V QATAR, OK HAMAS AL PIANO USA MA CON LIEVI MODIFICHE

(ANSA) – Fonti della tv del Qatar Al Araby hanno riferito che “Hamas ha risposto positivamente alla proposta Usa di cessate il fuoco chiedendo piccole modifiche”.

Secondo quanto riferito da Al Araby, Hamas ha accettato tutte le questioni chiave in discussione e ha richiesto solo lievi modifiche alla formulazione del documento.

La bozza di accordo era stata approvata all’inizio di questa settimana dal ministro israeliano per gli Affari Strategici, Ron Dermer, durante la sua visita a Washington.

HAMAS, PRONTI AD AVVIARE SUBITO NEGOZIATI SULLA TREGUA

(ANSA) –  “Il movimento ha completato le consultazioni interne e con le fazioni e le forze palestinesi sull’ultima proposta dei mediatori per porre fine all’aggressione contro il nostro popolo a Gaza.

Il movimento ha inviato una risposta positiva ai fratelli mediatori ed è pienamente pronto ad avviare immediatamente un ciclo di negoziati sul meccanismo per l’attuazione di questo quadro”. Lo dichiara Hamas su X.

JIHAD ISLAMICA SOSTIENE I COLLOQUI PER LA TREGUA A GAZA

(ANSA-AFP) – La Jihad Islamica, alleata di Hamas, ha dichiarato di sostenere i piani per i colloqui per una tregua con Israele a Gaza, ma ha chiesto “garanzie” che il processo porti a un cessate il fuoco permanente.

“Abbiamo presentato (ad Hamas) una serie di punti dettagliati sul meccanismo per attuare la proposta dei mediatori e vogliamo ulteriori garanzie per assicurarci (che Israele) non riprenderà le sue aggressioni dopo la liberazione (degli ostaggi)”, ha dichiarato il gruppo in una nota, dopo che Hamas ha indicato di essere pronto per i colloqui.

SVENTURATO CHI AVEVA CREDUTO A TRUMP: ERA STATO ELETTO PER RIDARE SPERANZA ALL’AMERICA DIMENTICATA, E INVECE RUBA AI POVERI PER DARE AI RICCHI – IL TYCOON FIRMA IL “BIG BEAUTIFUL BILL” E SI SBILANCIA: “È L’ETÀ DELL’ORO PER L’AMERICA. DOPO QUATTRO ANNI DI IMBARAZZO, GLI USA SONO TORNATI” – LA LEGGE DI BILANCIO, PERÒ, CHE TAGLIA SUSSIDI E PROGRAMMI SANITARI AI PIÙ DEBOLI, HA SPACCATO IL PARTITO REPUBBLICANO. E POTREBBE ESSERE UN CLAMOROSO BOOMERANG PER LE ELEZIONI DI MIDTERM DEL 2026…

TRUMP FIRMA IL ‘BIG BEAUTIFUL BILL’, È L’ETÀ DELL’ORO

(ANSA) – Donald Trump firma il ‘big beautiful bill’, il budget contenente tutte le sue promesse elettorali, dal taglio delle tasse ai fondi per la lotta all’immigrazione.

Il presidente ha firmato il provvedimento, trasformandolo in legge, nel South Lawn della Casa Bianca. La legge crea “ricchezza per la classe media e rafforza i confini”, ha detto Trump, sottolineando che l’America è entrata nell'”età dell’oro”.

B-2 SORVOLA LA CASA BIANCA SOTTO GLI OCCHI DI TRUMP E MELANIA

(ANSA) –  Un B-2 sorvola la Casa Bianca accompagnato da due F-35 in onore delle forze armate americane e dell’operazione in Iran, dove due B-2 hanno sganciato le maxi bombe bunker buster contro i siti nucleari iraniani. Il volo va in onda sotto gli occhi compiaciuti di Donald Trump e della First Lady Melania.

TRUMP, ‘MIEI I MIGLIORI 6 MESI DI PRESIDENZA, SERIE DI SUCCESSI’

(ANSA) –  “Penso di aver avuto i sei mesi migliori di presidenza. Le ultime due settimane sono state una serie di successi”.

Lo ha detto Donald Trump omaggiando i piloti della base in Missouri sede dei B-2, gli aerei che hanno bombardato i siti nucleari iraniani.

“L’operazione in Iran è stata impeccabile”: i siti sono stati “distrutti”, ha aggiunto.

TRUMP, ‘DOPO QUATTRO ANNI DI IMBARAZZO, GLI USA SONO TORNATI’

(ANSA) – “Abbiamo patito quattro anni di imbarazzo. Ma ora stiamo vincendo: siamo tornati, siamo di nuovo rispettati.

