«Andare negli Usa a produrre? Illy e Cucinelli sbagliano»

Dazi, l’imprenditore del vino Sandro Bottega: «Imposte per nulla reciproche. Inevitabile la corsa verso altri mercati»

Giorgio Naccari per

Sandro Bottega, produttore trevigiano di vini (dal Prosecco al Brunello di Montalcino, dall’Amarone al Chianti) e distillati, è un fiume in piena. I dazi al 20% imposti da Trump lo hanno portato a esternare tutta la sua contrarietà, non soltanto verso l’amministrazione americana ma anche rispetto ad alcune prese di posizione da parte di imprenditori e manager italiani.

«Ecco cosa non condivido»

«Ognuno fa quello che ritiene più giusto – premette Bottega – ma non posso condividere, per esempio, quanto ha dichiarato Cristina Scocchia, Ad di Illy Trieste. Trasferire le lavorazioni negli Usa per ovviare ai dazi, oltre a essere probabilmente poco produttivo, significherebbe snaturare le nostre denominazioni e l’originalità delle nostre produzioni. Ritengo Scocchia una grande manager, per cui penso che avrà calibrato tutti gli aspetti della situazione, ma io la vedo così. Trovo anche strano il commento di Brunello Cucinelli, che si dice non preoccupato dai dazi al 20%: se la pensa così – sottolinea Bottega – significa che la percezione rispetto al reddito degli americani è che tutti siano ricchi e guadagnino le stesse cifre, cosa che mi sembra molto poco probabile».

La situazione reale

Secondo l’imprenditore trevigiano del vino, la situazione reale è la seguente: «I prodotti italiani hanno una forza e una tradizione consolidata per affrontare questa tempesta. Tuttavia, la tassazione del 20% sulle merci esportate in Usa genererà a cascata inflazione e comporterà una riduzione dei consumi da parte degli americani. È importante agire con diplomazia per negoziare su questi dazi che, in realtà, non sono affatto reciproci. A oggi, per esempio, noi applichiamo sui vini americani una tassazione di 32 centesimi per litro, cioè esattamente la stessa che applicavano gli Usa sui vini italiani prima dei dazi. Non solo, in molte altre categorie merceologiche non c’è assolutamente alcuna reciprocità. Nel whisky d’importazione non viene applicata alcuna imposta, nell’alluminio il 6%, nell’abbigliamento il 12%, nella carne di bisonte il 12,8%, nell’elettronica dal 2 al 14%, ma non manca mai il rispetto dei principi generali del Wto, di cui anche gli Usa fanno parte».

Caccia ad altri mercati

Bottega, pur nel rispetto dei commenti – anche delle autorità italiane – che hanno definito i dazi sbagliati ma non una catastrofe, si permette di dissentire: «Apprezzo l’atteggiamento moderato di Giorgia Meloni ma il nostro settore è giustamente preoccupato, anche perché si attendeva tariffe più contenute rispetto al 20%. Ora ci sarà inevitabilmente la corsa verso altri mercati: quanto alla nostra azienda, per fortuna o lungimiranza, gli Usa rappresentano poco meno del 10%, mentre siamo presenti in 165 Paesi diversi e, quindi, dovremmo subire minori contraccolpi da questa situazione».