Stati Uniti, danneggiare Trump nei pochi seggi in bilico: il piano di Musk per puntare al Congresso
Con il suo America Party può togliere la maggioranza ai repubblicani e bloccare le leggi, rendendo il presidente un’anatra zoppa
PAOLO MASTROLILLI
Perché Donald Trump è così arrabbiato con Elon Musk? È solo un risentimento personale, frutto del tradimento della “bromance” sbocciata durante la campagna presidenziale grazie alle donazioni per 250 milioni di dollari, oppure teme che possa fare danni elettorali gravi ai repubblicani, fondando il suo partito? Entrambe le cose, probabilmente, ma se l’imprenditore sudafricano riuscisse davvero a cambiare il risultato delle midterm del prossimo anno in una manciata di distretti, potrebbe diventare decisivo nel togliere al Gop e al capo della Casa Bianca il controllo del Congresso. A partire dalla Camera, dove si avviano le procedure di impeachment.
Quando ha annunciato la creazione del suo “America Party”, in risposta agli sprechi approvati con la legge di spesa “Big Beautiful Bill”, Musk ha subito detto che non sarà un’impresa ciclopica, perché non ha intenzione di correre a livello nazionale presentando candidati ovunque: «Basta concentrarsi su sue o tre seggi senatoriali e una decina alla Camera». È davvero così, se l’obiettivo è fare il guastatore per rovinare l’esistenza di Trump e dei repubblicani, invece di conquistare il potere.



Oggi il Gop ha una maggioranza di sei seggi al Senato, 53 a 47, e otto alla Camera, 220 a 212. Nella realtà però è ancora più precaria, a causa delle defezioni di alcuni dissidenti. Infatti il voto sul “Big Beautiful Bill” è finito in parità al Senato, 50 a 50, richiedendo l’intervento del vice presidente Vance per superare lo stallo, mentre alla Camera è passato con soli 4 voti, 218 a 214. Se l’America Party riuscisse a conquistare 4 seggi al Senato, o quanto meno impedire ai repubblicani di confermare tutti i propri candidati, e 6 alla Camera, Trump perderebbe il controllo del Congresso. Anche una sola aula basterebbe a paralizzare tutte le sue proposte di legge, rendendolo un’anatra zoppa il giorno dopo le midterm. Se poi i democratici riuscissero a riprendere la maggioranza alla Camera, insediando Hakeem Jeffries come nuovo Speaker, avrebbero anche la possibilità di lanciare inchieste a raffica sull’operato dell’amministrazione, incluso il terzo impeachment di Trump. Se riprendessero il Senato, bloccherebbero tutte le nomine, giudiziarie e non.
Musk dunque potrebbe puntare su due obiettivi: vincere con il suo partito un numero di seggi sufficienti per diventare l’ago della bilancia nella politica americana, oppure togliere al Gop i voti che gli farebbero perdere senatori o deputati per regalare la maggioranza ai democratici. La seconda ipotesi non sarebbe ideale, perché Elon non condivide la linea di Jeffries e compagni. Se però l’obiettivo principale è infilare un dito nell’occhio di Donald e paralizzarlo, entrambe le soluzioni funzionano.
Secondo gli analisti, i seggi più a rischio al Senato sono cinque: Maine e North Carolina, occupati ora dai repubblicani; Michigan, New Hampshire e Georgia dei democratici. Per centrare il suo scopo Musk dovrebbe vincere questi cinque seggi, o comunque impedire al Gop di prenderli, e aggiungerne un altro. Quelli più in bilico tra i repubblicani sembrano Ohio e Iowa, ma in caso di valanga anti trumpista potrebbero entrare in gioco anche l’Alaska e altri Stati. Alla Camera, secondo il Cook Political Report, ci sono 10 “toss up” democratici e 8 repubblicani, ossia seggi che in questo momento potrebbero andare ad entrambi i partiti. È un numero sufficiente per cambiare la maggioranza, se l’America Party riuscisse a conquistarli tutti, o farli perdere al Gop. Non è facile, ma non impossibile, perché i margini sono molto ridotti.


