Con legge Trump 12 mln di persone senza copertura sanità 

(ANSA) –  Con la legge di spesa di Donald Trump in discussione in queste ore al Senato quasi 12 milioni di americani potrebbero perdere la copertura sanitaria garantita da Medicaid.

Lo riferisce il Congressional Budget Office, l’ufficio del bilancio del Congresso secondo cui il debito Usa potrebbe aumentare di 3,3 trilioni di dollari.

CANADA REVOCA TASSA SU PRODOTTI TECNOLOGICI USA

(ANSA-AFP) – Il Canada ha dichiarato che revocherà le tasse che colpiscono le aziende tecnologiche statunitensi nella speranza di raggiungere un accordo commerciale con Washington, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha interrotto i colloqui con Ottawa per rappresaglia.

Il ministro delle Finanze canadese Francois-Philippe Champagne “ha annunciato oggi che il Canada avrebbe revocato la tassa sui servizi digitali (dst) in previsione di un accordo commerciale globale reciprocamente vantaggioso con gli Stati Uniti”, si legge in una dichiarazione governativa.

OTTAWA,’ACCORDO COMMERCIALE USA-CANADA ENTRO IL 21 LUGLIO’

(ANSA-AFP) –  Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro canadese Mark Carney “hanno concordato che le parti riprenderanno i negoziati al fine di raggiungere un accordo entro il 21 luglio 2025”.

Lo ha detto il ministro delle Finanze canadese Francois-Philippe Champagne annunciando la revoca della tassa sui servizi digitali (dst) imposta alle aziende statunitensi.

Non ci sono stati commenti immediati dalla Casa Bianca o dal presidente Trump, che ha dichiarato venerdì di aver posto fine ai colloqui commerciali tra i vicini nordamericani sulla tassa, aggiungendo che Ottawa verrà a conoscenza di una nuova aliquota tariffaria sui beni canadesi entro una settimana.

La tassa sui servizi digitali è stata emanata lo scorso anno e si prevedeva che generasse un introito di 5,9 miliardi di dollari canadesi (4,2 miliardi di dollari Usa) in cinque anni. Sebbene la misura non fosse nuova, i fornitori di servizi statunitensi avrebbero “rischiato un pagamento multimiliardario in Canada” entro il 30 giugno, ha recentemente osservato la Computer & Communications Industry Association.

La tassa del tre per cento si applica alle grandi aziende o multinazionali come Alphabet, Amazon e Meta che forniscono servizi digitali ai canadesi, e Washington aveva precedentemente richiesto colloqui di risoluzione delle controversie sulla questione. Il Canada è stato risparmiato da alcuni degli alti dazi che Trump ha imposto ad altri Paesi, ma si trova ad affrontare un regime tariffario separato.

Da quando è tornato alla Casa Bianca a gennaio, Trump ha anche imposto forti imposte sulle importazioni di acciaio, alluminio e automobili. Il Canada è il principale fornitore di acciaio e alluminio agli Stati Uniti.

Lara Trump

LARA TRUMP PENSA ALLA CANDIDATURA, DOPO L’USCITA DEL DISSIDENTE

 (ANSA) – WASHINGTON, 29 GIU – Nel Senato americano potrebbe esserci presto un componente della famiglia Trump. Si tratta di Lara, la nuora del presidente, che starebbe seriamente pensando di candidarsi per il seggio della North Carolina dopo l’annuncio del senatore Thom Tillis che non si ripresenterà.

Lo riferisce Nnb news citando fonti vicine alla famiglia. La moglie di Eric è stata una delle più attive durante la campagna di Trump e il presidente l’ha premiata nominandola co-presidente del comitato nazionale repubblicano. Dopo la vittoria el suocero, è andata a lavorare a Fox News, dove conduce un programma nel fine settimana.

