Alba Larsen: «Con Ferrari salirò sul podio»

Intervista alla ragazza più veloce del mondo: professione, pilota della Scuderia Ferrari HP driver e F1 Academy driver

Michele Ciavarella

Alba Larsen, danese del 2008, pilota della Scuderia Ferrari HP driver e F1 Academy driver.. Foto Letizia Ragno

LA DEFINISCONO «la ragazza più veloce del mondo» e lei dichiara che il suo obiettivo è quello di diventare la prima donna a vincere in Formula 1. Le premesse ci sono.

Chi è Alba Larsen

Alba Larsen, nata in Danimarca a Roskilde il 12 dicembre del 2008, appassionata di karting con un debutto come pilota di una monoposto nella F4 Indian Championship del 2024, dal gennaio 2026 è entrata a far parte della Scuderia Ferrari Driver Academy. E non per caso. Infatti, dopo aver vinto il programma FIA Girls on Track – Rising Stars, Larsen ha debuttato con Tommy Hilfiger nella F1 Academy, classificandosi settima nella stagione 2025. Un risultato che le ha permesso di entrare nella Ferrari Driver Academy e di firmare con la Scuderia Ferrari HP per la stagione 2026, diventando una delle sole tre pilote a guidare con i colori della scuderia.

Alba Larsen sfata, così, molti pregiudizi perché rappresenta quello che la sua generazione dice di essere: l’evidenza dell’abbattimento degli stereotipi di genere, di ruoli sociali e culturali. Con la sua visibilità lei lo fa in un ambiente che la tradizione culturale vive come maschile in cui «donne e motori» è un binomio legato a un immaginario testosteronico. Non è la prima donna pilota della storia, certo, ma ha la forza che le arriva da un contesto culturale in mutazione in cui la vita comune, quella delle giovani generazioni e anche di quelle più adulte, ha già superato pregiudizi, luoghi comuni e divari culturali. Mentre chi governa continua a prefigurarsi un mondo che si muove attorno a un canone di una tradizione che si vuole immobile.

Fondatrice di G.I.R.L. (Girls International Racing Lab)

Per allontanarsi ancora un po’ da quella posizione, Larsen ha fondato G.I.R.L. (Girls International Racing Lab), iniziativa globale che ispira migliaia di ragazze attraverso il potere del motorsport. E quando arriva in studio per il servizio fotografico dimostra che «fare la modella» per lei non è una contraddizione.

Perché fare la pilota di Formula 1?

Mi sono avvicinata alle corse per caso. Ero una giocatrice di pallamano, ma durante il lockdown l’unica attività possibile era il karting. Man mano che progredivo nelle monoposto, la Formula 1 ha smesso di essere qualcosa da osservare da lontano. Ed è diventata un obiettivo per cui lavorare ogni giorno.

Quando ha capito che avrebbe potuto diventare una professione?

Quando ho vinto il programma FIA Girls on Track – Rising Stars. Mi ha dato accesso a opportunità, formazione e a un ambiente professionale che mi ha mostrato un percorso verso il motorsport di alto livello. Ho iniziato a correre più tardi rispetto a molti altri piloti, ma è successo tutto rapidamente. È stata quell’esperienza a darmi fiducia nelle mie capacità di competere a livello internazionale e mi ha fatto capire che le corse potevano diventare la mia carriera.

Alba Larsen e la velocità

Come definisce la velocità?

Per me la velocità è molto più di un numero sul cruscotto. È la capacità di elaborare informazioni, prendere decisioni e reagire con precisione sotto pressione. Nelle corse, la velocità consiste nel trovare il perfetto equilibrio tra determinazione e controllo. Il pilota più veloce non è sempre quello che si prende i rischi maggiori. Spesso è quello che comprende esattamente dove si trova il limite e riesce a lavorare costantemente su quel limite.

Che cosa rappresenta per lei?

Adrenalina, sfida, miglioramento continuo. Ogni giro è un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo e diventare migliore. La velocità significa anche fiducia in sé stessi, nel proprio team e nel lavoro dietro le quinte.

Ferrari non guarda soltanto ai tempi sul giro

Ferrari Driver Academy: com’è successo?

Il mio percorso con la scuderia di Maranello è iniziato con il programma FIA Girls on Track – Rising Stars, creato in collaborazione con la Ferrari Driver Academy. Mi è stato offerto di entrare nella Ferrari Driver Academy dopo alcune ottime prestazioni nella mia stagione da rookie in F1 Academy. È un onore incredibile, perché Ferrari non guarda soltanto ai tempi sul giro ma valuta l’etica del lavoro, la capacità di apprendere, la professionalità e il potenziale a lungo termine di un pilota.

