
KHAMENEI, ‘LA PUNIZIONE CONTRO ISRAELE CONTINUERÀ’
(ANSA) – La Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha promesso che la “punizione continuerà” contro Israele. Lo riporta Al Jazeera. Nella sua prima dichiarazione sui social media dopo gli attacchi statunitensi ai siti nucleari del Paese, Khamenei ha affermato su X: “”Il nemico sionista ha commesso un grave errore, un grave crimine; deve essere punito e lo stiamo facendo, lo stiamo facendo ora”. Il post è accompagnato dall’immagine di un teschio in fiamme con la Stella di David sullo sfondo di edifici in fiamme.
‘TRUMP RINVIA A MARTEDÌ LA PARTENZA PER IL VERTICE NATO’
(ANSA) – Donald Trump rinvia la partenza per il vertice Nato di Amsterdam, probabilmente per la situazione in Iran.
La Casa Bianca aveva annunciato la sua partenza per oggi ma nel programma di lunedì risulta solo una riunione con il Consiglio per la sicurezza nazionale, alle 13 locali (le 19 in Italia). Citando fonti della West Wing, alcuni media, tra cui NewsNation, hanno riferito che il tycoon partirà martedì per il summit dell’Alleanza, in programma il 24 e il 25 giugno.
TRUMP, ‘ANNIENTATI’ I SITI NUCLEARI IN IRAN
(ANSA) – “Tutti i siti nucleari in Iran hanno subito danni monumentali, come mostrato dalle immagini satellitari. Annientamento è un termine esatto!
La struttura bianca mostrata è incastonata profondamente nella roccia, con il tetto ben al di sotto del livello del terreno, e completamente protetto dal fuoco. I danni maggiori si sono verificati ben al di sotto del livello del suolo. Centro!!!”. Così il presidente Usa, Donald Trump, su Truth.
TRUMP ATTACCA L’IRAN E APRE AL CAMBIO DI REGIME
Claudio Salvalaggio per l’ANSA
Con una mossa a sorpresa senza precedenti da parte dei suoi predecessori, Donald Trump ha sferrato un attacco all’Iran, mirando a tre siti nucleari chiave (Fordow, Natanz ed Esfahan), solo due giorni dopo aver dato un ultimatum di due settimane a Teheran per negoziare.
Ed ora per la prima volta apre anche ad un cambio di regime, dopo averlo sempre escluso: “non è politicamente corretto usare il termine ‘cambio di regime’, ma se l’attuale regime iraniano non è in grado di rendere l’Iran di nuovo grande, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime??? Miga!!!”, ha scritto su Truth parafrasando Maga (Make America great again) in Miga per adattarlo all’Iran.
La ‘Midnight Hammer’, ‘Martello di mezzanotte’ come è stata battezzata la missione, rappresenta un vero azzardo che può definire la sua presidenza: positivamente se l’Iran accetterà di trattare, negativamente se sceglierà di rispondere colpendo il personale civile e i 40 mila soldati americani nella regione, trascinando gli Usa in una nuova guerra che Trump aveva promesso di evitare in nome dell’America First.
Massima allerta anche negli Stati Uniti, dove, nel timore di attentati, sono state rafforzate le misure di sicurezza nelle città principali, dalla capitale a New York e Los Angeles, mentre l’opinione pubblica e il Congresso si spaccano.
Tutto dipenderà dalla reazione di Teheran nelle 24-48 ore successive ai raid. Trump, che ha seguito l’operazione nella situation room insieme ai suoi più stretti collaboratori prima di annunciare il blitz su Truth e parlare alla nazione, ha detto di voler ora la pace dopo i danni “monumentali” ai siti nucleari ma ha messo in guardia che gli Usa risponderanno con ancora maggior forza se Teheran colpirà gli Usa.
E ha ribadito, in “un lavoro di squadra”, l’asse con Bibi che ha pregato per lui al Muro del Pianto. Per ora la Repubblica islamica lancia messaggi minacciosi, con la piazza che grida “vendetta”, mentre proseguono gli attacchi reciproci tra Israele (che registra decine di feriti tra Tel Aviv e Haifa) e Iran.
Il Paese degli ayatollah ha accusato Washington di aver fatto “saltare la diplomazia” e di aver “varcato la linea rossa”, minacciando rappresaglie senza limiti se colpirà la guida suprema Ali Khamenei, “la più rossa delle linee rosse”.
“Attacchi oltraggiosi, ci saranno conseguenze eterne”, ha tuonato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che lunedì vola a Mosca da Vladimir Putin in cerca di sostegno.
Teheran ha chiesto intanto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove e’ andato in scena lo scontro tra Usa-Israele da un lato e Russia-Cina-Iran-Pakistan dall’altro.
Preoccupa anche la minaccia ventilata dal Parlamento iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz, dove passa un quarto del traffico globale di petrolio e circa un terzo di quello di gas naturale: il prezzo dell’energia schizzerebbe alle stelle.
“Sarebbe un suicidio”, ha replicato il vicepresidente Usa JD Vance, avvisando che gli Stati Uniti “non sono in guerra con l’Iran, ma con il programma nucleare iraniano”.
Mano tesa anche dal segretario di Stato Marco Rubio, il quale ha ribadito che “è ancora valida” l’offerta di discutere con l’Iran, permettendogli il nucleare civile ma senza l’arricchimento del proprio uranio. Ramoscello d’ulivo dal capo del Pentagono Pete Hegseth: “L’operazione non mirava al cambio di regime, Trump vuole la pace e l’Iran dovrebbe seguirlo”.
Poche ore dopo pero’ il presidente non lo ha escluso. Gli alleati europei non condannano i raid americani ma premono per la ripresa dei negoziati, dalla Ue alle capitali principali, come Parigi, Londra, Berlino e Roma. “È giunto il momento che l’Iran si impegni per una soluzione diplomatica credibile. Il tavolo dei negoziati è l’unico luogo in cui porre fine a questa crisi”, è il monito della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
L’Iran sarà domani anche sul tavolo dei ministri degli Esteri Ue.
L’attacco Usa è stato invece condannato dai Paesi del Golfo e dalla Lega araba, i più esposti nel caso di una ritorsione e di una escalation. Ma anche da Russia e Cina, che hanno denunciato “fermamente” la violazione del diritto internazionale e del trattato di non proliferazione nucleare.
L’Aiea ha reso noto che al momento non sono stati segnalati aumenti dei livelli di radiazioni all’esterno dei siti colpiti.
Anche i “diversi feriti” nei raid, ha riferito Teheran, non mostravano segni di “contaminazione radioattiva”. Secondo il Pentagono, i raid sono stati “efficaci” e tutti e tre i siti hanno subito “danni e distruzione estremamente gravi”.
Ma il direttore generale dell’Agenzia, Rafael Grossi, ha riferito che, mentre Natanz è stata “completamente distrutta” e il sito di Isfahan ha subito “danni molto gravi”, la situazione nei sotterranei nel sito di Fordow è poco chiara.
Alcuni dirigenti iraniani assicurano che Fordow non ha sostenuto danni gravi e che la maggior parte dell’uranio altamente arricchito immagazzinato presso l’impianto era stato trasferito prima dei raid Usa in una località segreta, come lascerebbero intendere anche delle immagini che mostrano un convoglio in movimento pochi giorni fa.
Di certo lo strike è stato devastante, come ha illustrato il capo dello Stato maggiore congiunto Dan Caine, secondo cui si è trattato del “più grande attacco operativo mai effettuato da bombardieri stealth B-2, e la seconda più lunga operazione B-2 mai condotta dopo l’11/9”.
I bombardieri B-2 hanno sganciato su Fordow 14 bombe GBU-57 Massive Ordnance Penetrator, capaci di sfondare bunker, ciascuna del peso di 30.000 libbre. L’operazione ha coinvolto oltre 125 aerei e un sottomarino della Marina Usa nel Golfo Persico.



