Il Governatore Newsom si gioca le chance presidenziali?
Federico Rampini racconta delle difficoltà politiche che il governatore della California, Gavin Newsom, sta affrontando nella sua corsa verso la presidenza degli Stati Uniti nel 2028. Newsom, consapevole che la California è vista come troppo progressista e problematica (con molti senzatetto e tossicodipendenti), ha cercato di mostrarsi come un democratico più moderato, prendendo le distanze da alcune politiche progressiste e chiedendo misure più dure contro i senzatetto e gli immigrati clandestini.
Tuttavia, la situazione a Los Angeles, dove ci sono disordini e problemi di ordine pubblico, rischia di danneggiare la sua immagine. Donald Trump ne approfitta per attaccarlo, mobilitando la Guardia nazionale e accusando le autorità locali di incapacità nella gestione della sicurezza e dell’immigrazione. Trump, inoltre, sfrutta la popolarità delle sue posizioni dure contro l’immigrazione illegale, mentre Newsom viene criticato per non prendere abbastanza le distanze da frange violente che protestano contro le retate sugli immigrati.
In questo modo, Newsom si ritrova nuovamente associato all’immagine di politico di sinistra radicale, proprio mentre cercava di presentarsi come una figura più moderata in vista delle elezioni del 2028. Rampini si chiede quindi se queste siano le “prove generali” per la prossima campagna presidenziale e se Trump stia cercando di indebolire Newsom come potenziale avversario, magari favorendo altri candidati come J.D. Vance.


Newsom, star nazionale
Ora è il vero capo dell’opposizione
Per lo scontro a distanza con Donald Trump nell’ambito delle sommosse di Los Angeles, il governatore della California Gavin Newsom sembra aver assunto il ruolo di capo dell’opposizione. Nella nuova puntata della video rubrica «Oriente Occidente», Federico Rampini analizza implicazioni e conseguenze di questo dissidio: «Newsom si è intestato la difesa dell’autonomia degli Stati, in passato bandiera tradizionale dei repubblicani – commenta – Ma bisogna riconoscere che è stato Trump a sceglierlo come avversario, non viceversa». Un ruolo che nasconde rischi, e non solo visibilità, per Newsom: «Nel partito democratico Usa c’è un’anima moderata e centrista che sostiene che le proteste violente spostino l’opinione pubblica a destra», spiega. Tra tanti stati americani, inoltre, la California non sembrerebbe godere di gran simpatia – ciò soprattutto nell’elettorato operaio del Midwest: «Sarà per la sua ricchezza, le sue dimensioni, per il Pil più alto persino di quello del Giappone e perché culla della Silicon Valley e dei multimiliardari delle compagnie tech».





