Eni, Descalzi: «Ecco come ci renderà ancora più forti sul mercato»
Il nuovo HPC7 è il più potente al mondo per uso industriale e sarà impiegato per simulazioni avanzate, ricerca su batterie, fusione e cattura della CO2
Alessia Cruciani
Immaginate di avere davanti decine di milioni di chiavi e di dover trovare quella giusta per aprire una porta. In condizioni normali potrebbero servire mesi. Oggi, invece, esiste un «superpotere» che permette di trovarla nel tempo di un caffè. È più o meno quello che fa un supercomputer: scarta in tempi rapidissimi milioni di tentativi sbagliati e si concentra solo su quelli che hanno davvero una possibilità di funzionare. Così serve molto meno tempo per individuare un nuovo materiale per una batteria, mettere a punto un farmaco, capire dove perforare un pozzo esplorativo o trovare il modo più efficiente per produrre energia.
Non è fantascienza. Succede già oggi nel Green Data Center di Eni, a Ferrera Erbognone (Pavia), dove è appena entrato in funzione HPC7, il supercomputer più potente al mondo realizzato per uso industriale. Nella classifica internazionale Top500 occupa il sesto posto assoluto: davanti a lui ci sono soltanto sistemi progettati per grandi centri di ricerca pubblici. Un risultato che conferma il ruolo dell’Italia tra i protagonisti mondiali del supercalcolo e dimostra come questa tecnologia non sia più soltanto uno strumento per la ricerca scientifica, ma un’infrastruttura sempre più decisiva anche per l’industria.
Più accelerazione, più business
«Ormai da anni, la potenza di calcolo supporta la nostra capacità di diversificazione, geografica e tecnologica, nell’ambito della produzione energetica, fondamentale in questa fase storica in cui in pochi anni abbiamo visto susseguirsi tre grandi crisi – Covid, conflitto russo-ucraino e mediorientale – che hanno impattato sulla sicurezza delle forniture di energia tradizionale e messo in dubbio rotte cruciali di approvvigionamento — afferma l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi —. I nostri successi esplorativi, infatti, ottenuti anche grazie al nostro supercalcolatore, sono alla base delle business combination che ci hanno consentito di diversificare geograficamente la nostra presenza e produzione». Il manager chiarisce poi che «questa enorme capacità di calcolo è innanzitutto un’importante base di partenza per il nostro progetto di AI Data Center Campus, in Lombardia, con il quale puntiamo a raggiungere una capacità IT complessiva fino a 500 MW. L’iniziativa sta già conseguendo un grande interesse commerciale e in una fase successiva potremo raggiungere fino a 1 GW di capacità installata sul territorio nazionale. Inoltre, questa potenza è fondamentale per accelerare il nostro percorso di transizione energetica, sostenendo anche lo sviluppo e la crescita dei nuovi business legati alla transizione stessa: dallo sviluppo di nuovi materiali per le rinnovabili, agli studi per lo stoccaggio della CO2, fino alla simulazione del comportamento del plasma per i progetti legati alla fusione a confinamento magnetico».

Algoritmi proprietari
Dietro HPC7 non c’è soltanto una macchina. C’è una strategia costruita in quasi 50 anni di investimenti nel supercalcolo, molto prima che intelligenza artificiale e data center diventassero temi di attualità. Il nuovo sistema rappresenta l’ultimo passo di questo percorso: per realizzare il solo HPC7, Eni ha investito ben oltre 100 milioni di euro nel Green Data Center di Ferrera Erbognone, una struttura progettata per ospitare infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni con particolare attenzione all’efficienza energetica.
«Avere una Ferrari in garage non significa vincere una gara. Servono anche i piloti e ottimi meccanici», sintetizza Lorenzo Fiorillo, direttore Technology, R&D & Digital di Eni. La potenza della macchina è fondamentale, ma da sola non basta. Servono algoritmi proprietari sviluppati nel tempo, competenze costruite in anni di ricerca e persone capaci di trasformare miliardi di operazioni matematiche in decisioni utili. «Un calcolo che fino a pochi anni fa richiedeva tre o quattro mesi oggi può essere completato in un giorno», racconta Fiorillo. È questo il vero salto di qualità. Non tanto il record tecnologico, quanto la possibilità di arrivare molto prima a una risposta. Insieme HPC6 e il nuovo HPC7 hanno superato la soglia dell’exascale, vale a dire oltre un miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo.
Soluzioni sicure
Ma il vero vantaggio non è solo la velocità. È la possibilità di ridurre l’incertezza. Per esempio, nell’esplorazione (ovvero l’attività che porta alla scoperta di nuove riserve di idrocarburi), il supercomputer – mediante gli algoritmi proprietari – analizza enormi quantità di dati geologici e simula migliaia di scenari prima ancora di avviare le operazioni. Significa aumentare le probabilità di individuare un giacimento, riducendo costi e rischi e, allo stesso tempo, accelerando lo sviluppo del campo.
Per Eni il supercalcolo è diventato un’infrastruttura strategica, destinata a sostenere l’innovazione del gruppo e ad aprirsi anche all’esterno. Attraverso il programma Call4Innovators, startup, università e centri di ricerca possono accedere alla potenza di calcolo del Green Data Center per sviluppare i propri progetti di ricerca.
«La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica – sottolinea Descalzi -. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione: frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato».

HPC7 non è però un’isola. Fa parte dell’ecosistema italiano del supercalcolo, che vede tra i protagonisti anche Leonardo e Cineca. «Le due macchine non lavorano insieme, ma le competenze si condividono», osserva Fiorillo: un patrimonio comune che cresce grazie al confronto tra ricercatori, università e imprese. E mentre per Eni è ancora presto per immaginare la prossima generazione di supercomputer, una nuova sfida è già iniziata: quella del calcolo quantistico, destinato ad affiancare le macchine tradizionali nella soluzione di problemi oggi irrisolvibili. Un ambito che, come ricorda Fiorillo, «sta contribuendo anche al rientro in Italia di ricercatori e specialisti che avevano costruito la propria carriera all’estero».
Parallelamente Eni sviluppa modelli di intelligenza artificiale proprietari, addestrati sui propri dati industriali, così da mantenere all’interno dell’azienda informazioni e know-how strategici. «Quando vedo questa macchina un po’ mi spavento per la sua straordinaria potenza – conclude il direttore -: è enorme, con decine di migliaia di chip, tantissime linee, sistemi di controllo e di raffreddamento. Al suo interno succedono cose che producono risultati. Ma la decisione finale spetta sempre all’uomo, non alla macchina».





