
Netanyahu, ho candidato Trump al Nobel per la pace
(ANSA) – Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca per una cena col presidente Usa, ha detto di aver candidato Donald Trump al Nobel per la pace. Netanyahu ha consegnato al presidente degli Stati Uniti una lettera da lui inviata al comitato per il premio.
“Sta forgiando la pace mentre parliamo, in un Paese, in una regione dopo l’altra”, ha detto il premier israeliano durante la cena con Trump.
Trump, Hamas vuole la tregua a Gaza
(ANSA) – Hamas “vuole un cessate il fuoco” a Gaza: lo ha detto il presidente americano Donald Trump, a cena alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
“Vogliono incontrarsi e vogliono raggiungere un cessate il fuoco”, ha detto Trump ai giornalisti alla Casa Bianca quando gli è stato chiesto se gli scontri con i soldati israeliani avrebbero fatto fallire i colloqui.
Netanyahu, con Usa cerchiamo Paesi per sfollati palestinesi
(ANSA) – Interrogato sul suo precedente piano di ricollocazione dei palestinesi, Donald Trump ha girato la domanda al premier israeliano. Netanyahu ha affermato che Trump sostiene la “libera scelta” e che Israele sta collaborando con gli Stati Uniti per trovare altri Paesi in cui i palestinesi sfollati possano vivere.
“Ci sono persone – ha spiegato – che vogliono rimanere o possono rimanere, ma se vogliono andarsene, dovrebbero poterlo fare.
Non dovrebbe essere una prigione. Dovrebbe essere un luogo aperto, e si dovrebbe dare alle persone la libertà di scelta.
Stiamo lavorando a stretto contatto con gli Stati Uniti per trovare Paesi che cercheranno di realizzare ciò che dicono sempre, se vogliono dare ai palestinesi un futuro migliore e penso che ci stiamo avvicinando a trovare diversi Paesi.
Abbiamo avuto una grande collaborazione da parte di molti Paesi limitrofi, una grande collaborazione da ognuno di loro. Quindi qualcosa di buono accadrà”
Trump, gli iraniani vogliono vedersi, avremo un incontro
(ANSA) – Gli iraniani “vogliono incontrarsi e avremo un incontro…vogliono trovare un accordo”: lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti a margine della cena alla Casa Bianca con Benjamin Netanyahu. Il presidente non ha tuttavia fornito una data per la ripresa dei colloqui sul nucleare iraniano.
Netanyahu, sicurezza in Palestina restera’ sempre in nostre mani
(ANSA) – “Credo che i palestinesi debbano avere tutti i poteri per autogovernarsi, ma nessuno di questi poteri dovrebbe minacciarci. Ciò significa che il potere decisionale, come la sicurezza generale, rimarrà sempre nelle nostre mani.
Ora, questo è un dato di fatto, e nessuno in Israele accetterà qualcosa di diverso, perché non possiamo ignorare certi fatti”: lo ha detto Benjamin Netanyahu rispondendo ai giornalisti a margine della cena alla Casa Bianca con Donald Trump.
“Vogliamo la vita, la teniamo cara, la vita per noi stessi o per i nostri vicini. E penso che possiamo trovare una soluzione tra noi e l’intero Medio Oriente con la leadership del presidente Trump, e lavorando insieme, penso che possiamo stabilire una pace molto, molto ampia che includerà tutti i nostri vicini”, ha aggiunto

Il piano del ministro israeliano Katz per le deportazioni: “Spostare a Rafah 600mila gazawi”
Il responsabile della Difesa ha presentato ai media il progetto di una “città umanitaria” nel sud della Striscia da dove non si potrà uscire
Costruire sulle macerie di Rafah una «città umanitaria» per 600 mila gazawi che di umanitario non ha niente e che assomiglia a una prigione nella prigione. È il piano del governo israeliano per il sud della Striscia di Gaza, così come lo ha esposto alla stampa il ministro della Difesa Israel Katz, annunciando anche di aver dato mandato alle forze armate di elaborarne i dettagli.
Il piano prevede che già durante la tregua, ammesso che a Doha venga raggiunto l’accordo, l’esercito cominci a predisporre la «città umanitaria» a Rafah dove, nelle intenzioni di Katz, saranno spostati, dopo screening di sicurezza, 600 mila palestinesi sfollati ad al Mawasi. «Una volta dentro, non potranno più uscire», spiega il ministro, la cui proposta è di concentrare successivamente tutta la popolazione della Striscia nella «città umanitaria».
L’esercito — secondo il progetto coordinato dall’ex comandante delle forze armate Amir Baram, ora direttore generale del ministero — sarà chiamato a garantire la sicurezza del perimetro esterno di Rafah ma non gestirà il sito né si occuperà della distribuzione del cibo al suo interno. Ai giornalisti il ministro Katz ha detto che l’obiettivo della guerra è indebolire Hamas colpendone la leadership, conquistare il territorio, demilitarizzare la Striscia e mettere in pratica quello che ha chiamato «il piano di emigrazione». Aggiungendo che Netanyahu in persona sta già cercando Paesi disponibili ad accogliere i palestinesi di Gaza.