MEDIA CINA, DA BOMBE USA SULL’IRAN COLPO ALLA SICUREZZA GLOBALE
(ANSA) – L’azione militare Usa contro l’Iran, “in grave violazione degli scopi e dei principi della Carta dell’Onu e del diritto internazionale, non solo aumenta le tensioni in Medio Oriente, ma rischia anche di innescare una crisi più ampia”.
Il Global Times, il tabloid del Quotidiano del Popolo, la voce del Partito comunista cinese, critica duramente in un editoriale l’intervento americano del fine settimana pro Israele nel conflitto contro Teheran, osservando che “ciò che le bombe Usa hanno colpito è il fondamento dell’ordine di sicurezza internazionale. Attaccando gli impianti nucleari sotto la tutela dell’Aiea, Washington ha creato un pericoloso precedente”.
Data la loro natura unica, “i danni a tali siti potrebbero causare gravi perdite nucleari, con il potenziale rischio di disastri umanitari e gravi rischi per la sicurezza regionale.
Le tragiche lezioni del passato, tratte dagli incidenti nucleari di Chernobyl e Fukushima, hanno già dimostrato che le conseguenze delle perdite nucleari non sono una minaccia per un singolo paese, ma hanno un impatto sulle nazioni confinanti e sulla sicurezza globale”.
Utilizzando bombe ‘bunker-buster’ per “ottenere ciò che Israele non è riuscito a fare”, gli Stati Uniti “hanno aumentato deliberatamente il livello di armamenti utilizzati, gettando benzina sul fuoco della guerra e spingendo il conflitto Iran-Israele sempre più verso uno stato incontrollabile”, si legge nell’editoriale. Per l’Iran, l’attacco “è una palese provocazione.
Dopo aver risposto di riservarsi tutte le opzioni per difendere la propria sovranità, i propri interessi e il proprio popolo, Teheran ha lanciato domenica per la prima volta il potente missile Kheibar Shekan contro Israele”. Il parlamento iraniano ha poi votato a favore della chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto critico di transito circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e gas.
Una volta che “sarà bloccato dalla guerra, i prezzi internazionali del petrolio sono destinati a fluttuare drasticamente, mentre la sicurezza del trasporto marittimo globale e la stabilità economica dovranno affrontare serie sfide”, sottolinea l’editoriale-
IRAN: COREA DEL NORD CONDANNA ATTACCO USA A SITI NUCLEARI, “GRAVE VIOLAZIONE DELLA SOVRANITA’ DI TEHERAN”
(Agenzia_Nova) – La Corea del Nord ha duramente condannato i raid aerei statunitensi contro i siti nucleari iraniani, definendoli una “grave violazione della sovranita’ e dell’integrita’ territoriale” dell’Iran.
“Condanniamo con forza l’attacco all’Iran da parte degli Stati Uniti, che ha violato gravemente la Carta delle Nazioni Unite e calpestato i principi fondamentali del diritto internazionale”, ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri nordcoreano citato dall’agenzia di stampa ufficiale “Korean Central News Agency”.
Pyongyang ha attribuito la crisi in atto in Medio Oriente alle “azioni belliche incessanti e all’espansionismo territoriale” di Israele, “tollerati e persino incoraggiati” dall’Occidente.
“La situazione attuale e’ il prodotto inevitabile dell’audacia sconsiderata di Israele e dell’ordine occidentale che l’ha permessa”, si legge nella nota, secondo cui le azioni di Usa e Israele aggravano le tensioni regionali e minacciano la sicurezza globale “sotto il pretesto del mantenimento della pace” e della “rimozione delle minacce”.
Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato ieri che le forze Usa hanno colpito i siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan in Iran.

Il greggio sale con timori su Hormuz, Wti a 74,69 dollari
(ANSA) – Il petrolio è in rialzo dopo le tensioni geopolitiche con l’attacco degli Stati Uniti all’Iran e la minaccia di quest’ultima di chiudere lo Stretto di Hormuz. Il Wti sale dell’1,15% a 74,69 dollari al barile e il Brent guadagna l’1,12% a 77,88 dollari.
Nelle scorse ore il Brent e Wti hanno raggiunto i massimi livelli da gennaio, per poi ridurre i guadagni. Dall’inizio del conflitto, il 13 giugno, il Brent ha registrato un aumento del 13% mentre il Wti ha consolidato i guadagni di circa il 10%.
Euro in lieve calo sul dollaro, a 1,1504
(ANSA) – Euro in lieve calo in apertura di settimana dopo gli attacchi Usa all’Iran. La valuta europea viene scambiata a 1,1504 dollari e segna un ribasso dello 0,16%. La divisa europea è invece in rialzo sullo yen e passa di mano a quota 169,36 (+0,61%)
NYT, SEGNI DI POSSIBILI ATTACCHI A BASI USA IN IRAQ, SIRIA
(ANSA) – Funzionari militari e dell’intelligence americani hanno rilevato segnali secondo cui milizie sostenute dall’Iran si stanno preparando ad attaccare le basi statunitensi in Iraq, e forse in Siria, in rappresaglia per gli attacchi statunitensi in Iran. Lo scrive il New York Times citando un funzionario Usa, precisando che finora tali milizie si sono trattenute e che funzionari iracheni stanno lavorando duramente per dissuaderle dall’agire.
USA A CITTADINI AMERICANI NEL MONDO, FATE PIÙ ATTENZIONE
(ANSA) – In un avviso inviato a tutti gli americani nel mondo e pubblicato domenica sul suo sito web, il Dipartimento di Stato Usa ha invitato tutti i cittadini statunitensi all’estero a prestare attenzione. “Il conflitto tra Israele e Iran ha causato interruzioni dei viaggi e la chiusura periodica dello spazio aereo in tutto il Medio Oriente”, spiega l’avviso.
“Esiste il rischio di manifestazioni contro i cittadini statunitensi e i loro interessi all’estero. Il Dipartimento di Stato consiglia ai cittadini statunitensi di tutto il mondo di prestare maggiore attenzione”, è il monito.
MISSILI DALL’IRAN, ALLARME IN TUTTO IL CENTRO DI ISRAELE
(ANSA) – Le sirene d’allarme stanno suonando a Tel Aviv, Gerusalemme e in tutto il centro di Israele per il lancio di missili dall’Iran.
IDF, BOMBARDAMENTI IN CORSO NELL’OVEST DELL’IRAN
(ANSA) – L’Aeronautica militare israeliana (Iaf) sta bombardando infrastrutture militari a Kermanshah, nell’Iran occidentale: lo rende noto l’Esercito (Idf) su Telegram.
IRAN ALL’ONU, ‘USA LANCIATO GUERRA CON PRETESTI ASSURDI’
(ANSA-AFP) – Gli Stati Uniti hanno lanciato una “guerra” contro l’Iran “con pretesti assurdi e inventati”: è l’accusa rivolta a Washingon dall’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite durante il Consiglio di Sicurezza.
“Gli Stati Uniti, membro permanente di questo Consiglio,hanno fatto nuovamente ricorso alla forza illegale, hanno lanciato una guerra contro il mio Paese, con pretesti assurdi e inventati: per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari”, ha dichiarato Amir Saeid Iravani durante una riunione di emergenza del Consiglio, richiesta dal suo Paese dopo gli attacchi statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani.

L’ATOMO FUGGENTE: IL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO NON SI PUÒ DISTRUGGERE CON LE BOMBE – L’URANIO ARRICCHITO ERA STATO PROBABILMENTE SPOSTATO DAL SITO NUCLEARE DI FORDOW. GLI IMPIANTI HANNO SUBITO DANNI INGENTI, MA NON DEFINITIVI – IN TRE DECENNI L’IRAN HA ACQUISITO GRAN PARTE DELLE CONOSCENZE PER COSTRUIRE UNA BOMBA, CHE NON POSSONO ESSERE ELIMINATE CON CAMPAGNE MILITARI. AL MASSIMO, I RAID POSSONO RITARDARE LA COSTRUZIONE DELLA BOMBA (MA TRA QUALCHE ANNO IL PROBLEMA SI PORREBBE DI NUOVO…)
Media si interrogano su efficacia raid Usa in Iran e su uranio
(ANSA) – Il giorno dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che il programma nucleare iraniano era stato “completamente e totalmente annientato” dalle bombe americane anti-bunker e da una raffica di missili, lo stato effettivo del programma sembrava molto più confuso, con alti funzionari che ammettono di non conoscere il destino delle riserve di uranio iraniano arricchito ad un livello vicino a quello necessario per una bomba. Riserve che gli iraniani potrebbero aver messo in salvo in tempo.
