato «Happy Cat Sanctuary», il «santuario» del gatto felice, ricorrendo ad un termine che è molto utilizzato per identificare le aree protette per gli animali in via di estinzione o per quelli recuperati da situazioni sfruttamento – come quelli dei circhi – che non possono essere rimessi in natura, dopo anni di cattività. Non lo ha scelto a caso, perché per lui tutti i gatti dovevano essere salvati e a tutti doveva essere garantita una nuova possibilità. 

Si era specializzato nel salvataggio e nella riabilitazione di gatti reduci da brutte esperienze, maltrattati, picchiati, catturati dalle gang per essere usati come esche nei combattimenti tra cani. Partecipava a programmi di cattura e sterilizzazione degli animali vaganti, che venivano poi riportati nei loro ambienti senza più il rischio di proliferazioni incontrollate e contribuendo così alla riduzione del numero di randagi. E ha trovato casa a molti di loro, affidandoli in adozione a centinaia di famiglie.

Non erano mancati problemi con il vicinato, preoccupato per la grande concentrazione di felini. E di recente il santuario era stato oggetto di accuse da parte di un’attivista che sosteneva che gli animali non fossero trattati con umanità, accusa a cui Arsenault aveva risposto con un video smentendo ogni addebito. Lo stesso capo della Protezione Animali conferma che il suo staff ha ispezionato più volte la struttura, almeno una decina nel corso degli anni, riscontrando sempre il rispetto delle regole e il benessere degli animali, trovati ben nutriti e assistiti con attenzione e cura. «Non era certo un accumulatore seriale – spiega Gross -. Era una brava persona che faceva la cosa giusta. È un eroe per quello che ha fatto». 

Christopher Arsenault, una vita per i gatti. Muore nel tentativo di salvarne più di 200 da un incendio
Una delle aree coperte del rifugio

E come tale viene ricordato oggi sui social, sia da chi lo aveva conosciuto, sia da chi ne ha appreso la storia attraverso gli articoli di cronaca di questi giorni. Come spesso accade, alla tragedia seguono anche episodi di sciacallaggio. Il consiglio di gestione del santuario ha denunciato pubblicamente i tentativi di truffa arrivati dopo i primi appelli alle donazioni. Il rifugio, infatti, è andato distrutto ed è in agibile e i gatti superstiti hanno bisogno di essere ricollocati e in molti casi curati. 

Diversi tra i mici usciti vivi dal rogo hanno ferite e bruciature sul corpo, alcuni soffrono le conseguenze dell’intossicazione da fumo. La Spca ha piazzato all’esterno dell’area il proprio ospedale da campo veterinario in cui è possibile effettuare anche interventi chirurgici, lo stesso utilizzato per soccorrere cani e gatti recuperati dalle macerie a Ground Zero dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Ma le cure e i trasferimenti costano e la disponibilità dei volontari non è sufficiente. Di qui la raccolta straordinaria di fondi, direttamente sui canali del rifugio e attraverso sottoscrizioni online. «Ma denunceremo e perseguiremo fino in fondo tutti i tentativi fraudolenti di sfruttare questa tragedia» annunciano i responsabili dell’Happy Cat.

Arsenault aveva in programma di trasferire la struttura in una nuova location, in una fattoria con un terreno di 12 ettari che aveva trovato nella zona settentrionale dello Stato di New York.  «Vogliamo realizzare un santuario ancora migliore – spiegava Christopher dalla pagina web dell’Happy Cat – dove potremo avere aree separate per diverse popolazioni di gatti. Aree interne e aree esterne chiuse e in sicurezza per i gatti». Un sogno che non si è mai realizzato e che difficilmente potrà essere portato avanti senza di lui, anche perché tutti gli animali sopravvissuti vengono ora smistati in diverse destinazioni. Ma i suoi amici e collaboratori ci proveranno e dalla Rete arrivano già le prime disponibilità ad essere parte attiva del progetto. È il caso di Ruth Weston, che vive proprio nel nord dello Stato e si occupa di salvataggio e riabilitazione di animali selvatici. «Mi piacerebbe dare una mano al nuovo santuario e portare avanti la fantastica eredità di Chris. Sarei felice di dedicare la mia vita a mantenere vivo il suo sogno».