Non è la prima volta che un esponente del governo di Israele parla esplicitamente dell’idea di cacciare i gazawi dalla propria terra, definendola però «emigrazione volontaria». Che l’intenzione sia seria lo dimostra anche quel che ha scoperto il Financial Times la scorsa settimana: il Boston Consulting Group, che già ha collaborato alla nascita della controversa Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha studiato un modello finanziario per la ricollocazione fuori dalla Striscia, al costo di 9 mila dollari a persona, di 500 mila palestinesi: quasi il numero indicato da Katz per la «città umanitaria» di Rafah.
Eppure ancora ieri il capo di Stato maggiore delle forze armate israeliane, Eyal Zamir, davanti alla Corte Suprema ha detto che l’esercito non ha intenzione di espellere la popolazione di Gaza, specificando che spostare la gente e concentrarla in alcune aree della Striscia «non rientra tra gli obiettivi dell’operazione Carri di Gedeone». L’idea del ministro Katz, invece, è proprio quella. E si aggiunge all’altra, proposta dalla Ghf direttamente alla Casa Bianca, di creare «aree umanitarie di transito volontario», dentro la Striscia ma potenzialmente anche fuori, dove sistemare gli sfollati palestinesi. Due miliardi di dollari per allestire campi dove, scrive la Reuters citando la documentazione relativa, «la popolazione potrà risiedere temporaneamente, deradicalizzarsi, reintegrarsi».

(ANSA) – WASHINGTON, 07 LUG – Primi contatti di Elon Musk dopo la fondazione di America party, un terzo partito nato come ripicca a Donald Trump e come sfida al sistema bipartitico americano. Il patron di Tesla, rivela Politico, ha parlato con l’ex candidato democratico alla presidenza Andrew Yang del progetto nascente. Yang, candidato alla Casa Bianca nel 2020 e fondatore del partito indipendente Forward Party, ha dichiarato in un’intervista di essere stato “in contatto” con Musk e il suo team.
“Sono entusiasta per chiunque voglia abbandonare il duopolio”, ha spiegato Yang. “E sono felice di aiutare a dare a qualcuno un’idea di quale sia il percorso”, ha aggiunto. senza tuttavia rispondere alle domande su quando si sono incontrati e di cosa altro abbiano discusso. Yang ha intensificato la sua condanna del sistema bipartitico americano dopo la sua fallita candidatura a sindaco di New York nel 2021 come democratico. Il Forward Party è stato riconosciuto in una manciata di stati e ha l’obiettivo di ottenere l’accesso alle urne in tutti i 50 stati quest’anno.

TRUMP, DAZI DEFINITIVI MA SE ARRIVANO OFFERTE DIVERSE…
(ANSA) – Le tariffe sono “definitive, ma se dovessero proporre un’offerta diversa….” Lo ha detto Donald Trump rispondendo ai reporter sui dazi annunciati oggi a diversi Paesi. “Direi ferme, ma non ferme al 100%”, ha aggiunto.
Incalzato dalle domande, Trump ha precisato che la scadenza del primo agosto per l’entrata in vigore dei dazi e’ “definitiva, ma non definitiva al 100%, perché se chiamano e dicono ‘Vorremmo fare qualcosa in modo diverso’…”. Il presidente insomma ha lasciato intendere che ci sono ancora margini per trattare.
TRUMP, GIA’ INCASSATI 100 MILIARDI DAI DAZI
(ANSA) – “Abbiamo già incassato tariffe per un valore di oltre 100 miliardi di dollari, ma non abbiamo ancora iniziato”: lo ha detto Donald Trump parlando con i giornalisti a margine della cena alla Casa Bianca con Benjamin Netanyahu.
GIAPPONE, ‘MOSSA TRUMP SUI DAZI ESTREMAMENTE DEPLOREVOLE’
(ANSA) – Il Giappone definisce “estremamente deplorevole” l’annuncio fatto dal presidente americano Donald Trump sui dazi Usa al 25% per l’import di beni made in Japan.
Il premier Shigeru Ishiba, sulla vicenda, ha assicurato che Tokyo “continuerà a dialogare con gli Stati Uniti alla ricerca di un accordo che sia reciprocamente vantaggioso”, ricordando che Washington ha “proposto di continuare il confronto fino alla scadenza del primo agosto”, quando i dazi entreranno in vigore.
Il Sol Levante, ha aggiunto Ishiba nel resoconto della Kyodo, è stato comunque “in grado di evitaretariffe pari al 30-35% come risultato dei negoziati fatti”.
CINA, ‘DIFENDEREMO I NOSTRI DIRITTI DA PRESSIONE DAZI USA’
(ANSA) – Di fronte alle pressioni dei dazi Usa, la Cina “rimane ferma nel difendere i propri diritti e interessi e nel sostenere l’equità e la giustizia internazionale”.
