Accordo Usa-Ucraina su gas e minerali: un punto a favore di Kiev che irrita Mosca

Per Washington è “un passo importante per porre fine alla guerra”. Medvedev attacca Trump. Ecco cosa c’è nell’intesa e quali sono le sue conseguenze politiche

Gabriella Colarusso per

Dopo mesi di negoziati tesi e uno scontro diretto tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky nello studio Ovale, gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno firmato l’accordo per condividere i profitti e le royalties che verranno dallo sfruttamento dei minerali e delle terre rare ucraine. È un accordo di natura economica, ma con importanti risvolti politici.

Usa-Ucraina: partnership rafforzata

L’intesa rafforza la cooperazione tra due alleati i cui rapporti sono stati molto tesi negli ultimi mesi: aumenta il coinvolgimento degli Stati Uniti nello sviluppo dell’industria e dell’economia ucraine e potrebbe consentire anche l’invio di nuovi aiuti militari da parte di Washington. Kiev l’ha definito un “successo” per entrambe le parti, una intesa win-win. Il segretario di Stato Marco Rubio si è spinto fino a dire che è una “pietra miliare” nel rapporto tra i due Paesi e un “passo importante per porre fine alla guerra”. Trump ha rivendicato che darà agli Usa più di quanto “hanno speso” finora per sostenere l’Ucraina, anche se i profitti reali sono ancora da valutare e comunque lontani nel tempo. Ha anche detto che potrebbe “inibire Putin”.

Al di là della propaganda, non si tratta dell’intesa che risolverà la guerra, ma è senz’altro un passo avanti nell’alleanza tra Stati Uniti e Ucraina. La reazione russa infatti è stata piuttosto piccata, affidata al falco del Cremlino, il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev: “Ora le forniture militari dovranno essere pagate con la ricchezza nazionale di un Paese in via di estinzione”, ha detto, “il gradimento di Trump è calato e lo ‘stato profondo’ sta opponendo una feroce resistenza”.

I toni più duri contro la Russia

Il linguaggio usato nel testo è più duro di quello finora adottato dall’amministrazione Trump nei confronti di Mosca, parla di “un’invasione su vasta scala della Russia” e sancisce che “nessuno Stato o persona che abbia finanziato o fornito la macchina bellica russa potrà beneficiare della ricostruzione dell’Ucraina”.

Niente debiti dal passato

Inizialmente, Trump aveva chiesto all’Ucraina di restituire 300 miliardi di dollari come compensazione degli aiuti militari e finanziari elargiti dagli Stati Uniti nei tre anni di conflitto, che in realtà ammontano a circa 120 miliardi. Gli ucraini si sono opposti, contestando la cifra e affermando di aver già contribuito alla sicurezza e alla pace globale accettando di disfarsi del proprio arsenale nucleare con il memorandum di Budapest del 1994 imposto proprio dagli americani. Questo ha consentito di riequilibrare i rapporti di forza durante i negoziati che erano molto sbilanciati a favore degli Stati Uniti. Nell’accordo firmato non si parla più di alcun rimborso di presunti debiti. Futuri aiuti sia finanziari che militari varranno invece come contributi di capitale al fondo che verrà istituito per gestire le risorse minerarie ucraine.

Un fondo paritario

Al centro dell’accordo c’è il Fondo di investimento per la ricostruzione Stati Uniti-Ucraina, a cui i due Paesi contribuiranno al 50%. Nessuna delle due parti avrà maggior potere di decisione o di veto, come prevedeva la bozza iniziale degli americani. Gli ucraini affermano che per i primi 10 anni i profitti del fondo saranno investiti esclusivamente in Ucraina, che manterrà la proprietà e “il pieno controllo del suo sottosuolo, delle sue infrastrutture e delle sue risorse naturali”. Dieci anni è il tempo medio necessario per sviluppare giacimenti su cui non si è investito e renderli produttivi.

Minerali, gas e terre rare

Sebbene si sia parlato molto di terre rare, l’Ucraina non ne è particolarmente ricca e il cuore dell’accordo sono soprattutto le risorse minerarie come il titanio – Kiev ne è il sesto produttore al mondo – la grafite, il litio, che viene usato per le batterie. Molti di questi giacimenti tuttavia si trovano nell’Est dell’Ucraina sotto controllo russo. C’è anche un problema di dati perché le informazioni su quello che c’è nel sottosuolo ucraino risalgono all’Unione sovietica: serviranno nuove esplorazioni per stimare il valore esatto dei giacimenti e gli investimenti necessari per renderli produttivi, risultato che potrebbe non arrivare prima di dieci anni. Quello che potrebbe invece già dare un ritorno economico agli americani sono il gas naturale, il petrolio, il carbone, che sono stati inclusi nell’intesa.

Le garanzie di sicurezza

L’accordo non le prevede, esprime un generico “sostegno agli sforzi dell’Ucraina per ottenere garanzie di sicurezza”, ma apre la porta a futuri aiuti militari, che Washington sembrerebbe già pronta a sbloccare. Trump ha detto in passato che gli investimenti economici, con la presenza di aziende statunitensi in Ucraina, avrebbero funzionato da deterrente per Putin, sebbene molti osservatori siano scettici sul fatto che un’intesa commerciale possa funzionare come deterrente militare.

Il sì europeo

Gli ucraini erano preoccupati che alcune regole americane, per esempio sull’ambiente, avrebbero potuto mettere a rischio il percorso di adesione all’Unione europea. L’intesa firmata sembra aver cancellato i passaggi più controversi. Il testo lascia aperto il mercato anche agli investimenti di aziende di altri Paesi, sebbene sia difficile prevedere ora quale equilibrio verrà trovato tra gli interessi economici delle tre parti, Usa, Ue e Ucraina. L’accordo dovrà essere ratificato dal parlamento ucraino.