I mercati finanziari sono ai massimi di tutti i tempi, e lo resteranno”. Lo ha detto Donald Trump.

TRUMP, FIRMATE 12 LETTERE PER I DAZI, PARTIRANNO LUNEDÌ

(ANSA) – Donald Trump ha firmato 12 lettere relative ai dazi a diversi Paesi, che saranno inviate lunedì. Lo ha detto il presidente, secondo quanto riferito dall’agenzia Bloomberg. Trump ha spiegato che le missive hanno diversi importi sulle tariffe e non ha specificato a quali Paesi saranno inviate.

Dazi, pessimismo sull’accordo Usa-Ue: ipotesi no deal. Ft:“Minaccia del 17% sui prodotti agricoli”

Financial Times: Trump vuole esenzioni per le aziende americane

Gli Stati Uniti hanno minacciato di colpire le esportazioni agricole dell’Ue con tariffe del 17% in una drammatica escalation del loro conflitto commerciale con Bruxelles.

Lo riporta il Financial Times citando alcune fonti. La richiesta dell’ultima ora arriva a pochi giorni dalla scadenza del 9 luglio. Donald Trump vuole che Bruxelles conceda alle aziende americane esenzioni dalle regole e riduca il suo surplus commerciale con gli Stati Uniti.

AVVERTIMENTO AI 27 PAESI MEMBRI

La mossa, spiega il Financial Times, è arrivata prima della scadenza del 9 luglio per concordare un accordo commerciale, dopo la quale gli Stati Uniti hanno dichiarato che imporranno tariffe del 20% su tutti i beni dell’Ue se non verrà raggiunto un accordo.

Il presidente Donald Trump vuole che Bruxelles conceda alle aziende statunitensi ampie esenzioni dai regolamenti e che riduca il suo surplus commerciale con gli Usa. L’avvertimento, riferisce il quotidiano, è stato consegnato giovedì a Maro Efovi, commissario Ue per il commercio, durante un incontro a Washington e venerdì e’ stato trasmesso agli ambasciatori dei 27 Stati membri.

PESSIMISMO IN VISTA DELLA SCADENZA DEL 9 LUGLIO

Non ci sono stati progressi verso un accordo commerciale tra l’Ue e gli Stati Uniti nel corso degli incontri che il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ha avuto ieri a Washington.

E’ quanto emerge dalle discussioni avute nella riunione degli ambasciatori Ue, dove sembra che il pessimismo si stia diffondendo in vista della scadenza del 9 luglio. «Siamo esattamente dove eravamo la settimana scorsa. Non c’è mai stato un senso di ottimismo. Tutti, fin dall’inizio, dicevano che sarebbe stato difficile», ha riferito all’AGI una fonte diplomatica.

«Non c’è un accordo chiaro, tutte le opzioni rimangono sul tavolo», ha confermato una seconda fonte. L’obiettivo rimane comunque di arrivare a un accordo di principio entro il 9 luglio per evitare che tornino i dazi al 20%. I colloqui – a quanto si apprende – andranno avanti anche nel weekend.

L’UE PRONTA AD ACCORDI MA PREPARATA AL NO DEAL

«La posizione dell’Ue è stata chiara fin dall’inizio: siamo favorevoli a una soluzione negoziata con gli Stati Uniti, e questa rimane la nostra priorità. Sono stati compiuti progressi verso un accordo di massima durante l’ultimo ciclo di negoziati svoltosi questa settimana».

Lo afferma il portavoce della Commissione europea, Olof Gill, riferendo sugli ultimi sviluppi dei negoziati sui dazi. «Dopo aver discusso lo stato di avanzamento della questione con i nostri Stati membri, la Commissione si impegnerà nuovamente con gli Stati Uniti sul merito nel fine settimana. Al tempo stesso, ci stiamo preparando all’eventualità che non si raggiunga un accordo soddisfacente», rimarca il portavoce.

LA REAZIONE DI GIORGIA MELONI

«Cosa accadrà esattamente io non posso dirlo anche soprattutto perché come le sa bene la competenza sugli accordi commerciali è in capo alla Commissione Europea quindi è la Commissione che sta seguendo la trattativa con gli Stati Uniti. Da parte italiana noi abbiamo soprattutto lavorato per fare in modo che il rapporto tra le due sponde dell’Atlantico fosse un rapporto certamente franco ma un rapporto costante, cioè teso a cercare di risolvere insieme i problemi. Penso che dobbiamo essere soddisfatti per essere riusciti a ricostruire un dialogo che ieri sembrava interrotto e che invece oggi è continuativo. Dopodiché vedremo nelle prossime ore e nei prossimi giorni, chiaramente noi stiamo facendo tutti quanti la nostra parte di lavoro ma non posso entrare nel merito di quelli che sono eventuali accordi». Così la premier Giorgia Meloni in collegamento col Forum in Masseria di Bruno Vespa a proposito del tema dei dazi Usa sui prodotti Ue.

