È stato l’avvocato dell’Avvocato, ma ebbe il coraggio negli anni tormentati del terrorismo di accettare l’incarico di difensore d’ufficio delle Brigate Rosse, nel processo ai capi storici
Nicola Saldutti per
È stato l’avvocato dell’Avvocato, ma anche chi ebbe il coraggio negli anni tormentati del terrorismo di accettare l’incarico di difensore d’ufficio delle Brigate Rosse, nel processo ai capi storici, assieme al presidente dell’Ordine, Fulvio Croce, che pagò con la vita la decisione di portare avanti una scelta che i brigatisti non riconoscevano, minacciando di morte chi lo avesse ricoperto. Aveva affidato al suo libro «Vita d’un avvocato», il ricordo doloroso di quegli anni difficili per il Paese.

Il ritratto
Franzo Grande Stevens, morto venerdì 13 giugno, era nato a Napoli il 13 settembre 1928, laureato in Giurisprudenza all’Università Federico II, allievo di Alessandro Galante Garrone, ha vissuto la sua vita professionale a Torino ma ha iniziato la professione con Francesco Barra Caracciolo di Basciano. I suoi consigli e le sue soluzioni giuridiche hanno svolto un ruolo decisivo negli assetti della famiglia Agnelli. E non solo. Grande consigliere dei Ferrero, dei Lavazza, dei Pininfarina, dell’Aga Khan, di Carlo De Benedetti, Luigi Giribaldi. Giurista raffinato e capace di individuare soluzioni dove altri non le vedevano, come era accaduto per il giocatore del Torino, Luigi Meroni, morto tragicamente nel 1967. Era iscritto all’albo dal 1954, è stato vicepresidente della Fiat, della Toro assicurazioni, della Ciga ed è stato anche presidente della Juventus dal 2003 fino al 2006, poi presidente onorario.
Il prestito convertendo
È andato in studio fino a pochi giorni fa, come sempre di mattina presto. Il suo ruolo è stato centrale negli anni complicati della Fiat, poi divenuta Stellantis con la fusione con il gruppo francese Peugeot. In particolare, vent’anni fa, nel 2003 quando la situazione del gruppo era talmente fragile che venne sottoscritto un prestito convertendo dalle principali banche italiane. Prestito che poteva portare alla perdita del controllo del gruppo da parte della famiglia fondatrice, il suo ruolo venne considerato chiave perché questo non accadesse, attraverso un equity swap. Una questione molto controversa che ebbe molti strascichi giudiziari.
La società Dicembre
E’ considerata sua anche l’intuizione di creare la Dicembre come società semplice in testa alla società in accomandita per azioni, a cui fa capo l’impero guidato da John Elkann. Che ieri lo ha ricordato così: «Franzo Grande Stevens è stato un giurista eccelso, un grande juventino e soprattutto un amico della mia famiglia, che ci ha accompagnato per tanti anni con professionalità, intelligenza e profonda cultura. Ci stringiamo con affetto a tutta la sua famiglia». Era stato anche presidente della Compagnia di San Paolo, oltre ad aver guidato la Cassa nazionale forense e il Consiglio nazionale forense.
I 70 anni di professione
Quando a Torino vennero celebrati i suoi 70 anni di professione, il messaggio venne letto dalla figlia Cristina, presidente dello studio: «Chi come me ha quasi un secolo di vita e ha trascorso settant’anni da avvocato, ha visto e vissuto i cambiamenti della nostra professione perché come ho sempre detto, l’avvocato, più di ogni altro, è e rimane figlio del suo tempo. Ci tengo però a ricordare che, nonostante il mondo sia mutato, regole di correttezza, integrità, dedizione e deontologia rimangono sempre valide, quelle stesse regole che il nostro Fulvio Croce ha sempre rispettato fino al punto di pagare con la propria vita. Non volendo dilungarmi troppo e abusare della vostra pazienza, desidero rivolgermi ai giovani, che sono e saranno gli avvocati di domani, e a loro, come “vecchio avvocato” desidero offrire questi consigli».
La sua ironia
Poi la sua immancabile ironia: «Non posso essere con Voi oggi, le mie gambe e la mia voce risentono dei miei 96 anni. Fortunatamente, sebbene le mie gambe non funzionino più, “non ho mai lavorato con i piedi”». La sua filosofia era racchiusa nei consigli che si possono leggere sul sito dello studio, guidato dalla figlia e dal suo allievo Michele Briamonte: «Non scegliere questa professione se non bruci di curiosità intellettuale, non sceglierla se al tuo talento non unirai un grande spirito di sacrificio, non sceglierla se non vorrai mettere al bando le furberie e rispettare, e consigliare di rispettare, le leggi anche morali, non sceglierla se non vorrai prodigarti per gli altri, perché le parole sono di Piero Calamandrei: “Gli avvocati bisogna che lavorino disperatamente, vogliano o non vogliano, fino all’ultimo respiro, per servire gli altri, per aprire la strada agli altri e arrivino alla morte senza avere potuto fare, quello che li riguarda personalmente e…che per tutta la vita hanno dovuto rimandare a domani”».






