«È raro che uno di noi riesca a risolvere un grande problema da solo, ma collettivamente possiamo fare qualsiasi cosa»
L’autrice e attivista statunitense, morta a 92 anni, ha dedicato tutta la vita alla difesa dei diritti delle donne.
di Savannah Walsh – Tradotto e adattato da Adamà Faye
Gloria Steinem non ha mai smesso di combattere per una giusta causa. Pur avendo alle spalle una decina di libri e decenni di vita dedicati all’attivismo, all’età di 92 anni la pioniera e icona del femminismo temeva ancora di lasciare questa Terra nel bel mezzo della battaglia.
«Non voglio morire dicendo “ma…”», aveva dichiarato all’inizio di quest’anno in collegamento Zoom dalla sua casa di Manhattan, per parlare del suo memoir, intitolato An Unexpected Life (Una vita inaspettata), che negli Stati Uniti dovrebbe uscire il prossimo 22 settembre. «Abbiamo l’idea che le nostre vite siano pianificate per fare in modo che abbiano un senso. E questo può essere vero in alcuni casi», aveva continuato l’autrice e attivista statunitense. «Ma penso che la nostra capacità di reagire e imparare dall’imprevisto sia in realtà molto più utile».

La morte di Steinem è stata annunciata giovedì con un post sui social media. «Ieri, Gloria Steinem si è spenta serenamente nella sua casa di New York City, circondata da alcune delle tante persone che le volevano bene. Il quasi secolo trascorso da Gloria sulla Terra è stato un periodo ben vissuto, e lei ha continuato a lavorare per l’uguaglianza fino all’ultimo», recita il post. «Il dono più grande di Gloria era la sua capacità di ascoltare gli altri, di farli sentire visti e ascoltati. Le sue parole, le sue azioni e il suo esempio hanno dato alle persone il permesso di essere se stesse nella loro essenza più autentica. Gloria ha vissuto fedele al suo spirito indipendente, sempre accompagnata dalla curiosità e da un grande senso dell’umorismo».
«Ha trascorso i suoi ultimi anni dedicandosi alle due cose che amava di più: stare in compagnia degli altri e scrivere. Ha accolto centinaia di ospiti nel suo salotto per i Talking Circles, una tradizione che, come lei stessa ha sottolineato, continuerà a lungo anche dopo che lei non sarà più tra noi. Come ha scritto Gloria nel suo libro di prossima pubblicazione, An Unexpected Life: “Ho vissuto ormai per più di cinquant’anni in questa brownstone, in stanze che hanno visto vite prima della mia e ne vedranno altre dopo che me ne sarò andata”. Questo libro, insieme al suo impegno per trasformare la propria casa in un centro per i movimenti di giustizia sociale, è tra i tanti doni che Gloria ha fatto al mondo, con la speranza che abbiano un effetto a catena sulle generazioni future. Gloria citava spesso il detto: “Il battito d’ali di una farfalla può cambiare il tempo a centinaia di miglia di distanza”», prosegue la dichiarazione. «Gloria amava la tradizione di accendere segnali di fuoco sulle colline per illuminare la via verso l’altro versante della montagna. Accendere una candela in memoria di Gloria vi renderà parte di questo cerchio comunitario globale e celeste».
Steinem è nata a Toledo, in Ohio, il 25 marzo 1934, imponendosi come giornalista negli Stati Uniti, nel 1963, grazie a un reportage sotto copertura, dal titolo I Was a Playboy Bunny («Sono stata una coniglietta di Playboy»). L’articolo, pubblicato sulla rivista Show, faceva luce sulle condizioni di lavoro sessiste a cui erano sottoposte le cameriere del Playboy Club di New York City.

Steinem ha sfruttato la sua nuova notorietà per difendere l’uguaglianza delle donne, diventando un volto di spicco del movimento femminista per oltre mezzo secolo. In quel periodo, ha contribuito al lancio della rivista Ms. e ha fatto parte di diverse organizzazioni che difendevano le donne, tra cui il National Women’s Political Caucus, Voters for Choice e il Women’s Media Center. «Non sono sicura di aver previsto nulla di tutto ciò», aveva spiegato a Vanity Fair. «Sono cresciuta negli anni Cinquanta, nel clima di conservatorismo del dopoguerra. Si pensava che le donne dovessero sposarsi e avere più figli per rimpolpare la popolazione, e che probabilmente avremmo vissuto nello stesso posto in cui eravamo nate. Nessuna di queste cose si è rivelata vera nella mia vita».