BORSE NEGATIVE

Risentono delle novità le borse, pesa l’incertezza sulla trattativa dei dazi. Wall Street è chiusa per festa. A Francoforte il Dax cede lo 0,63%, a Londra l’Ftse 100 cala dello 0,34% , a Parigi il Cac 40 scende dello 0,97% e a l’Madrid Ibex 35 dell’1,54%. A Milano l’Ftse Mib segna -0,87%.

UCRAINA: ATTACCATO AEROPORTO IN RUSSIA BASE DEI BOMBARDIERI

(AGI) – “Il 5 luglio, unità delle Forze per operazioni speciali delle Forze armate dell’Ucraina, in collaborazione con altre componenti delle Forze di difesa, hanno attaccato l’aeroporto di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh della Federazione Russa, dove sono basati gli aerei nemici Su-34, Su-35S e Su-30SM”, lo riferisce l’Ukrainska Pravda citando lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina.

Secondo lo Stato Maggiore, sono stati colpiti un deposito di bombe guidate, un aereo da addestramento al combattimento e probabilmente altri velivoli. Gli esiti della lesione sono in fase di chiarimento.

“Le forze di difesa continuano ad adottare tutte le misure necessarie per indebolire la capacita’ degli occupanti russi di colpire le infrastrutture civili e costringere la Federazione Russa a cessare l’aggressione armata contro l’Ucraina”.

DAGOREPORT

La telefonata tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, a detta del platinato presidente americano, è stata “molto strategica”. Cosa voglia dire con queste parole il coatto della Casa Bianca, come di consueto, è materia più da psichiatri che da giornalisti. Si può però tentare di andare oltre il muro di parole, propaganda, detti e non detti, e, scarnificando, arrivare all’osso, al punto della questione.

In buona sintesi, Trump ha chiamato il presidente ucraino, che gli sta notoriamente sul gozzo, per convincerlo a trattare con Putin.

Il ragionamento fatto dal tycoon all’ex comico di Kryvyi Rih è stato: Caro Volodymyr, tu hai bisogno di armi e di missili. Io te le posso anche fornire, ma devi arrivare a un compromesso e cedere le quattro province che Putin reclama come sue.

Se lo fai, io posso usare come leva il tuo sì per pressare Vladimir e dirgli, papale papale: se non accetti, armo Kiev talmente tanto che pagherai tu le conseguenze.

Un discorsetto che nasconde una serie di insidie. A partire da quella più importante, legata alle zone di controllo. Tolta la Crimea, che ormai anche gli ucraini danno per persa, restano le regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk.

Solo quest’ultima è praticamente tutta controllata dall’esercito russo. Le altre, sono occupate, ma solo in parte. Quella di Zelensky sarebbe una concessione molto grande da fare, e in cambio non riceverebbe alcuna garanzia.

Anzi. Fosse per Putin, il presidente ucraino non dovrebbe sedere nemmeno al tavolo per la pace. E anche qui, il povero Zelensky ha ricevuto un altro ceffone in faccia da Trump: il tycoon vuole infatti mettere sul piatto di Putin anche l’eventualità di nuove elezioni, da tenere un attimo dopo siglata la tregua.

Il presidente ucraino si è  preso 48 ore di tempo (dovrà riferire all’inviato speciale degli Usa, Steve Witkoff) e intanto subisce la pressione incrociata dello stop agli aiuti militari da parte di Trump e dei massicci attacchi russi.

Come succede ogni volta che Putin sente il tycoon, riprende a bombardare con più forza, per mettere in difficoltà Kiev.

La telefonata Trump-Zelensky ha avuto un risvolto divertente, che riguarda Giorgia Meloni e la sua “conferenza per la ricostruzione”.

Sì, perché mentre i giornali italiani si spingono a lodare l’evento come fosse un summit decisivo, la verità è che sull’evento c’è l’incertezza assoluta: non si sa quanti e quali leader ci saranno o se sarà soltanto una specie di convegno con tante chiacchere e zero ciccia.

Fatto sta che, a un certo punto della telefonata, Zelensky avrebbe detto, che il 10 luglio sarà a Roma. Trump sarebbe trasecolato, chiedendo lumi sulla conferenza, e poi sarebbe scoppiato in una risata fragorosa da vaccaro: “Convegno sulla ricostruzione? Per un Paese che è ancora in guerra, ma stiamo scherzando?”.