Il premier Li Qiang, durante l’incontro a margine del 17/mo vertice dei Brics con la numero uno dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), Ngozi Okonjo-Iweala, ha assicurato che Pechino dispone “di abbondanti risorse e mezzi per contrastare gli impatti esterni negativi” ed “è fiduciosa e in grado di promuovere uno sviluppo economico costante e sano”.
La Cina introdurrà “ulteriori misure di apertura volontaria e unilaterale”, ha aggiunto Li, secondo l’agenzia Xinhua.
TRUMP ANNUNCIA DAZI DEL 25% SULLA TUNISIA
(ANSA) – In una lettera ufficiale inviata al presidente tunisino Kais Saied, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’introduzione, a partire dal primo agosto prossimo, di dazi del 25% su tutti i prodotti tunisini esportati negli Usa.
Il provvedimento, presentato come “necessario” per correggere anni di squilibri e deficit commerciali, è accompagnato da un monito esplicito: se Tunisi aumenterà le proprie tariffe, Washington risponderà con un ulteriore aggravio proporzionale.
Nella lettera, datata ieri (7 luglio) e pubblicata su Truth Social, Trump esprime “grande onore” per la continuazione dei rapporti commerciali con la Tunisia, ma denuncia un disavanzo commerciale “significativo” che secondo Washington deriverebbe da tariffe, politiche non tariffarie e barriere imposte unilateralmente da Tunisi.
“Abbiamo deciso di andare avanti con voi, ma solo con un commercio più equilibrato e giusto”, scrive il presidente, invitando la Tunisia a partecipare attivamente all'”economia straordinaria degli Stati Uniti, il primo mercato al mondo”.
Il nuovo regime prevede l’introduzione di una tariffa doganale del 25% su qualsiasi prodotto tunisino esportato negli Usa, indipendentemente dalle specifiche tariffe settoriali già in vigore.

TRUMP, NON SONO AFFATTO CONTENTO DI PUTIN
(ANSA) – “Non sono affatto contento del presidente Putin.
Se posso fermare una guerra, sapete, perché ho la capacità di farlo… sono deluso, francamente, che il presidente Putin non si sia fermato”. lo ha detto Donald Trump rispondendo ai cronisti ad una domanda sul presidente russo durante la cena alla Casa Bianca con Benjamin Netanyahu.
TRUMP, ‘INVIEREMO ALTRE ARMI A KIEV, DEVONO DIFENDERSI’
(ANSA) – “Invieremo altre armi. Dobbiamo farlo. Devono essere in grado di difendersi. Ora vengono colpiti molto duramente”: lo ha detto il presidente americano Donald Trump rispondendo ai cronisti ad una domanda sugli aiuti a Kiev, durante la cena alla Casa Bianca con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo riferisce la Cnn.
‘Trump ha detto a Zelensky che non ha fermato lui invio di armi’
(ANSA) – Donald Trump ha detto a Volodymyr Zelensky di non essere responsabile del blocco delle spedizioni di armi a Kiev. Lo rivela il Wall Street Journal in esclusiva.
Venerdì, secondo il quotidiano, Trump ha informato il presidente ucraino in una conversazione telefonica di aver ordinato una revisione delle scorte di munizioni del Pentagono dopo che gli Stati Uniti avevano colpito i siti nucleari iraniani il mese scorso, ma che non aveva ordinato al dipartimento della difesa di congelare le consegne di armi, secondo fonti informate sulla conversazione.
La chiamata è arrivata poco dopo che Trump aveva pubblicamente dichiarato di essere “molto deluso” da Vladimir Putin e di “non aver fatto alcun progresso” su un accordo di pace con l’Ucraina in un’altra chiamata giovedì con il presidente russo. Trump ha assicurato a Zelensky che gli Stati Uniti invieranno tutti gli aiuti militari di cui potranno disporre, secondo le fonti del Wsj. Ma la spedizione rimane sospesa, secondo un portavoce del Pentagono.
PENTAGONO CONFERMA, STIAMO INVIANDO ALTRE ARMI DIFENSIVE A KIEV
(ANSA) – Il Pentagono conferma che “su indicazione del presidente” americano Donald Trump il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta “inviando ulteriori armi difensive” a Kiev per “garantire che gli ucraini possano difendersi”.
Lo si legge in un comunicato pubblicato dal governo Usa.
“Mentre lavoriamo per garantire una pace duratura e la cessazione delle uccisioni, il nostro quadro di riferimento presidenziale per la valutazione delle spedizioni militari in tutto il mondo rimane in vigore ed è parte integrante delle nostre priorità di difesa ‘America first'”, aggiunge la nota del Pentagono.
Dopo che la scorsa settimana la Casa Bianca ha annunciato la sospensione di alcune consegne, Trump ha dichiarato ieri sera che gli Stati Uniti invieranno ulteriori aiuti militari all’Ucraina.
“Dovremo inviare più armi, principalmente difensive”, ha detto il tycoon aggiungendo di essere “insoddisfatto” del presidente russo Vladimir Putin. “Sono stati colpiti molto duramente”, ha aggiunto Trump riferendosi a Kiev.