TRUMP SUPERA A FATICA IL PRIMO OSTACOLO AL SENATO

 (di Benedetta Guerrera) (ANSA) – WASHINGTON, 29 GIU – Il ‘big, beautiful bill’ di Donald Trump ha fatto un altro piccolo passo verso l’approvazione definitiva ma per il rotto della cuffia. Nella nottata di sabato, infatti, dopo un’inconsueta maratona di quasi otto ore a Capitol Hill il Senato americano ha approvato per 51 voti contro 49 l’apertura del dibattito sulla legge di spesa, con due repubblicani che si sono uniti ai democratici nell’opposizione alla proposta e sono stati travolti dalla furia del tycoon.

Per tutta la giornata la leadership della Camera alta e Trump, che aveva deciso di restare a Washington proprio per continuare a premere sui repubblicani indecisi, avevano cercato in tutti i modi di avere i numeri necessari a far avanzare la legge, convocando al Congresso di sabato perfino il vice presidente Jd Vance per sfruttare il suo voto decisivo in caso di parità. Alla fine non è stato necessario ma la strada della mega manovra è tutt’altro che in discesa e il risultato del voto per approvarla, rimandarla alla Camera e quindi sulla scrivania del presidente entro il 4 luglio, cioè prima della pausa per la festa dell’indipendenza come chiesto da lui, non è affatto scontato.

The Donald, comunque, ha salutato il risultato come “una grande vittoria” ed ha attaccato i dissidenti Rand Paul, con il quale poche ore prima aveva giocato a golf nella speranza forse di convincerlo, e Thom Tillis. “Rand Paul ha votato di nuovo ‘no’ stasera? Cosa c’è che non va in questo tizio?”, ha attaccato il tycoon in un post su Truth elogiando, invece, “il fantastico lavoro dei senatori Rick Scott, Mike Lee, Ron Johnson e Cynthia Lummis”.

“Loro, insieme a tutti gli altri patrioti repubblicani che hanno votato a favore della proposta di legge, sono persone che amano veramente il nostro Paese”. Trump è stato molto duro anche con l’altro dissidente, Tillis, minacciandolo di sostenere un candidato avversario alle primarie per le elezioni del prossimo anno. Un avvertimento che ha avuto un effetto sul senatore che poche ore il voto ha annunciato che non si ricandiderà.

“Non è stata una decisione difficile. Come molti miei colleghi hanno notato nell’ultimo anno, non sono stato esattamente entusiasta all’idea candidarmi per un altro mandato”, ha dichiarato Tillis, che ha detto di volersi dedicare di più alla famiglia. I punti sui quali il Grand old party è spaccato sono l’aumento del tetto del debito pubblico e l’impatto della manovra sull’assicurazione sanitaria Medicaid, il programma su cui fanno affidamento milioni di americani anziani, disabili e con un reddito basso.

Per ottenere, infatti, i 3,8 trilioni di dollari di agevolazioni fiscali promessi da Trump, Medicaid subirebbe gravissimi tagli che metterebbero a rischio la copertura dei servizi medici soprattutto nelle aree rurali degli Stati Uniti, dove i repubblicani hanno una forte base elettorale. Il voto finale è atteso nei prossimi giorni. La legge ha bisogno di una maggioranza semplice per essere approvata al Senato e con i repubblicani che detengono 53 seggi su 100, più il voto di Vance, il partito può permettersi solo tre defezioni. Se approvata, la misura ritornerà alla Camera e anche in questo caso il Grand old party può perdere solo una manciata di voti.

I deputati repubblicani che lo hanno votato nella sua prima versione sono ora preoccupati per le modifiche che sono state apportate al Senato per placare gli oppositori. In un promemoria inviato ai senatori, la Casa Bianca ha dato il suo via libera alle ultime revisioni della legge e ha avvertito che la mancata approvazione sarebbe un “tradimento definitivo”. In tutto questo, i democratici cercano di guadagnare tempo annunciando che prolungheranno il processo di votazione in segno di protesta.

Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha insistito sul fatto che i repubblicani leggano in aule le quasi 1.000 pagine di testo prima che il Senato possa iniziare il dibattito e potenzialmente procedere al voto finale. “Se i repubblicani – ha attaccato – non diranno al popolo americano cosa contiene questo disegno di legge, allora i democratici costringeranno quest’aula a leggerlo dall’inizio alla fine”.

Cina,si evitino accordi commerciali con Usa a nostre spese

(ANSA) –  La Cina adotterà “ferme contromisure per proteggere i suoi diritti e interessi legittimi” nel caso in cui qualsiasi Paese finisca per stipulare accordi commerciali con gli Stati Uniti a spese di Pechino, “in cambio della cosiddetta riduzione dei dazi”.

Il ministero del Commercio, nel fine settimana, ha espresso attraverso un portavoce la sua “ferma opposizioni” verso pratiche simili, rispondendo a una domanda dei media sui recenti colloqui commerciali degli Usa con altre economie.

Il funzionario del ministero ha affermato che Washington sta esercitando forti pressioni sui suoi partner commerciali affinché accettino i dazi reciproci, “tipico esempio di prepotenza unilaterale che mina gravemente il sistema commerciale multilaterale e scuote il normale ordine del commercio internazionale”.

La Cina accoglie con favore gli sforzi profusi dagli altri Paesi per affrontare i contenziosi commerciali con gli Stati Uniti “attraverso consultazioni basate sull’uguaglianza e invita tutte le parti a sostenere l’equità e la giustizia, a stare dalla parte giusta della storia e a salvaguardare con fermezza le regole del commercio internazionale e il sistema commerciale multilaterale.

È stato dimostrato che solo sostenendo costantemente i propri principi e la propria posizione un Paese può realmente tutelare i propri diritti legittimi”, ha aggiunto il portavoce.

L’ULTIMA MATTANA DI TRUMP: VUOLE AGGIUNGERE IL SUO FACCIONE SUL MONTE RUSHMORE, ACCANTO A QUELLI DI GEORGE WASHINGTON, THOMAS JEFFERSON, THEODORE ROOSEVELT E ABRAHAM LINCOLN – NON È LA PRIMA VOLTA CHE IL TYCOON NE PARLA, MA DI RECENTE IL “NEW YORK TIMES” HA RIACCESO IL DIBATTITO: È GIUSTO MODIFICARE UN’OPERA REALIZZATA NEL 1941? QUALI SONO I RISCHI PER LA MONTAGNA SU CUI SONO GIÀ SCOLPITI I VOLTI DEGLI ALTRI PRESIDENTI? SENZA CONTARE CHE…

(ANSA) – Che Donald Trump sogni di vedere il suo svolto scolpito nel celebre Mount Rushmore in South Dakota, la montagna che ritrae i quattro presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln, non è un segreto. Lo aveva proposto nel 2019 durante il suo primo mandato e a gennaio, appena reinsediatosi alla Casa Bianca, la deputata repubblicana della Florida, Anna Paulina Luna ha presentato un disegno di legge per trasformare in realtà il desiderio del suo leader.

Anche diversi commentatori di Fox News hanno proposto che il volto del quarantacinquesimo e quarantasettesimo presidente dovrebbe essere aggiunto al monumento in South Dakota nel 2026, in occasione del 250esimo anniversario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.

A marzo, il Segretario degli Interni Doug Burgum ha dichiarato in un’intervista con Lara Trump, nuora del presidente, che “c’è sicuramente spazio” per il volto di Trump sul Monte ma l’argomento è tornato alla ribalta in questi giorni con un articolo del New York Times che si chiede se sia possibile -filosoficamente, legalmente e ideologicamente – scolpire un nuovo volto sull’opera completata dopo 14 anni da Gutzon Borglum nel 1941.