I dubbi rimbalzano sui media Usa.
“Lavoreremo nelle prossime settimane per assicurarci di fare qualcosa con quel combustibile e questo è uno degli argomenti su cui parleremo con gli iraniani”, ha detto lo stesso vicepresidente J.D. Vance ad Abc, riferendosi ad una quantità di uranio sufficiente a produrre nove o dieci armi atomiche.
Ciononostante, ha sostenuto che il potenziale del paese per trasformare quel combustibile in armi e’ stato sostanzialmente ridimensionato perché non ha più le attrezzature per trasformarlo in armi operative.
Nel briefing con i giornalisti, is Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, Dan Caine, hanno evitato le affermazioni massimaliste di Trump sul successo dell’operazione. E hanno affermato che una valutazione iniziale dei danni subiti in battaglia in tutti e tre i siti colpiti dai bombardieri B-2 dell’Aeronautica Militare e dai missili Tomahawk della Marina ha mostrato “gravi danni e distruzione”. Ma gli esperti dicono che serviranno settimane per capire quanto l’attacco e’ stato devastante ed efficace.
Gli Stati Uniti indagano su quanto sia stato distrutto il programma nucleare iraniano e su quanto rimanga ancora da fare
Michael R. Gordon, Lara Seligman e Laurence Norman per il

I funzionari dell’amministrazione Trump hanno dichiarato domenica che gli attacchi aerei e missilistici contro le infrastrutture nucleari iraniane sono stati un colpo devastante che ha probabilmente fatto regredire il programma nucleare iraniano per anni.
Ma Israele e gli Stati Uniti potrebbero comunque scoprire che la battaglia pluridecennale condotta contro le attività nucleari di Teheran potrebbe continuare all’infinito se gli iraniani riuscissero a trasferire alcune delle loro scorte di uranio altamente arricchito e altre attrezzature prima dell’attacco dell’esercito americano.
Il generale dell’aeronautica Dan Caine, presidente degli Stati Maggiori Riuniti, ha dichiarato domenica ai giornalisti che l’operazione è stata “progettata per degradare gravemente” l’infrastruttura nucleare iraniana. Ma ha detto che sono necessarie ulteriori valutazioni dei danni prima che il Pentagono possa escludere la possibilità che una parte della capacità nucleare iraniana sia rimasta.
L’attacco a sorpresa degli Stati Uniti è stato lanciato un minuto dopo la mezzanotte di sabato mattina, quando sette bombardieri B-2 stealth sono decollati dalla base aerea di Whiteman, nel Missouri, trasportando 14 bombe bunker da 30.000 libbre.
I bombardieri hanno volato per 18 ore, rifornendosi più volte in volo e collegandosi con una serie di caccia americani avanzati.
[…] In totale, i bombardieri hanno sganciato 14 bombe pesanti, note come Massive Ordnance Penetrators, contro gli impianti nucleari di Fordow e Natanz tra le 18:40 e le 19:05, ora orientale.
Il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che gli attacchi aerei e missilistici sono stati così decisivi da aver bloccato l’unica opzione nota di Teheran per sviluppare armi nucleari.
“Penso che ci vorranno molti, molti anni prima che gli iraniani siano in grado di sviluppare un’arma nucleare”, ha dichiarato Vance a “Meet the Press” della NBC.
Ma alcuni esperti hanno sottolineato le incertezze sullo stato del programma iraniano, sollevando la possibilità che gli Stati Uniti e Israele debbano ancora tenere sotto controllo l’Iran per gli anni a venire, per essere sicuri che non stia cercando di ricostruire il suo programma nucleare – e persino usare di nuovo la forza per impedirlo.
“Possiamo ragionevolmente supporre che le centrifughe di Fordow e Natanz siano state distrutte”, ha dichiarato in un’intervista Richard Nephew, ex negoziatore con l’Iran durante le amministrazioni Biden e Obama. “Ma non sappiamo ancora se si tratta di tutte le centrifughe. E non sappiamo cosa potrebbero aver portato via prima dell’attacco, soprattutto le scorte di uranio arricchito dell’Iran”.
[…] L’Iran ha sempre insistito sul fatto che il suo programma nucleare è puramente pacifico, destinato a scopi civili. I funzionari dell’amministrazione Trump non hanno abbandonato l’obiettivo di raggiungere un accordo con l’Iran che possa risolvere le questioni relative alle capacità residue e al lavoro futuro dell’Iran.
Vance ha alluso a questa possibilità in un’apparizione televisiva di domenica a “This Week” della ABC. Alla domanda se l’Iran potrebbe ancora conservare una scorta di uranio già arricchito, ha sostenuto che sarebbe inutile senza gli altri componenti del programma iraniano, ma ha aggiunto che si tratta comunque di una capacità che gli Stati Uniti vogliono eliminare.
“Nelle prossime settimane lavoreremo per garantire che si faccia qualcosa con quel combustibile e questa è una delle cose di cui parleremo con gli iraniani”, ha detto Vance.
[…]
Grossi ha dichiarato che Fordow, che è stata bersagliata da una dozzina di bombe bunker che gli Stati Uniti hanno sganciato, ognuna delle quali trasportava l’equivalente di circa quattro tonnellate di TNT, è stata colpita direttamente. Tuttavia, ha avvertito che “il grado di danno all’interno dei capannoni di uranio non può essere determinato con certezza”.
Le immagini satellitari raccolte dalla Maxar Technologies dopo l’attacco di sabato mostrano diversi grandi buchi in una cresta sopra l’installazione sotterranea. Alcuni dei colpi sono apparsi vicini al sistema di ventilazione, un potenziale punto debole nella progettazione del sito. Gli attacchi hanno lasciato il sito coperto da uno strato di cenere grigio-blu.
Natanz è stata colpita da due bunker buster, mentre Isfahan è stata colpita da più di due dozzine di missili da crociera lanciati dal mare, anche se non è chiaro se tutti i depositi sotterranei di uranio arricchito dell’impianto siano sepolti sotto cumuli di macerie o siano stati spostati prima dell’attacco.
In tre decenni l’Iran ha acquisito gran parte delle conoscenze per costruire una bomba, che non possono essere eliminate con campagne militari, hanno detto gli analisti.
“Non esiste una soluzione militare che possa eliminare completamente questo programma”, ha dichiarato Dana Stroul, ex vice segretario alla Difesa per il Medio Oriente nell’amministrazione Biden.
Allo stesso tempo, alcuni esperti ed ex funzionari ritengono che i danni causati dalle forze statunitensi e israeliane complicherebbero enormemente qualsiasi tentativo dell’Iran di sviluppare segretamente una bomba nucleare.
Oltre agli attacchi statunitensi e israeliani potenzialmente paralizzanti contro i siti di arricchimento noti dell’Iran, Israele ha attaccato altri luoghi chiave. Tra questi, l’impianto di conversione per la produzione di uranio che può essere arricchito e un sito per la conversione dell’uranio arricchito nel metallo necessario per la bomba.
Israele ha anche attaccato gli impianti di produzione di centrifughe in tutto il Paese, necessari per realizzare le macchine necessarie all’arricchimento.
Sebbene molti dei componenti di cui l’Iran avrebbe bisogno per un programma nucleare possano essere ricostruiti, ricreare in segreto questa catena di approvvigionamento di attrezzature per un’arma sarebbe difficile, anche a causa dell’efficacia con cui l’intelligence israeliana ha spiato il lavoro nucleare dell’Iran.