Trump ci ripensa: armi americane all’Ucraina
Trump ci ripensa. Il Pentagono ha confermato che gli Stati Uniti invieranno ulteriori armi all’Ucraina. La svolta arriva dopo che il presidente Usa qualche ora prima aveva annunciato che gli ucraini «devono essere in grado di difendersi» dal momento che l’Ucraina viene colpita «molto, molto duramente». Un passo indietro arrivato pochi giorni dopo l’annuncio di una pausa nelle forniture di alcune armi a Kiev. «Su indicazione del presidente Trump, il Dipartimento della Difesa invierà ulteriori armi difensive all’Ucraina per garantire che gli ucraini possano difendersi mentre noi lavoriamo per garantire una pace duratura e porre fine alle uccisioni», ha dichiarato il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell.
una batteria anti-missile Patriot
Poco prima il Wall Street Journal in esclusiva, aveva riferito che Donald Trump aveva detto a Volodymyr Zelensky di non avere ordinato il congelamento delle forniture di armi all’Ucraina, segnalando così la disponibilità a continuare gli aiuti militari a Kiev. La telefonata con Zelensky, secondo quanto riportato dal Wsj citando fonti, era avvenuta poco dopo che il presidente Usa aveva espresso frustrazione e delusione per la mancanza di progressi in una chiamata con il presidente russo Vladimir Putin avuta giovedì 3 luglio. Nella stessa conversazione – come abbiamo spiegato oggi sul Corriere e come conferma il Financial Times – il leader ucraino ha informato Trump dell’intenzione di sostituire l’ambasciatrice ucraina a Washington Oksana Markarova – considerata da molti alleati del presidente al Congresso troppo vicina ai Democratici.

Trump, altra proroga: dazi in vigore il 1 agosto. A Giappone e Sud Corea tariffe del 25%, pugno duro con il Sudafrica
Penalizzati Sudafrica, Malesia, Laos e i Brics. Giù la Borsa Usa: Dow Jones in calo dell’1,2%. Il 9 luglio scade la tregua con Bruxelles
«Manderò lettere: grandi, belle lettere» ai leader stranieri per definire i nuovi dazi americani aveva promesso Trump, e così è stato: ieri, 7 luglio, ha cominciato a «spedirle» via social media. Le cose positive sono due. La prima è l’annuncio di un ulteriore posticipo dell’entrata in vigore dei nuovi dazi decisi in aprile nel «giorno della Liberazione», prevista per domani 9 luglio e prorogata all’1 agosto ieri dalla Casa Bianca. La seconda è che almeno Trump si è ricordato il nome del primo ministro nipponico e ha evitato di chiamarlo, come aveva fatto la scorsa settimana, «Mister Japan», signor Giappone.
La zelantissima portavoce presidenziale Karoline Leavitt, sventolando le due lettere indirizzate al governo di Giappone e Corea del Sud che Trump aveva postato a sorpresa sul suo Truth Social, durante il briefing con i media ha aggiunto che Trump affronterà la questione dei «dazi reciproci» con i leader stranieri entro luglio.
Le lettere postate su Truth
Nelle lettere postate da Trump (firmate col solito pennarellone indelebile e chiuse dal suo classico commiato derisorio «Grazie per l’attenzione!») ha scritto di voler imporre dazi del 25% sulle importazioni da entrambi i Paesi asiatici: «Vi prego di comprendere che la percentuale del 25% è di gran lunga inferiore a quella necessaria per eliminare il divario nella bilancia commerciale che abbiamo con il vostro Paese». Dopo l’incoraggiamento a produrre beni negli Stati Uniti per evitare i dazi, la minaccia: «Questi dazi verranno modificati – verso l’alto o verso il basso – sulla base del nostro rapporto con il vostro Paese».

L’ordine esecutivo
Leavitt ha affermato che Trump avrebbe firmato a breve (la sera del 7 luglio doveva vedere Netanyahu alla Casa Bianca a cena) un ordine esecutivo posticipando la scadenza dei dazi all’1 agosto, «nell’interesse del popolo americano». Ha anche affermato che il telefono di Trump «squilla continuamente, con i leader mondiali che lo implorano di raggiungere un accordo». In giornata (era sera in Italia) Trump ha anche aggiunto altre lettere: al Sudafrica dazi del 30%; al Kazakistan 25%; alla Malaysia 25%; al Laos 40%; a Myanmar 40%, Thailandia 36%; Indonesia 32%; Tunisia 25%; Cambogia 36; Serbia 35; Bangladesh 35%; Bosnia 30%.