Parlando con Vanity Fair nel 1992, Steinem ammise che in realtà non aveva abbracciato subito il femminismo. «Fino ai trent’anni sostenevo con fermezza di non aver subito alcuna discriminazione», disse «con rammarico». «C’era un pozzo di rabbia così profondo che semplicemente non volevo parlarne. Avevo difficoltà ad affittare un appartamento, perché se ero una donna single allora non ero economicamente affidabile e se ero economicamente affidabile dovevo per forza essere una squillo. Facevo una fatica quasi impossibile a ottenere incarichi giornalistici seri. Sicuramente avevo a che fare con ciò che oggi chiamiamo molestie sessuali, ma era tutto così terribile che ho semplicemente rimosso. Mi identificavo con ogni altro gruppo vittima di discriminazione – i braccianti agricoli, il movimento per i diritti civili – piuttosto che con altre donne nella mia stessa situazione».
I genitori di Steinem si separarono quando lei aveva dieci anni, lasciandola da sola a prendersi cura di una madre con problemi di salute mentale. Per diversi anni, ha creduto che la sua infanzia non le avesse lasciato cicatrici. «Avevo un pregiudizio tipico del Midwest nei confronti della terapia. Una sorta di orgoglio da sopravvissuta. Capivo che potesse servire ad altre persone, ma a me è sempre sembrata una cosa un po’ superflua». Dopo aver iniziato un percorso psicologico e aver continuato a lavorare su se stessa, ha capito quanto la vita fosse «difficile per una bambina che è stata trascurata, perché non è che ci sia qualcosa che non va: è che non c’è nulla». Raccontò che all’età di 57 anni i modi con cui aveva fin lì gestito sentimenti complessi erano stati causa di un burn-out. «La vivi come una mancanza di realtà, come un’invisibilità. Così ho deciso di diventare reale rendendomi utile».

Oltre all’impegno filantropico e all’attività di attivista politica, Steinem ha avuto un notevole impatto anche sul mondo della cultura popolare. È considerata da molti «la donna che ha salvato Wonder Woman», dopo essersi battuta negli anni Sessanta affinché il personaggio di Diana Prince riacquistasse i propri poteri nella serie a fumetti della DC Comics. Dopo aver vinto la battaglia, Steinem dedicò alla superoina la copertina del primo numero della rivista Ms., nel 1972. La sua vita è stata trasposta a teatro e sullo schermo numerose volte: prima nella pièce di Emily Mann e Diane Paulus del 2018, Gloria: A Life; poi in televisione nel 2020 nella serie della FX Mrs. America (interpretata da Rose Byrne); lo stesso anno è stata la volta di The Glorias, un film di Julie Taymor che abbraccia diversi decenni, in cui a vestire i panni di Steinem sono tra le altre Alicia Vikander e Julianne Moore.
Nel 2000 la sessantaseienne Steinem sposò l’avvocato David Bale. L’unione la rese di fatto matrigna del premio Oscar Christian Bale, anche se lei non la vedeva in questo modo. «Christian è una persona che ho conosciuto da adulta, quindi lo considero un amico, non un figliastro», ha dichiarato al New York Times nel settembre del 2020. «È stato un grande dono avere come amici i figli adulti di David. E in realtà, senza alcuno sforzo da parte mia e senza averlo meritato, ho dei nipoti!»
All’epoca rimase «sorpresa» dalle forti reazioni suscitate dal suo matrimonio. «C’era delusione da parte di donne che non conoscevo», ha raccontato sempre al New York Times. «David e io ci amavamo e volevamo stare insieme, e alla fine è stato molto importante che fossimo insieme perché, a un anno o giù di lì dopo il matrimonio, lui si è ammalato. Penso che avesse bisogno di qualcuno che lo accompagnasse alla fine della sua vita». Bale è morto a causa di un linfoma cerebrale nel 2003. «La sua malattia è durata un paio d’anni», ha detto Steinem. «Stare con lui mi ha aiutato a riconoscere che è importante vivere il momento».