Gary Samore, esperto di non proliferazione e direttore del Crown Center for Middle East Studies della Brandeis University, ha dichiarato: “Sebbene l’Iran conservi scienziati nucleari, conoscenze e uranio arricchito e forse qualche residuo del suo programma di arricchimento, la ricostruzione sarà molto difficile e richiederà molto tempo e sarà vulnerabile a ulteriori sabotaggi e persino ad attacchi militari”.




“TRUMP CAPISCE DA CHE PARTE STA PUTIN?” – THOMAS FRIEDMAN SUL “NEW YORK TIMES”: “L’IRAN E LA RUSSIA SONO STRETTI ALLEATI PER UN MOTIVO. L’IRAN HA FORNITO ALLA RUSSIA I DRONI CHE HA USATO PER UCCIDERE PIÙ EFFICACEMENTE GLI UCRAINI. NON CHIEDO A TRUMP DI SGANCIARE UNA BOMBA SULLA RUSSIA, MA DI FORNIRE ALL’UCRAINA LO STESSO SOSTEGNO CHE STA DANDO A ISRAELE PER SCONFIGGERE HAMAS E L’IRAN. È LA STESSA GUERRA. PUTIN E GLI AYATOLLAH VOGLIONO LO STESSO TIPO DI MONDO…”
Traduzione di un estratto dell’articolo di Thomas L. Friedman per

Ci sono così tante cose da dire sulla scia del bombardamento statunitense di tre impianti nucleari iraniani che è facile perdersi nei dettagli. Per ora, quindi, cercherò di fare un passo indietro e di esplorare le forze globali, regionali e locali che stanno dando forma a questa storia. Cosa sta succedendo davvero?
È un dramma molto, molto grande, e non è limitato al Medio Oriente.
A mio avviso, l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin nel 2022, con l’unico obiettivo di cancellare la sua democrazia dalla carta geografica e assorbirla nella Russia, e gli attacchi a Israele nel 2023 da parte di Hamas e dei procuratori dell’Iran in Libano, Yemen e Iraq, sono manifestazioni di una lotta globale tra le forze dell’inclusione e le forze della resistenza.
Si tratta di una lotta tra Paesi e leader che vedono il mondo e le loro nazioni beneficiare di un maggiore commercio, di una maggiore cooperazione contro le minacce globali e di una governance più dignitosa, se non addirittura democratica, contro i regimi i cui leader prosperano nel resistere a queste tendenze, perché il conflitto permette loro di mantenere i loro popoli a terra, i loro eserciti forti e il furto dei loro tesori facile.
Le forze dell’inclusione si sono costantemente rafforzate. Nel 2022 l’Ucraina si stava avvicinando all’ingresso nell’Unione Europea. Sarebbe stata la più grande espansione di un’Europa intera e libera dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989, perché avrebbe aggiunto all’Occidente un’enorme potenza agricola, tecnologica e militare e avrebbe lasciato la Russia più isolata – e con un’aria più stonata per il suo stesso popolo – che mai.
Nello stesso periodo, l’amministrazione Biden stava facendo rapidi progressi su un accordo per la creazione di un’alleanza di sicurezza tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. In cambio, l’Arabia Saudita avrebbe normalizzato le relazioni con Israele e quest’ultimo avrebbe iniziato i colloqui con i palestinesi per la creazione di un possibile Stato. Questa sarebbe stata la più grande espansione di un Medio Oriente integrato dopo il trattato di pace di Camp David tra Egitto e Israele del 1979.
In breve, l’Ucraina sembrava pronta a unirsi all’Occidente e Israele all’Oriente.
Che cosa è successo? Putin ha invaso l’Ucraina per fermare il primo movimento e Hamas e gli altri proxy dell’Iran hanno attaccato Israele per fermare il secondo.
Pertanto, la mia prima domanda all’indomani dell’attacco di domenica mattina è la seguente: Il Presidente Trump capisce da che parte sta Putin in questa lotta globale?
L’Iran e la Russia sono stretti alleati per un motivo. L’Iran ha fornito alla Russia i droni che ha usato per uccidere più efficacemente i soldati e i civili ucraini. Non chiedo a Trump di sganciare una bomba sulla Russia, ma gli chiedo di fornire all’Ucraina il sostegno militare, economico e diplomatico di cui ha bisogno per resistere alla Russia, proprio come gli Stati Uniti stanno facendo per Israele per sconfiggere Hamas e l’Iran.
È la stessa guerra. Putin e gli ayatollah vogliono lo stesso tipo di mondo. Un mondo sicuro per l’autocrazia, sicuro per la teocrazia, sicuro per la loro corruzione; un mondo libero dai venti delle libertà personali, dello Stato di diritto, della libera stampa; un mondo sicuro per l’imperialismo russo e iraniano contro i vicini dalla mentalità indipendente.
La Cina ha sempre avuto un piede in ogni campo. La sua economia dipende da un mondo di inclusione sano e in crescita, ma la sua leadership politica ha anche mantenuto forti legami con il mondo della resistenza. Così Pechino gioca in entrambe le leghe: compra petrolio dall’Iran ma è sempre preoccupata che se l’Iran ottenesse una bomba nucleare, potrebbe un giorno darne una copia ai separatisti musulmani dello Xinjiang.
Detto questo, gli acquisti di petrolio della Cina dall’Iran sono una parte cruciale di questa storia. Questi acquisti sono la principale fonte di reddito esterno di Teheran, che ha permesso di finanziare Hamas, Hezbollah e (fino a poco tempo fa) la Siria. […] le vendite di petrolio alla Cina rappresentano oggi il 6% dell’economia iraniana e circa la metà della spesa pubblica.
Ora guardiamo a questa lotta da un punto di vista puramente mediorientale. In questo caso ho una prospettiva molto personale. Per pura coincidenza, ho iniziato la mia carriera come corrispondente estero dell’U.P.I. a Beirut nel 1979.
Ecco le quattro grandi storie di cui mi occupai in quel primo anno […]: la rivoluzione islamica in Iran che rovesciava lo scià, la presa della Grande Moschea della Mecca da parte di jihadisti puritani che cercavano di rovesciare la famiglia regnante saudita, la firma del trattato di pace di Camp David tra Israele ed Egitto e, meno nota ma non meno importante, l’apertura del porto di Jebel Ali a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, che sarebbe diventato uno dei più grandi al mondo.
[…]
Iniziò così una titanica lotta regionale tra le forze dell’inclusione e della resistenza in Medio Oriente. Da una parte c’erano gli Stati pronti ad accettare Israele, a patto che facesse progressi con i palestinesi, e che cercavano anche di integrare più intimamente la regione con l’Occidente e l’Oriente.
Dall’altra parte c’erano le forze di resistenza guidate dall’Iran, dai Fratelli Musulmani e da vari movimenti sunniti puritani e jihadisti […]
Tutti hanno cercato di cacciare le influenze occidentali dall’area, Israele dall’esistenza e i governi filoamericani – come quelli di Giordania, Egitto e della famiglia regnante saudita – dal potere.
Gli Stati Uniti e Israele hanno combattuto questa guerra con i loro eserciti, mentre gruppi come Al Qaeda e l’ISIS lo hanno fatto con cellule terroristiche e l’Iran lo ha fatto creando lentamente una rete di eserciti per procura in Libano, Siria, Yemen e Iraq che ha permesso all’Iran di controllare indirettamente tutti e quattro i Paesi – e di ottenere persino un punto d’appoggio in Cisgiordania e a Gaza.
Teheran non ha mai dovuto rischiare un solo soldato; ha lasciato che siriani, libanesi, iracheni, yemeniti e palestinesi morissero per i suoi interessi. Sì, i problemi del Medio Oriente sono il prodotto non solo dell’occupazione israeliana, ma anche dell’imperialismo iraniano – tra le altre cose.
Un paio di anni fa, ho citato Nadim Koteich, analista politico libanese emiratino e direttore generale di Sky News Arabia, che ha affermato che la rete di resistenza iraniana cercava di “unire milizie, rifiutanti, sette religiose e leader settari”.
L’obiettivo era quello di creare un asse anti-israeliano, anti-americano e anti-occidentale che potesse contemporaneamente fare pressione su Israele a Gaza, in Cisgiordania e al confine con il Libano – così come sugli Stati Uniti nel Mar Rosso, in Siria, in Iraq e in Arabia Saudita da tutte le direzioni.