Le trattative Usa-Ue
E l’Europa? Con Biden i dazi sulle merci importate dall’Ue erano all’incirca del 2-3%, in aprile Trump li ha alzati al 10% (al 50% su acciaio e alluminio e al 25% sull’auto) e potenzialmente al termine della «tregua» potrebbero arrivare al 50%. A Bruxelles la notizia della proroga è arrivata mentre l’Ue continuava a lavorare per definire i termini di un accordo di principio entro la settimana. «In questa fase non sono a conoscenza che la Commissione abbia ricevuto qualche lettera… La posizione dell’Ue è stata chiara fin dall’inizio: «Abbiamo favorito una soluzione negoziata con gli Usa, e questa rimane la nostra priorità», ha dichiarato il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis, nella conferenza stampa al termine della riunione dell’Eurogruppo. E il portavoce per il Commercio, Olof Gill, aveva subito dopo chiarito: «Non commenteremo le lettere che non abbiamo ricevuto, né le dichiarazioni dell’amministrazione statunitense. Stiamo continuando a lavorare per la scadenza del 9 luglio e, in questo senso, a livello politico e tecnico i contatti tra Ue e Stati Uniti proseguono».
I Brics
I Paesi considerati pro-Brics, ha promesso Trump, verranno penalizzati con un ulteriore aumento del 10% dei dazi. «Poco serio» intimidire «gli altri Paesi tramite Internet», ha commentato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, padrone di casa del vertice Brics a Rio de Janeiro, invocando «rispetto» e «reciprocità».
La settimana scorsa si è chiusa con il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic che, rientrato a Bruxelles, ha definito «produttivo» il lavoro svolto durante la sua missione a Washington, e nel fine settimana c’erano stati contatti telefonici tra Trump e la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen. Ieri il Dow Jones ha ceduto l’1,2%, l’S&P 500 è arretrato dell’1% e il Nasdaq dell’1,05%. L’euro è sceso rapidamente a 1,1689 dollaro, indebolite anche sterlina a 1,3596 e franco svizzero a 1,2519.

Russia, morto il ministro dei Trasporti che era stato rimosso oggi da Putin: “Si è suicidato”
Roman Starovojt, 52 anni, era stato nominato nel maggio 2024, prima aveva ricoperto per cinque anni il ruolo di governatore della regione di Kursk
Il ministro dei Trasporti russo Roman Starovojt è stato trovato senza vita. Si indaga per suicidio. Canali Telegram vicini ai servizi di sicurezza raccontano che stesse tenendo una riunione quando è arrivata la notizia che il presidente Vladimir Putin lo aveva destituito per decreto e che la procura lo stava indagando per corruzione. L’oramai ex ministro cinquantatreenne avrebbe salutato tutti e sarebbe andato via. Forbes Russia, invece, scrive che si sarebbe tolto la vita il giorno prima del suo licenziamento.
Quel che è certo è che Starovojt è stato trovato senza vita nella sua auto accanto alla pistola che aveva ricevuto come onorificenza nel 2003. «Oggi, nel distretto urbano di Odintsovo, il corpo dell’ex ministro dei Trasporti è stato trovato nella sua auto personale con una ferita da arma da fuoco», si legge nel rapporto. Un suicidio, sostiene il Comitato investigativo russo. Il primo di un ministro in era post-sovietica, nonché il primo legato alle inchieste sui fondi spesi, o meglio sperperati, per l’Operazione militare speciale in Ucraina.
Il decreto di Putin non menzionava le ragioni della sua rimozione, ma il futuro di Starovojt era in discussione da quando era stata aperta un’indagine sulla corruzione nella regione di Kursk, al confine con l’Ucraina, che aveva guidato per cinque anni come governatore prima di essere nominato a capo del ministero dei Trasporti nel maggio 2024. Il suo successore ed ex vice Aleksej Smirnov non era durato in carica neppure un anno. Lo scorso dicembre era stato sostituito e lo scorso aprile era stato arrestato e accusato di essersi appropriato di almeno un miliardo di rubli, circa 11 milioni di euro, dei 19,4 miliardi stanziati nel 2022 per costruire fortificazioni difensive, tra cui i cosiddetti “denti di drago”, lungo il confine con l’Ucraina. Tre mesi dopo la promozione di Starovojt a ministro, le truppe ucraine avevano attraversato il confine e occupato oltre mille chilometri quadrati ed erano state respinte soltanto lo scorso maggio grazie anche all’aiuto della Corea del Nord. Stando a diverse fonti, Smirnov avrebbero testimoniato che anche Starovojt era coinvolto nell’appropriazione indebita che aveva reso la regione di Kursk vulnerabile alla più grande incursione in territorio russo dalla Seconda Guerra Mondiale.
Come ha osservato Mark Galeotti in uno degli oltre 30 saggi che ha scritto sulla Russia, «il vero problema per la Russia è la portata industriale della corruzione ai vertici del sistema, che succhia il sangue dalle vene del Paese e il midollo dalle sue ossa. Secondo la Fondazione Indem, uno dei pochi think tank indipendenti rimasti in Russia, la corruzione consuma fino a un terzo del suo prodotto interno lordo». A inizio luglio era stato condannato a 13 anni di carcere l’ex viceministro della Difesa Timur Ivanov, soprannominato dai media russi il “generale glamour” per il suo stile di vita sfarzoso: anch’egli accusato di appropriazione indebita. Il suo arresto nell’aprile 2024 aveva dato il via a una “purga” nella Difesa che aveva portato all’arresto o processo di almeno dieci funzionari e generali ed era culminata con la rimozione di Sergej Shojgu dal vertice del dicastero.