Innanzitutto, sottolinea il quotidiano, c’è da considerare il punto di vista geologico ovvero il fatto che, per gli esperti, sulla montagna non c’è più spazio, nonostante le rassicurazioni del segretario. Poi c’è un tema artistico: l’opera era stata concepita per ritrarre quattro presidenti ed è un lavoro finito. E infine l’opposizione dei nativi americani locali, già contrari al monumento in sé perchè giudicato simbolo del suprematismo bianco e di un razzismo strutturale.

Di recente i nativi hanno anche protestato contro un progetto lanciato dallo stesso Trump per costruire il “giardino nazionale degli eroi americani” – con 250 sculture di “famosi statisti, visionari e innovatori americani” sulla base di una lista compilata da l presidente nel suo primo mandato – in un’area considerata sacra.

TRUMP, PREZZI PETROLIO BASSI SPINGERANNO PUTIN ALLA TREGUA

(ANSA) –  “Penso che avremo un cessate il fuoco perché i prezzi del petrolio sono bassi”. Lo ha detto Donald Trump rispondendo a chi gli chiedeva se sarebbe riuscito a convincere il presidente Vladimir Putin a un cessate il fuoco.

Lo riporta l’agenzia Bloomberg. Basse quotazioni del greggio avrebbero un impatto sull’economia della Russia e sul finanziamento alla guerra.

PER IL DOLLARO IL PEGGIORE INIZIO D’ANNO DAL 1973

(ANSA) – Il dollaro ha registrato il suo primo peggiore semestre dal 1973: il dollar index – che misura la forza del biglietto verde contro le sei maggior valute – è calato di oltre il 10% finora nel 2025, il peggior inizio dell’anno dalla fine di Bretton Woods.

Lo riporta il Financial Times. A pesare sono le politiche commerciali ed economiche di Donald Trump che hanno spinto gli investitori globali a riconsiderare la loro esposizione alla valuta dominante mondiale.

TRUMP RIBADISCE, ‘MAMDANI SI COMPORTI BENE O TAGLIAMO I FONDI’

(ANSA) – Donald Trump minaccia di tagliare i fondi federali a New York se Zohran Mamdani non si comporterà bene in caso di una sua elezione. In un’intervista a Fox, il presidente ha definito la vittoria di Mamdani alle primarie democratiche di New York come “inconcepibile” e ha definito il candidato un “puro comunista”. “Se sarà eletto dovrà fare le cose giuste, altrimenti non riceverà soldi”, ha messo in evidenza Trump.

Gaza, pressing americano su Netanyahu. L’Idf: “Quasi raggiunti gli obiettivi nella Striscia”

Il presidente Usa invoca sui social un accordo per la Striscia: “Riportate a casa gli ostaggi”. Anche il premier ipotizza un’intesa. Ma intanto emette un ordine di evacuazione nel Nord

L’Idf è «vicina» a raggiungere tutti gli obiettivi militari che si era data a Gaza e ogni ulteriore attività militare nella Striscia mette a rischio la vita degli ostaggi. Il briefing che il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha fatto ieri sera al gabinetto di sicurezza del governo israeliano presieduto da Benjamin Netanyahu è un altro tassello nel puzzle che spinge buona parte di Israele a sperare che un nuovo cessate il fuoco a Gaza sia possibile in tempi rapidi, nonostante le operazioni continuino e sia stato emesso un ordine di evacuazione per il nord della Striscia. «Le parole di Zamir hanno peso visto che è stato fra coloro che hanno spinto per attaccare l’Iran», ha scritto su Haaretz il corrispondente militare Amos Harel.