Al contrario, ha aggiunto Koteich, gli Stati Uniti, i loro alleati arabi e Israele hanno cercato di intrecciare e integrare mercati globali e regionali – invece di fronti di battaglia – che presentavano conferenze d’affari, organizzazioni giornalistiche, élite, fondi d’investimento, incubatori tecnologici e importanti rotte commerciali.
Questa rete di inclusione ha superato i confini tradizionali, “creando una rete di interdipendenza economica e tecnologica che ha il potenziale per ridefinire le strutture di potere e creare nuovi paradigmi di stabilità regionale”, ha affermato.
Coloro che mettono in guardia da un cambio di regime a Teheran spesso indicano l’Iraq come una storia cautelativa. Ma questa analogia è sbagliata. Lo sforzo americano di costruzione della nazione in Iraq è fallito per anni in gran parte (ma non esclusivamente) a causa dell’Iran, non a dispetto di esso.
Teheran, con l’aiuto del suo proxy in Siria, ha fatto tutto il possibile per sabotare il cambio di regime in Iraq, sapendo che se gli Stati Uniti fossero riusciti a creare un governo multisettario, ragionevolmente democratico e laico a Baghdad, sarebbe stata un’enorme minaccia per la teocrazia iraniana, proprio come una democrazia ucraina filo-occidentale di successo sarebbe stata un’enorme minaccia per la cleptocrazia di Putin.
Tra l’altro, nessuno lo sa meglio del nuovo, fragile e democratico governo siriano, che è stato riluttante a condannare i bombardamenti di Israele sull’Iran. Questo è un segno che i siriani sanno chi ha tenuto al potere il loro tiranno, Bashar al-Assad, per tutti questi anni: L’Iran.
C’è da scommettere che molti sunniti e sciiti in Libano e in Iraq fanno tranquillamente il tifo per Trump e per il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Credo che la maggioranza di questi Paesi non voglia far parte della resistenza.
Per la prima volta dopo decenni, uno Stato siriano e uno Stato libanese vengono ricostruiti da leader decenti – in modo imperfetto, certo, ma con molta meno manipolazione ideologica straniera. L’assenza dell’influenza maligna dell’Iran non è una coincidenza. È un prerequisito per questo.
L’altro prerequisito è stato l’emergere del principe ereditario Mohammed bin Salman in Arabia Saudita negli ultimi otto anni. La sua missione, anche se non è mai stata dichiarata a parole, è stata quella di invertire le tendenze puritane che hanno attanagliato l’Arabia Saudita e che sono state esportate, dopo il fallimento della presa di potere da parte dei jihadisti, quando la famiglia regnante saudita ha cercato di proteggersi da una replica rendendo l’Arabia Saudita, e la regione, più religiosa.
La rielaborazione di Mohammed dell’Arabia Saudita come il più grande motore per il commercio regionale, gli investimenti e la riforma dell’Islam è stata un’aggiunta vitale per gli integrazionisti nel mondo arabo. È un leader imperfetto che ha commesso alcuni gravi errori, non ultimo l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi da parte del suo governo, ma sta anche invertendo la svolta fondamentalista saudita del 1979, il che è enorme.
Non faccio previsioni su cosa accadrebbe in Iran se il regime cadesse. Potrebbe essere caos su caos. Potrebbe anche contribuire a liberare il popolo iraniano e i suoi vicini dall’instabilità prodotta dall’Iran.
Ma questo non è l’unico prerequisito per un finale decente di questo dramma. Scendiamo ora un livello più profondo e concentriamoci solo su Israele.
Sono un grande sostenitore del fatto che due (e talvolta tre) cose contraddittorie possono essere vere allo stesso tempo. E una di queste contraddizioni oggi è che Israele è una democrazia con molte persone che vogliono far parte del mondo dell’inclusione. Ma ha un governo messianico che è il più estremo della sua storia e aspira apertamente ad annettere la Cisgiordania e forse anche Gaza. Questa aspirazione è una minaccia fondamentale per gli interessi americani, per gli interessi di Israele e per gli interessi degli ebrei di tutto il mondo.
Per parafrasare qualcosa che il mio amico Nahum Barnea, un editorialista israeliano dello Yedioth Ahronoth, mi ha detto l’altro giorno: Mi opporrò senza vergogna all’agenda annessionista di Netanyahu, al suo rifiuto di prendere in considerazione uno Stato palestinese a condizioni sicure e al suo tentativo di rovesciare la Corte Suprema di Israele, come se Israele non fosse in guerra con l’Iran.
E loderò senza vergogna Netanyahu per aver affrontato il terribile regime iraniano, come se Israele non fosse nella morsa dei suoi suprematisti ebrei guidati da Bibi, che a loro modo minacciano un Medio Oriente più inclusivo.
Elogerò senza vergogna Trump per gli sforzi volti a ridurre le capacità dell’Iran di costruire bombe nucleari, come se non fosse impegnato in un pericoloso progetto autocratico in patria. E mi opporrò con tutte le mie forze alle mosse autocratiche di Trump in patria, come se non stesse affrontando l’autocrazia iraniana all’estero. Sono tutte cose vere e vanno dette.
Se vogliamo che le forze dell’integrazione trionfino in questa regione, ciò che Trump ha fatto militarmente oggi è necessario, ma non sufficiente.
Il vero colpo di grazia all’Iran e a tutti i resistenti […] è che Trump dica a Netanyahu: “Esci da Gaza in cambio di un cessate il fuoco da parte di Hamas e della restituzione di tutti gli ostaggi israeliani.
Lasciate che una forza di pace araba si trasferisca lì, benedetta da un’Autorità palestinese riformata, e poi iniziate quello che dovrà essere un lungo processo di costruzione di una struttura di governo credibile da parte dei palestinesi, in cambio di uno stop a tutte le costruzioni di insediamenti israeliani in Cisgiordania. In questo modo si creerebbero le condizioni migliori per la nascita di uno Stato palestinese”.
Se Trump riuscirà a combinare la riduzione del potere dell’Iran con la costruzione di una soluzione a due Stati – e aiuterà l’Ucraina a resistere alla Russia con la stessa disinvoltura con cui sta aiutando Israele a resistere all’Iran – darà un contributo reale alla pace, alla sicurezza e all’inclusione sia in Europa che in Medio Oriente che sarebbe storico.
RUBIO, ‘CINA PREMA SU IRAN CONTRO CHIUSURA STRETTO HORMUZ’
(ANSA) – Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha invitato la Cina a sollecitare l’Iran a non chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi di Washington contro i siti nucleari di Teheran.
“Incoraggio il governo cinese a contattarli in merito, perché dipendono fortemente dallo Stretto di Hormuz per il loro petrolio”, ha detto Rubio, che è anche consigliere per la Sicurezza nazionale, parlando a Fox News dopo che il Parlamento iraniano ha approvato il blocco strategico dello Stretto attraverso cui transita oltre il 20% di petrolio e gas mondiale demandando la decisione finale al Consiglio supremo di sicurezza nazionale.
CREMLINO, PAESI TERZI NON POSSONO DECIDERE CAMBI DI REGIME
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – Un cambio di regime in Iran non può avvenire per decisione di “Paesi terzi”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in merito alle dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump in merito.
“Crediamo che solo il popolo di un Paese abbia il diritto di decidere il destino della leadership di quel Paese, ma in nessun caso Paesi terzi o la leadership di Paesi terzi dovrebbero farlo”, ha sottolineato Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
PUTIN A ARAGHCHI, ‘STIAMO SOSTENENDO POPOLO IRANIANO’
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – La Russia sta facendo sforzi per sostenere il popolo iraniano. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin ricevendo al Cremlino il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Lo riferiscono le agenzie russe.