Il suicidio di Starovojt arriva in un momento di sfide significative per il settore dei trasporti russo. Il settore aeronautico russo è a corto di pezzi di ricambio. Le Ferrovie Russe, principale datore di lavoro del Paese, sono alle prese con l’impennata dei costi perché gli elevati tassi di interessi necessari per frenare l’inflazione esacerbata dal conflitto si fanno sentire. E i droni ucraini a lungo raggio costringono spesso gli aeroporti russi a sospendere le loro attività per motivi di sicurezza, causando talvolta gravi disagi. Al posto di Storovojt è stato nominato Andrej Nikitin, ex governatore della regione di Novgorod, che, incontrando Putin, si è affrettato a promettere che digitalizzerà il settore dei trasporti russo per garantire flussi di merci più fluidi. Per l’ex governatore di Kursk ed ex ministro dei Trasporti Starovojt neppure una parola di cordoglio. Né dal suo successore, né tantomeno da Putin.

Russia, oligarchi e militari: la lunga scia dei cadaveri illustri
Con la morte del ministro dei Trasporti, cacciato da Putin, si allunga la serie di suicidi avvenuti dall’inizio del conflitto ucraino. Quasi tutte le vittime, se ne citano almeno 60, avevano a che fare con l’industria petrolifera
«II posto più pericoloso per un russo? Non è una trincea sul fronte del Donbass, ma una finestra al secondo piano di un palazzo di Mosca…». Lo humor sarcastico dell’era sovietica è tornato popolare per commentare l’incredibile serie di suicidi avvenuti dall’inizio del conflitto ucraino. Una catena di episodi dai contorni misteriosi che continua ad allungarsi – se ne citano più di 60 – e che ha lasciato sull’asfalto della capitale troppi cadaveri eccellenti: quasi tutte le vittime avevano a che fare con l’industria petrolifera, la sorgente delle ricchezze lecite e illecite nella Russia di Putin.
Quattro giorni fa Andrei Badalov, numero due di Transneft, è precipitato dal suo lussuoso appartamento di un alto condominio alla periferia di Mosca. La moglie e le figlie erano in casa: l’uomo aveva 62 anni e dicono soffrisse di cuore. Nessun dubbio degli inquirenti sulla matrice del gesto: si è ucciso volontariamente. Transneft possiede 70 mila chilometri di oleodotti e gasdotti: trasferisce energia dentro e fuori il Paese ma secondo una denuncia di Aleksej Navalny avrebbe pure pompato fondi neri per miliardi di dollari. Non solo. Avrebbe donato qualche decina di milioni a un ente caritatevole guidato dal capo del direttorato del Cremlino.
Il primo a finire giù dalla finestra nel settembre 2022 è stato Ravil Maganov, 67 anni, vicepresidente della Lukoil: era ricoverato nell’ospedale del Cremlino, a testimonianza del suo rango; c’è chi parla di depressione, chi sostiene fosse in terapia dopo un infarto. Tutti ricordano però la sua contrarietà pubblica all’invasione dell’Ucraina e l’auspicio di chiudere in fretta «questa tragedia». Anche il presidente e fondatore Vagit Alekperov si è dimesso senza dare spiegazioni. Lukoil, che prima della guerra incassava oltre quattro miliardi di dollari l’anno, aveva lanciato un’espansione mondiale, acquistando distributori e raffinerie ovunque, Italia inclusa: un business falcidiato dalle sanzioni.
Ci sono state situazioni molto drammatiche. Il 18 aprile 2022 Vladislav Avayev, 51 anni, ex vicepresidente della Gazprombank, l’istituto di credito del gigante petrolifero, è stato trovato morto accanto alla moglie e alla figlia tredicenne. La versione ufficiale è omicidio-suicidio. Un suo ex collega fuggito in Ucraina non ci crede: «Sapeva qualcosa che lo ha messo in una posizione pericolosa». Il giorno dopo la polizia ha scoperto i corpi di Sergey Protosenya, 55 anni, ex numero due di Novatek, della moglie e della figlia uccisi con colpi d’ascia e di coltello in una villa catalana. Il figlio è convinto che si tratti di una messinscena per incolpare il genitore: Novatek è leader nella produzione di gas in Russia. Più singolare il decesso di Alexander Subbotin, top manager della Lukoil, stroncato a 43 anni nella cantina di uno sciamano, a cui si sarebbe rivolto per liberarsi da un eccesso di alcol e droga.
