«Amici miei» c’è ancora, Firenze un po’ meno

IACOPO GORI

Sono 50 anni del film-cult di Mario Monicelli, ma l’ironia dei fiorentini e la città attraversata da torme di turisti sembrano scomparse

C’è già di tutto: post, spezzoni di video, articoli, ricordi, lacrime e proiezioni. Sono i 50 anni di Amici Miei, film-cult di Mario Monicelli ed è partita la rumba delle celebrazioni: giusto. Ma la nostalgia è ridicola. Sono cambiate tantissime cose da allora. Un altro mondo. Metà (forse di più) delle battute di quel film oggi sono da censurare per la nuova sensibilità. Siamo cambiati. Loro no: il Necchi, il Sassaroli, il Mascetti, il Melandri e il Perozzi sono sempre loro. Stessa voglia di ridere, pronti a una zingarata, a passare una giornata (anche quella prima di morire) a ridere, scherzare e prendere in giro tutto e tutti, specie gli amici più cari. In Toscana siamo fatti così: si piange ai matrimoni e si ride ai funerali, alla rovescia.

Il problema (almeno per me) è che non c’è più Firenze: non è cambiata (com’era prevedibile) ma è scomparsa. Nel centro sono rimaste le mura e i monumenti più belli del mondo ma sono spariti quegli straordinari abitanti che la popolavano. Nella grande Disneyland invasa da fiumi di turisti (a cui si affitta tutto: case, attici, sottoscala, finti ostelli per finti studenti, panorami, sentimenti e tramonti) tra centinaia di vetrine di ristoranti invase da montagne di bistecche appese (a Firenze la bistecca si chiama bistecca, la Fiorentina è la squadra del cuore, non scherziamo) non si sente più una battuta, una risata, un cenno di vita. Niente.
«Solito disfattista. Solito fiorentino che si lamenta». Gia capito. 

E allora con la testa piena di pensieri per la vita che passa e con quel misto di ironia e tristezza che è il sottofondo del capolavoro di Germi, Benvenuti, De Bernardi, Pinelli e Monicelli, bisogna attraversare il Ponte alle Grazie e fermarsi davanti al Bar Necchi, in via dei Renai: aspettare che arrivi il Melandri in macchina col Perozzi e inizi a claxonare. Ma il Necchi non esce e neppure il Mascetti: il bar è chiuso da tempo. Non ci resta che aspettare magari facendo una supercazzola al primo (turista) che passa. Ma così non c’è divertimento.