PUTIN, ‘INVIO I MIEI MIGLIORI AUGURI A KHAMENEI’
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – Il presidente russo Vladimir Putin, ricevendo oggi al Cremlino il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, gli ha chiesto di porgere “i suoi migliori auguri sia al presidente iraniano che al supremo leader religioso”, Ali Khamenei. Lo riferiscono le agenzie russe
IRAN: KATZ CONFERMA, ‘STIAMO ATTACCANDO CARCERE EVIN E QUARTIER GENERALE PASDARAN’**
(Adnkronos) – L’esercito israeliano sta attaccando il carcere di Evin. Lo ha confermato il ministro Israel Katz in una dichiarazione, secondo cui l’Idf “sta attualmente colpendo con una forza senza precedenti gli obiettivi del regime e gli organi di repressione governativa nel cuore di Teheran, tra cui il quartier generale dei Basij, la prigione di Evin per i prigionieri politici e gli oppositori del regime, l’orologio per la ‘Distruzione di Israele’ in Piazza della Palestina, il quartier generale della sicurezza interna delle Guardie Rivoluzionarie, il quartier generale dell’ideologia e altri obiettivi del regime”.
MOSCA, ‘CONTATTI CON GLI USA IN CORSO ANCHE SULL’IRAN’
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – “I contatti con gli americani sono in corso. Anche sull’Iran”. Lo ha dichiarato il consigliere del Cremlino per la politica estera, Yuri Ushakov, citato dalla Tass.
AIEA CHIEDE ALL’IRAN ACCESSO A SCORTE DI URANIO ARRICCHITO
(ANSA-AFP) – VIENNA, 23 GIU – Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha chiesto l’accesso ai siti nucleari iraniani per determinare la sorte delle scorte di uranio arricchito a un livello prossimo alla soglia di progettazione per una bomba atomica.
“Dobbiamo consentire agli ispettori di tornare sul sito e fare un inventario delle scorte di uranio, in particolare dei 400 kg arricchiti al 60%”, ha dichiarato Rafael Grossi a una riunione di emergenza a Vienna. Ha aggiunto che Teheran gli aveva inviato una lettera il 13 giugno in cui si segnalava l’attuazione di “misure speciali per proteggere apparecchiature e materiali nucleari”.
AIEA, PREVEDIAMO DANNI SIGNIFICATIVI NEI TUNNEL DI FORDOW
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – I bombardamenti americani hanno probabilmente causato danni “molto significativi” alle aree sotterranee dell’impianto iraniano di arricchimento dell’uranio di Fordow anche se nessuno può ancora determinarne l’entità: lo afferma Rafael Grossi, responsabile dell’organismo di controllo nucleare delle Nazioni Unite, come riporta il Times Of Israel.
“Dato il carico esplosivo utilizzato e la natura estremamente sensibile alle vibrazioni delle centrifughe, si prevede che si siano verificati danni molto gravi”, ha affermato Grossi in una dichiarazione durante una riunione di emergenza del Consiglio dei governatori dell’Aiea.
MEDIA, RAID ISRAELIANO HA COLPITO INGRESSO DEL CARCERE EVIN
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – L’attacco aereo israeliano ha colpito anche la famigerata prigione di Evin a Teheran. Lo riporta Iran International, secondo cui l’attacco ha colpito il cancello d’ingresso della prigione, apparentemente per consentire ai prigionieri di evadere.
La prigione di Evin è un complesso vasto e fortemente fortificato in cui l’Iran ha incarcerato prigionieri politici, giornalisti, accademici, attivisti per i diritti umani e altre persone.
IRAN: NBC, A TRUMP MESSAGGIO TEHERAN, ATTIVEREMO CELLULE DORMIENTI
(Adnkronos) – Le prossime 48 ore saranno le più preoccupanti per gli Stati Uniti nell’ottica di una possibile reazione di Teheran all’attacco contro i suoi siti nucleari.
Lo dicono a Nbc News due fonti della difesa americana e un funzionario della Casa Bianca, secondo cui non è ancora chiaro se la rappresaglia colpirà obiettivi interni americani o all’estero o entrambi.
La stessa emittente rivela che nei giorni prima dell’ordine finale dato da Donald Trump, l’Iran ha inviato un messaggio privato al presidente avvertendolo che avrebbero risposto a un eventuale attacco attivando cellule terroristiche dormienti per condurre attacchi terroristici su suolo americano.
E l’avvertimento sarebbe stato trasmesso a Trump attraverso un intermediario durante il G7 in Canada, che il presidente aveva lasciato anticipatamente.
CAPO ESERCITO IRAN, ‘GLI USA SONO ENTRATI IN GUERRA’
(ANSA) – “Gli Stati Uniti, continuando a sostenere incondizionatamente il barbarico e aggressivo regime sionista, sono entrati apertamente e direttamente in guerra violando la sovranità dell’Iran islamico e il sacro suolo del nostro Paese”: lo ha affermato il capo di stato maggiore dell’Esercito iraniano, Abdolrahim Mousavi.
La Repubblica islamica non farà “mai marcia indietro”, ha aggiunto, come riferisce Mehr, sottolineando che le forze armate iraniane sono pronte per “qualsiasi azione”.
PARIGI, ‘NO AL CAMBIO DI REGIME IN IRAN CON LA FORZA’
(ANSA) – “Respingiamo ogni tentativo di organizzare un cambio di regime” in Iran “con la forza, crediamo nel diritto dei popoli di autodeterminarsi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, all’arrivo al Consiglio Ue Esteri.
FRANCIA, ‘ILLUSORIO PENSARE A CAMBIO REGIME IRAN CON LE BOMBE’
(ANSA) – Pensare ad un cambiamento di regime in Iran “attraverso la forza” è “illusorio”, secondo il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot.
Il capo del Quai d’Orsay ha insistito questa mattina sul “rischio esistenziale per l’Europa rappresentato dal programma nucleare iraniano”: “L’Europa – ha detto Barrot – può portare la sua esperienza, la sua competenza”, ha aggiunto, ricordando che la riunione di venerdì scorso a Ginevra è stata “aperta con le autorità iraniane”.
Il ministro, che ha lanciato un appello alla “soluzione” della crisi “attraverso il negoziato”, ha respinto “qualsiasi tentativo di organizzare un cambio di regime attraverso la forza”: “Sarebbe illusorio e pericoloso pensare di poter provocare un cambiamento del genere con la forza e le bombe”.
BERLINO, ‘CAMBIO REGIME IN IRAN? PER GLI USA NON È L’OBIETTIVO’
(ANSA) – “Mi attengo a quanto dichiarato ufficialmente dal vicepresidente J.D. Vance, ovvero che il cambio di regime non è l’obiettivo degli Stati Uniti, anche Israele lo ha spiegato e credo che sia così che” le dichiarazioni “dovrebbero essere interpretate”.
Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo al Consiglio Ue Esteri, interpellato sulla possibilità che Donald Trump si prefigga l’obiettivo di un cambio di regime portando a un’ulteriore escalation. “E’ assolutamente chiaro che l’Iran deve capire di aver oltrepassato i limiti” sul programma di arricchimento nucleare, ha aggiunto.

Gli Usa colpiscono l’Iran da aerei invisibili e sottomarini. Le superbombe sui siti dell’uranio.
In azione 125 jet: i B-2 protetti dai caccia. Il diversivo sul Pacifico, poi l’assalto dal cielo con 14 Mop dalla potenza di mezza atomica. Per distruggere le centrali anche una pioggia di Tomahawk lanciati dalla flotta americana
Non c’era mai stata una potenza simile concentrata su un solo obiettivo: il “Martello di Mezzanotte” scatenato da Donald Trump contro l’Iran ha fatto piovere sui laboratori sotterranei di Fordow una carica distruttiva impressionante, pari a metà di quella di una bomba nucleare tattica. Una lezione rivolta non soltanto agli ayatollah, ma a tutti gli avversari degli Stati Uniti: «Possiamo colpire dovunque nel mondo senza venire avvistati», ha commentato il ministro della Difesa trumpiano Pete Hegseth.