La riunione fra il governo e i militari – il cui contenuto era stato anticipato già ieri mattina dalla stampa israeliana – è avvenuta a poche ore dalla partenza di Ron Dermer per Washington. Il braccio destro del primo ministro sarà in America per pianificare la visita di Netanyahu a Trump, che dovrebbe avvenire nelle prossime due settimane. Ma anche per mettere sul tavolo i punti fermi del suo governo, quelli che Netanyahu intende consegnare alla sua delegazione ufficiale se e quando partirà per i negoziati. Al momento Israele continua a chiedere il disarmo totale di Hamas e l’esilio dei leader del gruppo ancora in vita: a queste richieste si aggiungerebbe quella della liberazione di un numero consistente di ostaggi sin dall’inizio del cessate il fuoco. Si tratta di domande – con l’eccezione di quella sull’esilio, su cui un compromesso sarebbe già stato raggiunto – a cui Hamas ha finora risposto in modo negativo: ma l’indebolimento provocato dai venti mesi di attacchi israeliani e dall’uscita di scena dell’alleato iraniano potrebbero ora cambiare l’equazione.

La voce più forte in favore del cessate il fuoco è quella dell’uomo che ha preso la partita direttamente nelle sue mani, Donald Trump. «Fate un accordo a Gaza, riportate a casa gli ostaggi», ha scritto il presidente americano sui social network sabato notte, dopo che venerdì aveva parlato di un «accordo possibile entro una settimana».

Trump è poi tornato a criticare il processo per corruzione a cui è da più di due anni sottoposto Netanyahu definendolo (sempre sui social network) «caccia alle streghe politica» che interferisce sul processo per il cessate il fuoco. Netanyahu «sta negoziando un accordo con Hamas, che includerà la restituzione degli ostaggi. Com’è possibile che il primo ministro di Israele possa essere costretto a stare seduto in un’aula di tribunale tutto il giorno, per nulla?», ha scritto.

Già la scorsa settimana, il presidente americano aveva chiesto l’annullamento del procedimento, con un’ingerenza che ha innervosito molti qui in Israele, nonostante la popolarità di cui gode. Il processo ha subito molteplici rinvii in queste settimane a causa della crisi con l’Iran e prima ancora della situazione a Gaza: ieri il tribunale ha accettato di annullare i due giorni di testimonianza del primo ministro che erano previsti per questa settimana.

Di un possibile accordo è tornato a parlare lo stesso Netanyahu in un incontro con gli uomini dello Shin Bet, il servizio segreto interno. «Molte opportunità si sono aperte grazie a questa vittoria. Prima di tutto, liberare gli ostaggi», ha detto riferendosi alla campagna contro l’Iran. «Dobbiamo anche risolvere la questione di Gaza, sconfiggere Hamas, ma credo che porteremo a termine entrambe le missioni», ha concluso.

Mentre prosegue il balletto delle parole, qualcosa di molto concreto rischia di esplodere e complicare la situazione: anche ieri sera, per il terzo giorno consecutivo, gruppi di coloni israeliani sono tornati a usare la violenza in Cisgiordania. Tre feriti a Hizma, villaggio palestinese non lontano da Gerusalemme, quando i coloni hanno attaccato case palestinesi. Due giorni fa la violenza era stata diretta contro i soldati dell’Idf che cercavano di proteggere i palestinesi: episodio che ha provocato una – rarissima – condanna da parte del primo ministro.

LACRIME DI COCCODRILLO: PRIMA LI MANDA A MORIRE, POI FRIGNA – KIM JONG-UN, SI COMMUOVE AI FUNERALI DEI SOLDATI NORDCOREANI MORTI IN RUSSIA – DURANTE LA CERIMONIA, SONO STATE TRASMESSE LE IMMAGINI DEL DITTATORE DI PYONGYANG, VISIBILMENTE EMOZIONATO, INGINOCCHIATO DAVANTI ALLE BARE – UNA SCENEGGIATA VISTO CHE E’ STATO LUI A SPEDIRLI A COMBATTERE UNA GUERRA NON RILEVANTE PER IL PAESE

Kim in lacrime ai funerali dei soldati morti in Russia

(ANSA) – Pyongyang ha diffuso le immagini del leader Kim Jong-un inginocchiato e in lacrime davanti alla bara che trasporta il corpo di un soldato inviato e morto in Russia, avvolto nella bandiera nordcoreana.