Com’è una giornata tipica all’Academy?

È incentrata sullo sviluppo e sulle prestazioni. Allenamento fisico, lavoro al simulatore, riunioni tecniche, analisi dei dati, coaching mentale, test e naturalmente gare. L’Academy è un ambiente estremamente professionale. S’impara non solo a diventare piloti ma anche a collaborare efficacemente con gli ingegneri, comunicare con il team, gestire la pressione e ottenere prestazioni costanti ai massimi livelli.

Indipendentemente dal genere

La Formula 1 è storicamente un ambiente dominato dagli uomini. Qual è la sua esperienza?

È vero. Tuttavia, la mia esperienza è in gran parte positiva perché ho trovato una comunità che valorizza sempre più il talento, la dedizione e le prestazioni indipendentemente dal genere. C’è ancora strada da fare, ma iniziative come F1 Academy stanno creando opportunità concrete. E, cosa più importante, stanno offrendo visibilità alle ragazze che magari non avevano mai considerato il motorsport come una possibile carriera. Anche per questo ho fondato G.I.R.L. (Girls International Racing Lab). Per ispirare e sostenere sempre più giovani donne affinché esplorino opportunità nel motorsport come pilote, ingegnere, meccaniche o leader del settore.

Quante sono le pilote donne? Possono competere nelle stesse gare degli uomini? Da quanto le donne sono presenti nel motorsport?

Le donne sono presenti nel motorsport praticamente da quando questo sport esiste. Pilote come Maria Teresa de Filippis, Lella Lombardi e Susie Wolff hanno gareggiato in Formula 1 già molti decenni fa. Il motorsport è uno dei pochi sport in cui uomini e donne possono competere direttamente tra loro, perché i regolamenti non sono separati per genere. Il numero di donne è ancora basso rispetto agli uomini, credo inferiore al 5 per cento, ma la partecipazione è in crescita e programmi come F1 Academy stanno contribuendo ad accelerare questo progresso.

Alba Larsen: Credo nell’importanza di fissarsi obiettivi ambiziosi

Tra gli ex allievi della Ferrari Driver Academy ci sono Antonio Fuoco, Oliver Bearman e Charles Leclerc. Pensa che un giorno potrebbe diventare una pilota Ferrari?

Sì. Ogni pilota che entra nell’Academy spera un giorno di rappresentare Ferrari ai massimi livelli. So quanto sia difficile questo percorso ma credo nell’importanza di fissare obiettivi ambiziosi. In questo momento il mio focus è imparare, migliorare e sfruttare al massimo ogni opportunità che ricevo.

Quali sono gli ostacoli da superare?

Il motorsport è uno degli ambienti più competitivi al mondo. Ogni passo avanti diventa più difficile e il margine tra successo e fallimento si riduce. Gli ostacoli principali sono la costanza, lo sviluppo e l’esperienza. Bisogna migliorare continuamente adattandosi a nuove vetture, nuovi circuiti, nuovi team. Allo stesso tempo, sono proprio queste sfide a rendere il percorso entusiasmante. Ogni ostacolo è un’opportunità.

Qual è il rapporto tra la sua generazione e la Formula 1?

La mia generazione la vive in modo molto diverso rispetto alle precedenti. Non ci limitiamo a guardare le gare in televisione. Seguiamo i piloti sui social media, guardiamo contenuti dietro le quinte, interagiamo online con i team e ci connettiamo con le personalità dietro i caschi. Per noi è diventata una piattaforma culturale che unisce tecnologia, intrattenimento, moda, viaggi.

Portate le vostre figlie in pista

Quali cambiamenti si auspica?

Vorrei vedere più ragazze avvicinarsi a questa disciplina fin da giovani. I genitori dovrebbero portare le figlie in pista come fanno con i maschi. L’obiettivo non dovrebbe essere un trattamento speciale, ma una pari opportunità. Più ragazze entrano in questo sport, più ampio diventa il bacino di talenti e maggiori sono le probabilità di vedere donne avere successo a tutti i livelli. Vorrei inoltre vedere più donne rappresentate in tutta l’industria, non solo come pilote, ma anche come ingegnere, strateghe, meccaniche, team principal e leader tecniche.