L’operazione per azzerare il programma nucleare di Teheran è stata affidata ai bombardieri “invisibili ai radar” B-2 Spirit, somiglianti a colossali pipistrelli con ali lunghe 52 metri. Sono la macchina bellica più avanzata e costosa – circa due miliardi di dollari per un singolo aereo – sviluppata ai tempi della Guerra Fredda: da oltre un quarto di secolo gli viene affidato il compito di infliggere il primo attacco, come hanno fatto contro la Serbia nel 1999 e contro l’Iraq nel 2003. Questa volta però è stata mobilitata praticamente l’intera flotta di B-2, di cui esistono soltanto diciannove esemplari.
Nove sono decollati dalla base di Whiteman nel Missouri, rendendo manifesta la loro posizione: si sono mossi verso il Pacifico, mentre sui social il loro spostamento veniva seguito minuto per minuto. Si trattava di un diversivo: altri sette B-2 sono partiti nel segreto totale in direzione opposta. Con numerosi rifornimenti in volo – uno dei quali tra la Sicilia e Creta – hanno superato l’Atlantico e il Mediterraneo, poi sono passati sull’Arabia Saudita impiegando diciotto ore per raggiungere i confini iraniani. Per la coppia di piloti a bordo è stata un’attività di routine: «Quando ti addestri a restare in aria per trenta-quaranta ore, una trasferta sotto le venti ore è una passeggiata», ha raccontato il capitano Chris “Thunder” Beck. I due ufficiali si alternano ai comandi, ogni paio d’ore fanno una pennica e si impegnano per mantenere la concentrazione: «La spedizione sull’Iran è uno scenario a cui tutti si sono preparati molte volte per tanti anni», ha spiegato il generale Mark Weatherington, ex numero due dell’aviazione strategica Usa.
Subito dopo il tramonto, mentre i sette cavalieri dell’Apocalisse solcavano i cieli, un’ondata di caccia israeliani si è abbattuta sulle postazioni dei Guardiani di Rivoluzione nella zona di Bandar Abbas: hanno demolito centrali di coordinamento, radar e batterie contraeree, aprendo una breccia nelle difese sul fianco sud per favorire l’incursione statunitense. Intorno all’una e mezzo di notte, il Pentagono ha fatto entrare in azione la scorta. Caccia stealth F-35 hanno oscurato lo spettro elettromagnetico, disturbando le emissioni radar e le comunicazioni radio. Gli EF-18 Prowler della portaerei “Vinson” hanno seminato missili che individuano i radar e gli F-22 Raptor si sono appostati per abbattere eventuali intercettori nemici, sotto il coordinamento delle centrali volanti E-3: in tutto 125 velivoli.
Come in “Top Gun Maverick”, il film interpretato da Tom Curise che ha anticipato la realtà mettendo in scena il raid contro un centro di ricerche nucleari iraniano, i bombardieri non hanno fatto irruzione da soli. Quando si sono avvicinati ai confini della Repubblica Islamica, dal sottomarino “Uss Georgia” nascosto nell’Oceano Indiano è partita una salva di cruise Tomahawk. Il sommergibile è una base missilistica navigante, che si sposta senza venire scoperto e imbarca 154 ordigni: li spara sette alla volta, rimanendo in immersione.
Alle due di notte a Fordow è cominciato l’inferno. Il primo B-2 ha sganciato una coppia di bombe GBU-57 MOP – ossia Massive Ordnance Penetrator – da 13 tonnellate sulla montagna che protegge il cuore del programma segreto degli ayatollah: lì ci sono le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, fondamentali per gli asseriti piani di costruzione di una testata atomica. Le gallerie sono state scavate a novanta metri di profondità, dove nessuna arma può arrivare tranne la MOP: penetra la roccia e poi fa scoppiare due tonnellate e mezzo di esplosivo polimerico che generano un’onda d’urto terrificante, con un effetto simile a un terremoto. Altri cinque aerei hanno sorvolato la fortezza di pietra, scagliando dieci superbombe: i crateri d’ingresso sembrano indicare che conoscessero la posizione esatta dei cunicoli. Gli inneschi sono stati sincronizzati per aumentare la forza dello scoppio e si è levata una colossale nuvola di cenere, con un sinistro colore azzurrino.
Contemporaneamente, il settimo velivolo ha preso di mira i laboratori di Natanz, già colpiti dagli israeliani, con una coppia di “spacca-bunker”. Quando tutti i B-2 hanno completato la “manovra di evasione”, salendo di quota per allontanarsi, lì sono arrivati una ventina di missili cruise. Ciascuno contiene 450 chili di esplosivo; alcuni hanno un’ogiva speciale che perfora i rifugi corazzati. Altrettanti Tomahawk, o forse ancora di più, si sono abbattuti sulla struttura di Isfahan, completando la devastazione avviata dagli stormi dello Stato ebraico nei giorni scorsi.
L’attacco è durato venticinque minuti, durante i quali gli americani hanno scaricato sugli obiettivi un’energia distruttiva pari a circa centocinquanta tonnellate di tritolo: metà di quella di una piccola bomba nucleare tattica da 0.3 chilotoni, concentrata quasi totalmente nelle gallerie di Fordow. «Gli impianti chiave per l’arricchimento dell’uranio – ha dichiarato Donald Trump – sono stati completamente obliterati». Più cauto il generale Dan Caine, il numero uno dello stato maggiore che durante l’operazione è stato filmato mentre faceva le corna, che ha parlato di «danni estremamente gravi».
Il generale Caine è uno degli uomini di fiducia insediati da Trump al vertice delle istituzioni militari: il primo comandante delle forze armate richiamato dalla pensione, mentre lavorava per fondi d’investimento, e promosso senza avere mai avuto incarichi a quattro stelle. Quando pilotava gli F-16 in Iraq veniva chiamato “Razin Caine” per i suoi modi aggressivi e finora si è dedicato soprattutto a schierare le truppe sulla frontiera messicana per respingere i migranti. Adesso si trova a gestire un’inedita guerra contro l’Iran, in cui potrebbe tornargli utile un’esperienza del passato: ha guidato la missione per neutralizzare i missili balistici di Saddam Hussein, ora rischia di fronteggiare la rappresaglia di quelli dei pasdaran. Gli israeliani ritengono che abbiano ancora duecento lanciatori semoventi e 1.500 ordigni: quanto basta per una pesante ritorsione contro le installazioni Usa del Medio Oriente.

Kheibar il «distruttore»: il missile dei pasdaran
Viaggia fino a 1.500 chilometri, con una testata da mezza tonnellata e a velocità dentro l’atmosfera che variano da Mach 7 a Mach 10 (da 8.500 a 12.000 km/h)
Kheibar Shekan. Il solo nome è evocativo. Kheibar era il nome di una comunità abitata da tribù ebraiche che, nel VII secolo d.C., venne conquistata dall’armata musulmana guidata da Maometto. Shekan significa «distruttore».
Il Kheibar è una delle punte di diamante dell’arsenale missilistico iraniano. Presentato in diretta sulla tv di Stato nel maggio del 2023, è una derivazione — la quarta generazione — del razzo Khorramshahr, svelato per la prima volta nel 2017. Durante quella diretta, il ministro della Difesa Mohammad-Reza Ashtiani definì la nuova arma «parte di un piano per aiutare i nostri amici». Un aiuto che viaggia fino a 1.500 chilometri, con una testata da mezza tonnellata e a velocità dentro l’atmosfera che variano da Mach 7 a Mach 10 (da 8.500 a 12.000 km/h). E che ieri i pasdaran hanno scagliato per la prima volta contro Israele, colpendo a Tel Aviv e Haifa.
Quello che distingue il Kheibar dagli altri missili balistici a disposizione del regime è la sua precisione nel rilevare i bersagli e nell’aggiustare la traiettoria quando si trova fuori dall’atmosfera; e, una volta rientrato nell’atmosfera stessa, la capacità di disattivare il sistema di guida satellitare per evitare così di essere individuato dalle difese aeree nemiche. Per questo sia l’Iron Dome sia gli altri «scudi» dei cieli israeliani faticano a intercettarlo: è in grado di muoversi per schivare eventuali colpi della contraerea grazie a una testata di tipo Marv (Veicolo di rientro manovrabile) in grado di variare il proprio percorso verso l’obiettivo. L’Iran aveva già adoperato il Kheibar contro alcuni obiettivi — «gruppi terroristici», li avevano definiti i pasdaran — nel nord della Siria, in uno strike del gennaio del 2024.