Giorgia Meloni, che sta lavorando alacremente alla conferenza da più di un anno, sperava infatti che per luglio il conflitto, in qualche modo, sarebbe finito. E invece stiamo ancora qua, a contare i morti, con Putin che produce razzi a manetta e noi che ci affastelliamo per dare due spicci a Kiev…

TRUMP, PUTIN VUOLE ANDARE FINO IN FONDO, NON VA BENE

(ANSA-AFP) –  “È una situazione molto difficile. Vi ho detto che ero molto insoddisfatto della mia telefonata con il presidente Putin. Vuole andare fino in fondo, continuare a uccidere, non va bene”: lo ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando ai giornalisti a bordo dell’Air Force One. Il tycoon ha anche lasciato intendere che potrebbe essere finalmente pronto a inasprire le sanzioni contro la Russia, dopo aver rimandato negli ultimi sei mesi il tentativo di convincere Putin a porre fine alla guerra. “Parliamo molto di sanzioni”, ha detto Trump. “Capisce che potrebbero arrivare”.

TRUMP, LA TELEFONATA CON ZELENSKY È STATO MOLTO STRATEGICA

(ANSA-AFP) –  Donald Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha detto che lui e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto una “telefonata molto strategica”. Trump ha affermato di aver discusso anche dell’invio di missili intercettori Patriot in Ucraina in una chiamata separata ieri con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Merz “ritiene che gli ucraini debbano essere protetti”, ha affermato Trump.

Nel giorno dell’Indipendenza Musk annuncia l’«America Party»: secondo Grok può arrivare al 10%

Il nuovo partito potrebbe danneggiare la fazione dei conservatori e addirittura favorire i democratici

L’annuncio di Musk su X: un possibile nuovo partito

«Il Giorno dell’Indipendenza è il momento perfetto per chiedere se volete indipendenza dal bipolarismo (qualcuno direbbe monopolarismo) partitico! Dovremmo creare un America Party?», ha chiesto Musk ai follower su X. Nel sondaggio, già votato da quasi un milione di persone, i «Sì» superano nettamente i «No», com’era facile aspettarsi dal risultato di una rivolta soprattutto ai propri seguaci, per ora, e non all’intera popolazione americana. Secondo Musk sarebbe necessario seguire una strategia per raggiungere il successo politico: «Una maniera di agire sarebbe puntare col laser su solo due o tre seggi al Senato e da otto a dieci distretti alla Camera. Dati i margini risicati al Congresso, sarebbe abbastanza per fungere da voto decisivo su leggi controverse, assicurando che servano la reale volontà della gente», ha aggiunto nel post.

Il parere di Grok: la fine del bipolarismo americano

«Creare un America Party potrebbe frammentare il voto repubblicano, soprattutto in stati indecisi come Pennsylvania, Georgia, Arizona, Wisconsin, Michigan e Nevada», ha osservato Grok, il portale di intelligenza artificiale che porta il nome di Elon Musk, «alle elezioni di medio termine del 2026, potrebbe far pendere la bilancia tra Camera e Senato a favore dei Democratici, attirando conservatori scontenti (ad esempio, una quota di voti del 5-10% secondo i sondaggi)». 

L’Ai ha previsto inoltre che «per le presidenziali del 2028, una candidatura di un terzo partito potrebbe compromettere i risultati del Collegio Elettorale, come accadde a Perot nel ’92, favorendo il candidato non trumpiano se dovesse attrarre indipendenti di destra. Il successo dipende dall’accesso alle schede elettorali e dai finanziamenti». Sui finanznaizmenti, pochi dubbi, dato che arriverebbero dalle tasche dell’uomo più ricco del mondo. Le visualizzazioni del post di Musk sono già più di 30 milioni, e i commenti sono circa 45 mila, ma i numeri cresceranno ancora nelle prossime ore.

Elon Musk fonda il suo partito: è nato l’America Party

L’annuncio del proprietario di Tesla su X. Il 4 luglio Musk aveva indetto un sondaggio per chiedere agli americani se volevano un nuovo partito:

il 65% ha risposto sì, il 35% no

Elon Musk annuncia la nascita dell’America Party. «Con un rapporto di 2 a 1, volete un nuovo partito politico, lo avrete. Quando si tratta di mandare in
bancarotta il nostro Paese con sprechi e corruzione, viviamo in
un sistema monopartitico, non in una democrazia. Oggi, l’America
Party è nato per restituirvi la libertà
», afferma il miliardario
su X. 

Il 4 luglio, nel giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, Musk aveva indetto un sondaggio per chiedere agli americani se volevano un nuovo partito: il 65% ha risposto sì, il 35% no.