Oltre agli oligarchi del petrolio, c’è un’altra categoria ad alto rischio: i vertici militari e dell’industria bellica. Nel loro caso oltre ai decessi – suicidi, capitomboli per le scale, crisi cardiache senza autopsie – c’è la spada di Damocle delle accuse per tangenti che li portano dritti ai lavori forzati. Ieri è stato arrestato il generale Viktor Strigunov, ex numero due dei pretoriani putiniani della Rosvgardia, incriminato per mazzette nella costruzione di un centro d’addestramento. Cinque giorni fa il generale Timur Ivanov, ex viceministro della Difesa, è stato condannato a 13 anni di colonia penale nel gelo siberiano. In Russia la corruzione è sempre stata un peccato veniale largamente tollerato e le imputazioni uno strumento per i regolamenti di conti. Ma quando c’è in corso una guerra, le bustarelle diventano imperdonabili.

(Agenzia_Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato l’invio immediato di dieci intercettori missilistici Patriot in Ucraina. Lo riferisce il sito d’informazione “Axios”, precisando che la decisione è giunta al termine di una serie di consultazioni tra la Casa Bianca, il Pentagono e leader internazionali, a cominciare dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“Dobbiamo inviare più armi all’Ucraina. Armi difensive, perché’ devono potersi difendere”, ha dichiarato Trump ieri sera a Washington durante un incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Poco dopo, il dipartimento della Difesa ha confermato che, “su indicazione del presidente Trump”, verranno inviati nuovi armamenti per rafforzare la capacità difensiva dell’Ucraina, “mentre si lavora a garantire una pace duratura”.
Secondo “Axios”, la svolta è maturata dopo una telefonata “molto positiva” avvenuta venerdì scorso, 4 luglio, tra Trump e Zelensky.
Il presidente statunitense avrebbe spiegato che la sospensione temporanea di alcune spedizioni, tra cui i Patriot, era legata alla necessità di verificare le scorte disponibili, ma ha poi assicurato che dieci intercettori sarebbero stati forniti “immediatamente”. Washington intende inoltre facilitare ulteriori forniture tramite partner europei.
In questo contesto, un ruolo chiave potrebbe essere giocato dalla Germania. Il cancelliere Friedrich Merz, secondo fonti governative citate da “Axios”, ha chiesto a Trump di sbloccare le consegne già programmate. Il presidente statunitense, da parte sua, ha proposto che Berlino venda una propria batteria Patriot all’Ucraina, con i costi da ripartire tra Stati Uniti e alleati europei.
L’intesa non è stata ancora raggiunta, ma i colloqui proseguono. Fonti tedesche affermano che la Germania ha già trasferito a Kiev una quota significativa del proprio arsenale di difesa aerea, superiore a quella fornita dagli Stati Uniti in termini proporzionali.
Il dibattito sulle forniture militari si inserisce nel più ampio problema della scarsità di scorte tra i Paesi Nato e delle limitate capacità produttive nel breve termine. Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha identificato possibili sistemi Patriot disponibili in Germania e Grecia, il cui invio all’Ucraina potrebbe essere finanziato dagli Stati Uniti. Le trattative in tal senso sarebbero in corso da mesi.
“Axios” riferisce inoltre che Trump, pur restando riluttante a esaurire le riserve statunitensi, è stato influenzato negativamente dall’ultima conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, seguita da un massiccio attacco aereo russo contro l’Ucraina. Di segno opposto la telefonata con Zelensky, descritta da diverse fonti come la piu’ cordiale dall’inizio della presidenza Trump.
Durante il recente vertice Nato dell’Aia, Trump ha inoltre avuto un breve scambio con la giornalista ucraina della “Bbc” Myroslava Petsa, il cui marito combatte al fronte: secondo alcuni collaboratori, l’interazione avrebbe lasciato il segno sul presidente. Il prossimo passo sarà l’incontro a Roma, previsto nei prossimi giorni, tra il presidente Zelensky e l’inviato speciale Usa Keith Kellogg, nel tentativo di ottenere chiarimenti e garanzie sul futuro delle forniture militari statunitensi.

Wsj critica Trump, ‘dazi arbitrari, sono un aumento delle tasse’
(ANSA) – “Un aumento delle tasse che va contro la crescita ed è arbitrario”. Il board editoriale del Wall Street Journal commenta così i dazi di ‘Tariff man’ Donald Trump, che ha imposto tariffe del 25% sul Giappone e sulla Corea del Sud.
I danni che causeranno “sono notevoli visto il volume degli scambi”: gli Stati Uniti hanno importato beni per 148,4 miliardi di dollari dal Giappone e 131,6 miliardi dalla Corea del Sud lo scorso anno, complessivamente l’8,6% delle importazioni totali americane.
“E’ facile vedere che i dazi di Donald Trump colpiranno le aziende e i consumatori americani”, aggiunge il board del Wall Street Journal facendo riferimento ai macchinari, gli elettrodomestici e le apparecchiature mediche importate dai due paesi. “Una illusione che si sta sgretolando è che Trump impone dazi nel nome del libero scambio. Li sta imponendo – mette in evidenza il board del Wall Street Journal – perché gli piacciono come politica economica”.