I media statali hanno anche trasmesso i video di Kim che approva i piani militari per la città russa di Kursk, in quello che sembra essere un tentativo di giustificare il dispiegamento di truppe pianificato da Pyongyang entro la fine dell’anno. Secondo la Kctv e il Rodong Sinmun, Kim ha assistito domenica a uno show artistico per il primo anniversario della firma del Trattato di partenariato strategico globale tra Pyongyang e Mosca.

LE SPARATE DI TRUMP FANNO VERGOGNARE GLI AMERICANI – IL SONDAGGIO DI “GALLUP”: “SOLO” IL 58% DEGLI ADULTI STATUNITENSI DICHIARA DI ESSERE “ESTREMAMENTE” O “MOLTO” ORGOGLIOSO DI ESSERE AMERICANO. UNA PERCENTUALE IN CALO DEL 9% RISPETTO ALLO SCORSO ANNO, E DI CINQUE PUNTI RISPETTO AL 2020 – A INFLUIRE, SONO SOPRATTUTTO GLI ELETTORI DEMOCRATICI: SOLO IL 36% SI DICHIARA ORGOGLIOSO, IN CALO RISPETTO AL 62% DI UN ANNO FA, QUANDO C’ERA BIDEN ALLA CASA BIANCA…

Traduzione di un estratto dell’articolo di Jeffrey M. Jones per 

Il 58% degli adulti statunitensi dichiara di essere “estremamente” (41%) o “molto” (17%) orgoglioso di essere americano, con un calo di nove punti percentuali rispetto allo scorso anno e di cinque punti rispetto al minimo precedente del 2020.

Il 41% di “estremamente orgogliosi” non è statisticamente diverso dai minimi precedenti del 38% nel 2022 e del 39% nel 2023, il che indica che la maggior parte del cambiamento di quest’anno è attribuibile a un calo della percentuale di “molto orgogliosi”.

Questi risultati provengono da un sondaggio Gallup condotto dal 2 al 19 giugno, prima dell’azione militare statunitense in Iran del 21 giugno. Non è noto se l’orgoglio nazionale degli americani sia stato influenzato da tale azione.

Oltre al 58% di adulti statunitensi estremamente o molto orgogliosi, il 19% si dichiara “moderatamente” orgoglioso, l’11% “solo un po’” orgoglioso e il 9% “per niente” orgoglioso.

Il 20% che si colloca all’estremità inferiore della scala dell’orgoglio eguaglia sostanzialmente il record del 21% misurato nel 2020. Fino al 2018, meno del 10% degli adulti statunitensi aveva costantemente dichiarato di avere poco o nessun orgoglio nazionale.

Nel gennaio 2001, quando Gallup ha chiesto per la prima volta agli americani quanto fossero orgogliosi, l’87% ha dichiarato di essere estremamente o molto orgoglioso. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, la percentuale è salita al 90% e si è mantenuta a questo livello o superiore tra il 2002 e il 2004.

La percentuale di persone estremamente o molto orgogliose è scesa all’83% nel 2005, ma non si è discostata significativamente da questo valore per gli 11 anni successivi. Nel 2017 si è registrato un nuovo minimo del 75% di persone che si sono dichiarate orgogliose e da allora l’orgoglio nazionale si è ulteriormente deteriorato.

[…]

I democratici sono i principali responsabili del calo dell’orgoglio statunitense di quest’anno, con il 36% che si dichiara estremamente o molto orgoglioso, in calo rispetto al 62% di un anno fa.

È solo la seconda volta che l’orgoglio dei Democratici scende sotto il livello di maggioranza, con un 42% nel 2020, l’ultimo anno della prima amministrazione Trump. Quel sondaggio era stato condotto durante le prime fasi della pandemia COVID-19 e poco dopo l’omicidio di George Floyd da parte degli agenti di polizia di Minneapolis.

