«Alle 6.30 del mattino risposi male a Gianni Agnelli»

Claudio Gentile: «Non volevo andare alla Juventus, i contratti con Boniperti erano duri»

L’ex difensore si racconta a La Gazzetta dello Sport: «Avevo solo 20 anni e in bianconero c’erano tanti campioni. Pensai. “Cosa ci vado a fare?». Poi sullo spogliatoio: «Uscivo con Scirea, Cabrini e Tardelli»

Salvatore Riggio per

La vita regala sorprese. Claudio Gentile, una delle bandiere della Juventus e campione del mondo a Spagna ‘82 con la Nazionale, non voleva neanche vestire la maglia bianconera, poi a Torino ha vinto tutto. Lo ha raccontato lui stesso nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport: «C’erano Spinosi, Morini, Salvadore, Marchetti. Io non avevo neanche 20 anni: cosa sarei andato a fare lì? Il presidente del Varese, Borghi, mi disse tutto contento: “Sei della Juve, Claudio!”. E io: “No, no, non vado”. Fu bravo a convincermi». 

Scelta azzeccata, con quella Juventus iniziò un ciclo incredibile di vittorie. La sfida più dura? I contratti con Giampiero Boniperti: «Andavi nel suo studio, ti metteva il contratto davanti e faceva: “Dai, su, firma”. E io: “Ma, presidente, non possiamo parlare un attimo?”. Lui: “E di che vuoi parlare? Dai”. Insistevo: “Ma mi hanno anche chiamato in Nazionale…”. Niente, era durissima. Aveva una tabella e un budget collettivo. Però poi guadagnavamo più degli altri perché lo stipendio aumentava con i premi. E vincevamo tanto. Lui diceva: “Dobbiamo vincere sempre”»

Gentile, Rossi, Tardelli con Giampiero Boniperti e l’avvocato Agnelli

In panchina Giovanni Trapattoni: «Era deciso. E convincente. Diceva: “Dovete solo vincere”. Se è stato difensivista? Non l’hanno capito. Giocava anche con quattro attaccanti. Chiedeva solo che tutti tornassero a dare una mano. Causio rientrava sempre, anche Bettega dava una mano, davanti restavano solo Anastasi o Boninsegna. Pretendeva attenzione totale nelle marcature. Ognuno aveva il suo uomo. Se il tuo segnava, ti diceva: “Guarda, hai fatto un errore della miseria domenica scorsa…”. Ma ti prendeva a parte, mai umiliazioni collettive».

Una Juventus forte, ma anche un gruppo di amici: «C’era un bel rapporto. Soprattutto tra noi scapoli. Io, Scirea, Tardelli e Cabrini. Sempre assieme, al cinema, al ristorante. Cabrini era quello bello, ma anche noi ci davamo da fare. Gaetano era più timido. Però, lo abbiamo sbloccato. Andavamo al Due Mondi, pranzo e cena, e la sera spesso incontravamo quelli del Torino che frequentavano un ristorante a cinquanta metri. Ci salutavamo, ci abbracciavamo, non c’era mai odio. Era bello. Poi in campo si lottava: se entravi in area, con Cereser era dura. Il Torino era una grande squadra. Con quei due, Graziani e Pulici, straordinari. Un po’ egoisti, ma avevano il giusto egoismo di un attaccante. Li ho marcati tutti, Giordano, Chinaglia, Pruzzo, Boninsegna, anche Riva. Anzi, Gigi mi voleva al Cagliari». 

L’Avvocato Gianni Agnelli non risparmiava neanche Gentile con le chiamate all’alba: «La prima volta il telefono squillò alle sei e mezza, ero arrivato da poco, dormivo. Risposi brusco: “Ma chi cazzo sei a quest’ora?!”. E dall’altra parte: “Sono l’Avvocato, Gentile, buongiorno”. E io: “Scusi, sono nuovo, non sapevo…”. Mi rassicurò e mi chiese se fossi in forma per domenica. Era così, pochi minuti e via. Una volta mi parlò di Gheddafi che aveva comprato azioni Fiat e voleva sapere di me».