BOOM! “PUTIN STA DICENDO UN SACCO DI STRONZATE SULL’UCRAINA” – TRUMP SI È ACCORTO FINALMENTE CHE “MAD VLAD” LO STA PRENDENDO IN GIRO SULLE TRATTATIVE DI PACE ED EVOCA “SANZIONI MOLTO DURE” CONTRO LA RUSSIA – IERI IL “CALIGOLA DELLA CASA BIANCA” SI ERA DETTO “MOLTO DELUSO” DAL PRESIDENTE RUSSO E AVEVA ANNUNCIATO L’INVIO DI ARMI A ZELENSKY, SPIAZZANDO TUTTI CON L’ENNESIMA SCHIZOFRENICA GIRAVOLTA – SUL FRONTE DELLA GUERRA COMMERCIALE, “THE DONALD” HA DECISO DI COLPIRE I BRICS CON DAZI AGGIUNTIVI DEL 10% E ANNUNCIA L’INVIO DELLA LETTERA A BRUXELLES SULLE TARIFFE: “L’UE ORA CI STA TRATTANDO MOLTO BENE”
TRUMP,’PUTIN STA DICENDO UN SACCO DI STRONZATE SU UCRAINA’
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Putin sta dicendo “un sacco di stronzate” sull’Ucraina: lo ha detto Donald Trump rispondendo ai reporter durante una riunione di governo.
TRUMP EVOCA SANZIONI CONTRO LA RUSSIA
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Donald Trump ha rievocato l’ipotesi sanzioni contro la Russia in una riunione di governo.
TRUMP, UE CI STA TRATTANDO BENE, ENTRO 2 GIORNI LA LETTERA
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – “La Ue ora ci sta trattando molto bene”: lo ha detto Donald Trump in una riunione di governo, riferendo dei contatti avuti con la presidente della commissione europea e annunciando che “probabilmente siamo a due giorni dall’invio della lettera alla Ue” che preciserà l’entità dei dazi sull’export europeo.
++ Trump, ‘dazi aggiuntivi del 10% molto presto per i Brics’ ++
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Donald Trump ha annunciato che i paesi del Brics saranno soggetti a dazi aggiuntivi del 10% “molto presto”. “Chiunque faccia parte dei Brics riceverà presto un’aliquota tariffaria del 10%”, ha detto durante una riunione di governo in diretta tv alla Casa Bianca. (ANSA).
TRUMP, NESSUNA PROROGA PER SCADENZA PRIMO AGOSTO SUI DAZI
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Donald Trump ha precisato su Truth che non estenderà la scadenza del primo agosto per l’entrata in vigore dei nuovi dazi annunciati per una quindicina di Paesi, dopo aver segnalato ieri una possible flessibilità.
“Come da lettere inviate ieri a vari Paesi, oltre alle lettere che saranno inviate oggi, domani e per il prossimo breve periodo – ha scritto su Truth – il pagamento delle tariffe inizierà il primo agosto 2025. Questa data non ha subito modifiche e non subirà modifiche. In altre parole, tutti i pagamenti saranno dovuti e pagabili a partire dal primo agosto 2025. Non saranno concesse proroghe”.
TRUMP, ‘POWELL DOVREBBE DIMETTERSI IMMEDIATAMENTE’
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Jerome Powell dovrebbe dimettersi immediatamente: Donald Trump ha rilanciato i suoi attacchi al presidente della Fed durante una riunione di governo.
MEDIA, STASERA SECONDO INCONTRO TRUMP-NETANYAHU
(ANSA) – WASHINGTON, 08 LUG – Un secondo incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è previsto per questa sera: lo ha riferito un funzionario dell’ufficio di Netanyahu al Times of Israel.

(ANSA) – BUENOS AIRES, 07 LUG – Un’indagine della magistratura ha smentito il governo argentino di Javier Milei su un controllo doganale mai effettuato a 10 valigie entrate nel Paese a bordo di un jet privato di proprietà di un imprenditore vicino al presidente.
È quanto emerso da un rapporto della Procura per le indagini amministrative che dimostrerebbe, attraverso le immagini registrate delle telecamere dell’aeroporto e pubblicate oggi da diversi media, che i bagagli scaricati dal lussuoso Bombardier Global 5000 con matricola Usa atterrato il 26 febbraio a Buenos Aires non sono passati per i regolari controlli doganali.
Quando la notizia del mancato controllo delle valigie era trapelata ai media, il portavoce della presidenza, Manuel Adorni, aveva smentito categoricamente il fatto affermando in conferenza stampa che i passeggeri del volo “sono stati sottoposti a tutti i controlli doganali senza che fosse stata riscontrata nessuna irregolarità”.
Il jet è di proprietà dell’imprenditore del settore aeronautico Leonardo Scatturice, accreditato, secondo il quotidiano La Nacion, di un passato nei servizi segreti argentini e legato attualmente anche alla Convention dei conservatori Usa (Cpac).
Scatturice, del quale circola una foto insieme al presidente Donald Trump alla recente prima del musical ‘I Miserabili’ a Washington, è stato al centro delle notizie locali quando ha acquisito, il mese scorso, la compagnia aerea low-cost argentina Fly Bondi.