[…]

Il livello di orgoglio nazionale dei repubblicani è stato molto più costante, con valori generalmente superiori al 90%, compreso il 92% di quest’anno, in aumento rispetto all’85% del 2024. Gli unici anni in cui meno di nove repubblicani su 10 si sono dichiarati orgogliosi sono stati il 2016 e dal 2020 al 2024. Tutti gli anni, tranne il 2020, sono stati quelli in cui era in carica un presidente democratico.

[…]

Esistono chiare differenze generazionali nell’orgoglio americano: ogni nuova generazione ha una probabilità significativamente inferiore rispetto alla precedente di affermare di essere estremamente o molto orgogliosa di essere americana.

[…] Le due generazioni più giovani, i millennial (nati tra il 1980 e il 1996) e la Generazione Z (nati dopo il 1996), sono le più distinte. Dal 2021 al 2025, meno della metà (41%) degli adulti appartenenti alla Generazione Z è stata estremamente o molto orgogliosa di essere americana, rispetto al 58% dei millennial. Il tasso sale al 71% della Generazione X, al 75% della generazione del baby boom e all’83% della Generazione silenziosa.

Nonostante la loro maggiore espressione di orgoglio, tutte le generazioni, dai millennial alla Silent Generation, hanno registrato un calo di 10 o più punti nelle percentuali di estremamente o molto orgogliosi dal 2001-2005. La maggior parte di questo cambiamento si è verificato a partire dal 2016.

[…]

Implicazioni

All’inizio del XXI secolo, gli adulti statunitensi erano quasi unanimi nel dichiarare di essere estremamente o molto orgogliosi di essere americani. Ma questa unità nazionale si è erosa negli ultimi 25 anni a causa di una combinazione di cambiamenti politici e generazionali.

Oggi i democratici sono molto meno propensi rispetto al passato a esprimere orgoglio per il proprio Paese; di fatto, il loro orgoglio nazionale ha toccato un nuovo minimo storico. Inoltre, la Generazione Z e i millennial sono molto meno orgogliosi del loro Paese di quanto non lo siano i loro anziani.

Questi cambiamenti si sono verificati soprattutto nell’ultimo decennio, in un contesto di maggiore pessimismo sulle prospettive economiche dei giovani, di diffusa insoddisfazione per lo stato della nazione, di maggiori divisioni ideologiche tra i partiti, di immagini sfavorevoli di entrambi i partiti e di intenso rancore partigiano durante le amministrazioni Trump e Biden.

(click here for interactive data)

TRUMP ATTACCA ANCORA POWELL E IL BOARD DELLA FED, SI VERGOGNINO

(ANSA) – NEW YORK, 30 GIU – Donald Trump torna ad attaccare Jerome Powell e il board della Fed. “Dovrebbero vergognarsi. Hanno uno dei lavori più facili e prestigiosi in America e hanno fallito.

Se avessero svolto correttamente il loro lavoro, il nostro paese risparmierebbe miliardi di dollari in interessi”, ha detto Trump sul suo social Truth, sottolineando che la responsabilità è di Powell ma anche del board, che si limita a guardare.

CASA BIANCA,TRUMP HA SCRITTO A POWELL, CHIESTO TAGLIO TASSI

(ANSA) – NEW YORK, 30 GIU – Donald Trump ha scritto al presidente della Fed Jerome Powell esortandolo a tagliare i tassi di interesse. Alla missiva il presidente ha allegato una tabella con i tassi delle maggiori banche centrali al mondo per rafforzare la sua tesi. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.

“I nostri tassi di interesse sono troppo alti”: Trump ha detto a Powell che “come al solito è in ritardo. Sei costato agli americani una fortuna e continui a costare tanto”, ha aggiunto Leavitt.