Steinem ha continuato a ricoprire un ruolo attivo nella vita politica ben oltre l’età della pensione. È stata in prima linea alla Marcia delle Donne su Washington del 2017 e ha continuato a esprimersi con vigore sull’impatto dell’amministrazione di Donald Trump, a partire dall’abrogazione della storica sentenza Roe v. Wade, che sanciva il diritto nazionale all’aborto negli Stati Uniti. Da sempre sostenitrice del diritto di scelta delle donne, ha mantenuto viva la sua passione per l’estensione dell’accesso all’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti fino alla fine della sua vita. «O abbiamo potere sui nostri corpi oppure non abbiamo la forma più naturale e intrinseca di autogoverno». «Come diceva sempre la mia vecchia compagna di dibattito, Florynce Kennedy: “Se gli uomini potessero rimanere incinti, l’aborto sarebbe un sacramento”. Dovremmo poter decidere del nostro corpo». Il suo libro di memorie del 2015, My Life on the Road, è dedicato al medico che le praticò un aborto all’età di 22 anni, quando la procedura era ancora illegale negli Stati Uniti.
Steinem ha espresso ottimismo riguardo alla capacità delle generazioni future di portare avanti la sua causa. «Provo sicuramente speranza quando guardo ciò che stanno facendo donne e uomini, per lo più molto più giovani di me», aveva detto. Per l’uomo alla guida degli Stati Uniti, invece, aveva mostrato decisamente meno entusiasmo. «Noi negli Stati Uniti non abbiamo un presidente che rispettiamo», aveva spiegato quando le era stato chiesto quale fosse la minaccia più grave rappresentata da Trump. «Una delle democrazie più importanti del mondo non ha un leader rispettato».
Steinem ha visto quasi un mandato e mezzo della presidenza Trump, frutto delle vittorie sulle candidate Democratiche Hillary Clinton e Kamala Harris. «Quando mi chiedono come faccia a continuare, e me lo chiedono spesso alla mia età», aveva confidato una Steinem ormai ottantottenne nel 2022, durante la presidenza di Joe Biden, «rispondo che è perché l’azione è di un interesse sconfinato. Magari sei una persona che conosce la legge e può aiutare il prossimo a orientarsi a livello legislativo. O magari sei un operatore sanitario in grado di fornire cure e sostegno, indipendentemente da ciò che dice la legge. O ancora potresti essere davvero bravo con i social media e nel diffondere informazioni e amicizia. È raro che uno di noi riesca a risolvere un grande problema da solo, ma collettivamente possiamo fare qualsiasi cosa».
Steinem ha vissuto nel suo appartamento in una brownstone dell’Upper East Side – «un simbolo di sé», come scrisse in My Life on the Road – dal 1967 fino alla sua morte, dedicando i suoi ultimi mesi allo spirito di servizio. Nell’aprile di quest’anno, aveva invitato Vanity Fair a visitare la sua casa accogliente e ricolma di soprammobili per uno dei salotti di discussione che organizzava da decenni. «Anche se un tempo ero la più giovane in ogni circolo, ora mi piace essere la più anziana», aveva detto al gruppo ristretto riunito nel suo salotto, di cui faceva parte anche chi scrive. «Ditemi come posso dare una mano».







“CARA GLORIA STEINEM, GRAZIE, DA NOI DEL PORNO, PER AVERCI ROTTO PALLE E CLITORIDI E PER UNA VITA! MAGARI NELL’ALDILÀ AVRAI MODO DI ADDOLCIRTI” – BARBARA COSTA RICORDA LA CROCIATA ANTI-PORNO DELLA FEMMINISTA AMERICANA MORTA A 92 ANNI: “PER TE IL PORNO È SOPRUSO, È VIOLENZA, È IL MALE CHE L’UOMO FA ALLA DONNA. PER TE COL PORNO CI FANNO I SOLDI GLI UOMINI, È L’UOMO CHE COL PORNO DERUBA INTIMITÀ E DIGNITÀ FEMMINE PER FARNE MERCE IN QUESTO MONDO DI MASCHI BRUTTI A CAPITALISMO BOIA. MA, CARA FILOSOFA STEINEM, SE FOSSE (STATO) VERO, QUEL CHE SOSTENEVI TU, COME CAVOLO È CHE IL PORNO NON SOLO NON SI È MINIMAMENTE RIDIMENSIONATO AI TUOI STRALI, MA OGGI È IN LARGA PARTE GUIDATO DALLE DONNE FIGLIE E NIPOTI DI QUELLE CHE TU HAI BOLLATO MERO OGGETTO DEL MASCHIO!?”

Barbara Costa per Dagospia
Io capisco che quando muore qualcuno, e per giunta famoso, e pure ultra90enne, si tirano fuori i coccodrilli preparati da tempo e per tempo, e con le parole tutte giuste, i concetti tirati a lucido, gli aggettivi i più azzeccati, per la gloria di colei che fu. Già. E come no. La Gloria.