Formula 1, 50 anni fa l’ultima pilota donna: l’impresa di Lella Lombardi al Gran Premio d’Austria

Il 15 agosto 1976 Lella Lombardi correva il suo ultimo Gran Premio in Austria: da allora nessuna donna è più scesa in pista in Formula 1. Solo lei e Maria Teresa de Filippis hanno preso parte a gare ufficiali, ma c’è chi con il karting per giovanissime spera di cambiare le cose

Maria Strada

Questa settimana, e in particolare sabato, Ferragosto, è un anniversario particolare per la Formula 1. Ricorrono, infatti, i 50 anni dall’ultima volta che una donna ha corso in un Gran Premio in Formula 1: fu l’italiana Lella (Maria Grazia) Lombardi, arrivata dodicesima in Austria del 15 agosto 1976, sul vecchio tracciato dell’Oesterreichring allo Spielberg. Partita 24ª, sulla sua Brabham BT44B chiuse al traguardo ultima tra i piloti a concludere la gara.

Lella Lombardi nel 1970 sul circuito di Monza per una gara di Formula 5000

Da quando è nato il campionato del mondo, nel 1950, solo due donne hanno gareggiato in Formula 1, entrambe italiane e oggi entrambe scomparse: Maria Teresa de Filippis, che disputò tre gare nel 1958-59 (e scomparsa nel gennaio 2016), e la stessa Lombardi, in pista nel 1975 e nel 1976  e unica ad aver ottenuto punti in un Gran Premio (mezzo punto per il sesto posto nell’edizione abbreviata del Gran Premio di Spagna a Montjuic, nel 1976).  Lei morì appena 50enne nel 1992, vittima di un cancro. 

Al di là del campionato ufficiale, invece, la sudafricana Desire Wilson resta l’unica donna ad aver vinto una gara di Formula 1, seppur fuori dal mondiale: una prova della serie britannica Aurora a Brands Hatch nel 1980, nello stesso anno in cui non riuscì però a qualificarsi per il Gran Premio ufficiale.

La 28enne Jamie Chadwick, pilota di sviluppo Williams e tre volte campionessa della W Series, ha avviato una iniziativa nel mondo karting per avvicinare le ragazze al motorsport fin da piccolissime, anche dai 4 anni: «Volevo creare una comunità, un campionato in cui le ragazze potessero entrare e fare amicizia, venire con le loro amiche, godersi la gara e appassionarsi in modo davvero naturale… e abbiamo visto un’adesione straordinaria». Lei è riuscita a entrare nel mondo dei motori seguendo il fratello maggiore: «ero l’unica ragazza lì (al kartodromo) e, quando si hanno otto-dodici anni non è necessariamente un ambiente accogliente».

Jamie Chadwick

Nonostante questo, e nonostante il tema di un ambiente molto sbilanciato («le donne saranno forse il 20%»), Chadwick si dice convinta «che (l’ambiente) sarà molto meglio per questa nuova generazione in arrivo. Penso che vedremo sicuramente il livello più alto di pilote donne mai visto, nei prossimi cinque anni. Non ho dubbi su questo».

Le donne della Formula 1

Maria Teresa de Filippis (Italia) — tre gare all’attivo, 1958-1959
Lella Lombardi (Italia) — gare nel 1975 e 1976, dopo la mancata qualifica nel 1974; 12 partenze, mezzo punto per il sesto posto a Barcellona nel 1976 (unica donna ad aver segnato punti); morta a 50 anni nel 1992
Divina Galica (Gran Bretagna) — sciatrice, non qualificata a tre Gran Premi nel 1976; il Gp di Gran Bretagna di quell’anno resta l’ultimo con due donne al via (lei e Lombardi)
Desire Wilson (Sudafrica) — unica donna ad aver vinto una gara di Formula 1, non iridata, a Brands Hatch nel 1980
Giovanna Amati (Italia) — non qualificata a tre gare con la Brabham nel 1992, poi sostituita da Damon Hill; la squadra chiuse quello stesso anno
Sarah Fisher (Usa) — ex pilota IndyCar, giro dimostrativo per la McLaren al Gp Usa nel 2002
— Susie Wolff (Gran Bretagna) — al volante della Williams nelle prime libere del Gp di Gran Bretagna nel 2014 a Silverstone
Maria de Villota (Spagna) — collaudatrice Marussia, morta nel 2013 dopo un incidente del 2012 che le fece perdere un occhio. 
Simona de Silvestro (Svizzera) — pilota affiliata Sauber dal 2014
Carmen Jorda (Spagna) — sotto contratto con la Lotus dal 2015
Tatiana Calderón (Colombia) — test con la Sauber nel 2018
Jamie Chadwick (Gran Bretagna) — pilota di sviluppo Williams, tre volte campionessa della W Series 
Jessica Hawkins (Gran Bretagna) — collaudi con l’Aston Martin
Doriane Pin (Francia) — collaudi con la Mercedes