È morta Gloria Steinem, icona del femminismo, femminista filosofa per cui donne e uomini sono uguali e non si rendono conto che è a tavola, nelle chiacchiere di famiglia, che vanno cambiati idee e giudizi del maschio patriarca cattivone che in forza e per forza del suo pene a noi femmine ci comanda a bacchetta!
E benché in questo steinemiano e da me semplificato “stemma” di vita ce ne sia (e sempre da me medesima femmina ribelle alle così dette “donne”) molto da ridire… con Gloria Steinem morta io non mi accodo alle lodi e alle prefiche di gloria, perché la sig.ra Gloria ci ha sempre e ripetutamente coperto di m*rda. A noi del porno.
Ci ha odiato, schifato, sm*rdato, attaccato, presi e appesi al gancio se non alla ghigliottina dei rei e abietti e da decapitare e eliminare e far scomparire. Per sempre. Sia fatta piazza pulita, del porno, e così si ripulisca la società. Dal Male. Nevvero, “Ms.” Steinem?
Ma, cara la mia Steinem, noi del porno siamo ancora qui. Mille volte più forti di quando tu ci godevi a farci male. Non dico tu ci abbia fatto il solletico, ma certo Hefner non ha perso una copia, né milioni, di introiti, perché seeeeeecondo te le sue conigliette erano sfruttate. Dì un po’, Gloria: se ′ste ragazze fossero state così mal trattate, come cavolo è che c’era la fila, a fare la coniglietta? Tutte sceme, erano???
E come cavolo è che in una America allora ancora sì preda di feroce razzismo, le nere, le ispaniche, le non bianche in generale, era ben da Hefner che trovavano modo di guadagnare e quanto e più delle bianche? Tu, cara Gloria, dall’alto dei tuoi studi, e libri, tuonavi che siamo tutti uguali. Maschi. Femmine. Uomini. Donne. Tutti a pari diritti.
Ma senti un po’: per quale motivo un uomo dovrebbe concederci i suoi privilegi in tal modo perdendoli? Perché è fesso? E poi. Ma per quale caz*o di motivo io, femmina, devo… equipararmi a un uomo? Perché non posso aspirare oltre? Cosa ha un pene da essere rincorso, elevato a metro di misura, e a valore, supremo? Non è il pene appendice simbolo di maschio dal tuo femminismo disprezzato e spernacchiato?
Tu, Gloria, ti sei incaponita tutta la vita a opporre la pornografia all’erotismo. Mai che avessi intuito che l’erotismo è sana parte dell’essere umano, di ogni essere umano, e che ce lo abbiamo tutti, dentro, connesso e viziato dalla nostra cultura e società. Mentre la pornografia è una forma culturale che ogni società esprime. Facile, no? Macché. Per te, manco per niente.
Tu strillavi che l’erotismo è cosa buona e giusta ma se legato all’amore (!!!!!) e al coito condiviso e gioioso e orgasmicamente alla pari. Mentre il porno non è erotico, per te e di conseguenza per tutti gli altri ma specie le altre non può esserlo perché il porno è comunque sopruso, è violenza, è il Male che l’Uomo fa alla Donna che, cretina, in un porno non sa e non capisce niente, non fa niente, è un cencio della volontà del maschio.
Per te col porno ci fanno i soldi gli uomini, è l’uomo che col porno deruba intimità e dignità femmine per farne merce in questo mondo di maschi brutti a capitalismo b*ia.
Ma, cara filosofa Steinem, se fosse (stato) vero, quel che sostenevi tu, come cavolo è che il porno non solo non si è minimamente ridimensionato ai tuoi strali, ma oggi è in larga parte guidato dalle donne figlie e nipoti di quelle che tu hai bollato mero oggetto del maschio!? Come è che le parole tue, anti porno, e le invettive tue, vulva-acide, hanno partorito le Traci Lords e le Marilyn Jess?
Cara Gloria Steinem, ma alla fine, anche grazie, da noi del porno, per averci rotto p*lle e clitoridi e per una vita! Magari nell’aldilà avrai modo di addolcirti. O forse no. Ma l’hai mai capito, davvero, che quella sera, a cena, quel p*rco maschilista di Norman Mailer f*go scrittore da me adorato, sìììììì, ti avrebbe sc*pato!!! Mal te ne incolse, a femministicamente non dargliela. Chissà che vette, e femministe, ti avrebbe fatto toccare!