FIGLIO DELLO SCIÀ A KHAMENEI, ‘DIMETTITI E AVRAI PROCESSO EQUO’
(ANSA) – PARIGI, 23 GIU – “Ho un messaggio diretto per Ali Khamenei: dimettiti e se lo farai, avrai un processo equo, molto più di ciò che tu abbia mai riconosciuto ad un iraniano”: lo dice l’oppositore al regime di Teheran nonché figlio dell’ultimo Scià d’Iran, Reza Pahlavi, in un appello lanciato da Parigi.
Per l’oppositore in esilio, il cui intervento viene trasmesso dalla rete all news Bfmtv, l’Iran ”è stato trascinato in un conflitto devastante, l’architetto non è altro che Ali Khamanei”. Ma ora, afferma, ”è giunto il tempo di porre fine a questa rovina”. Sempre secondo Pahlavi, ”il regime non si sottometterà o si arrenderà dopo essere stato umiliato”. ”Finché è al potere – avverte – nessun Paese, nessun popolo è in sicurezza, che sia a Washington, Parigi, Gerusalemme”.
FIGLIO DELLO SCIÀ, ‘KHAMENEI PREPARA FUGA, REGIME ALLO STREMO’
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – “Rapporti attendibili indicano che la famiglia di Ali Khamenei e le famiglie di alti funzionari del regime si stanno preparando a fuggire dall’Iran.
Il regime è allo stremo, oggi è più chiaro che mai che la Repubblica islamica sta crollando”: così il principe ereditario Reza Pahlavi, leader dell’opposizione iraniana e figlio maggiore dell’ultimo scià dell’Iran in una conferenza stampa a Parigi, ripresa dal Guardian.
“Questo è il nostro momento del muro di Berlino, ma come tutti i momenti di grande cambiamento, è pieno di pericoli. Siamo a un bivio. Una strada porta a spargimenti di sangue e caos, l’altra a una transizione democratica”.

(ANSA) – “Tenete bassi i prezzi del petrolio. Vi sto guardando”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. “Tenete bassi i prezzi del petrolio. Vi sto osservando. State facendo il gioco del nemico. Non fatelo”, ha detto il presidente.
In un post successivo Trump invita il Dipartimento dell’Energia a spingere sull’estrazione di combustibili fossili, usando il suo slogan elettorale ‘drill, baby, drill’. “Al dipartimento dell’energia: drill, baby, drill. E intendo ora”, ha detto Trump.
PORTAVOCE IRANIANO SFIDA TRUMP IN INGLESE, ‘BISCAZZIERE’
(ANSA) – LONDRA, 23 GIU – Il canale Iran International pubblica oggi un video del briefing odierno del portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari che, a un certo punto, si rivolge in inglese al “giocatore d’azzardo Trump” (“gambler Trump”), avvertendolo: “Tu hai iniziato questa guerra, noi la finiremo”.
IRAN DEPLORA LA POSIZIONE DEGLI EUROPEI SUI RAID DEGLI USA
(ANSA) – TEHERAN, 23 GIU – Abbas Araghchi, il capo della Diplomazia di Teheran, ha criticato la posizione dei Paesi europei rispetto agli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, durante una telefonata con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “La Repubblica islamica dell’Iran si riserva il diritto di utilizzare tutte le opzioni nell’ambito del quadro della legittima difesa”, ha detto Araghchi, come riferisce il governo iraniano.
MEDIA, KHAMENEI CHIEDERÀ A PUTIN ULTERIORE AIUTO RUSSO
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi consegnerà oggi al presidente russo Vladimir Putin una lettera della Guida Suprema Ali Khamenei da consegnare a Vladimir Putin nella quale Khamenei chiede maggior sostegno alla Russia. Lo scrive Reuters sul suo sito. Secondo fonti iraniane, l’Iran non è rimasto finora impressionato dal sostegno della Russia e vorrebbe che Putin facesse di più per sostenerlo contro Israele e Stati Uniti.
MOSCA, ‘SOSTEGNO A TEHERAN DIPENDERÀ DALLE SUE ESIGENZE ATTUALI’
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – Il sostegno della Russia all’Iran “dipenderà dalle esigenze attuali” di Teheran: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ripreso dall’agenzia Interfax. “Tutto dipende dalle esigenze dell’Iran. Abbiamo offerto i nostri sforzi di mediazione, abbiamo espresso specificamente la nostra posizione, anche questo è molto importante, ed è molto importante, questa è un tipo di sostegno per la parte iraniana.
Ma in seguito tutto dipenderà dalle esigenze attuali dell’Iran”, ha detto Peskov secondo Interfax rispondendo a una domanda su cosa sarebbe disposta a fare la Russia per l’Iran nella situazione attuale.
MOSCA, ATTACCO ALL’IRAN NON INFLUENZERÀ DIALOGO RUSSIA-USA
(ANSA) – MOSCA, 23 GIU – L’attacco degli Usa all’Iran non avrà un impatto sul dialogo tra la Russia e l’Iran. “Si tratta di processi indipendenti”, ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax.

Nucleare iraniano, colpiti i tunnel di Fordow. “Danni ingenti a Natanz e Isfahan”
Gli Usa: “Il programma atomico è totalmente annientato”. Ma immagini ed esperti suggeriscono che non è stato il colpo di grazia
Non è il colpo di grazia ma nemmeno uno scherzo. Il giorno dopo l’attacco americano, nessun esperto o analista militare ritiene che sia stata messa la parola fine al programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Tuttavia, come dimostrano le foto scattate dai satelliti, le 14 bombe bunker-buster e la pioggia di missili Tomahawk su Fordow, Natanz e Isfahan, i siti nucleari più importanti della Repubblica islamica, hanno provocato danni ingenti. Quanto ingenti sarà stabilito col tempo.
È solo Trump ad affermare, nel pieno dell’esaltazione post-attacco, che i siti sono stati «completely and totally obliterated», totalmente distrutti. Non lo dice il Pentagono, che parla di «danni seri» ma non di annientamento. Non lo dice il vicepresidente J.D. Vance, che a domanda diretta risponde «abbiamo comunque ritardato lo sviluppo dell’arma nucleare», lasciando intendere che almeno una parte degli stock radioattivi è ancora intatta. Non lo dicono le forze armate israeliane (anch’esse temono che alcune riserve di uranio siano state messe al sicuro prima del raid di ieri) e, ovviamente, non lo dicono i pasdaran, la cui versione ufficiale è che l’incursione americana non ha causato danneggiamenti significativi al programma nucleare degli ayatollah. La verità sta in un punto ancora da definire tra «totally obliterated» e «non ci avete fatto niente».

Partiamo da Fordow, il più protetto degli impianti, non foss’altro perché costruito una novantina di metri sotto terra, nel ventre di una montagna vicino alla città di Qom. Costo stimato: 1,7 miliardi di dollari. Ospita almeno 2.200 centrifughe che hanno arricchito uranio fino al 60 per cento. L’arricchimento non vuol dire automaticamente bomba, come ricorda l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’energia atomica (l’Aiea, accusata dal governo iraniano di aver dato un pretesto a Netanyahu per attaccare), è però vero che l’unico uso conosciuto a percentuali così elevate è quello bellico.
Tra il 19 e il 20 giugno il satellite fotografa 16 camion all’ingresso del sito, probabilmente serviti per trasferire materiale e macchinari. L’agenzia iraniana Mehr sostiene che l’uranio arricchito sia stato portato via da Fordow nei giorni scorsi, difficile però che uno spostamento così delicato sia stato organizzato con tir da trasporto merci. Il 21, delle ruspe tappano con cumuli di terra almeno due dei sei ingressi all’impianto. Dopo l’attacco americano, il satellite vede sei fori di entrata delle dodici Gbu-57 sganciate su Fordow: tre fori sul versante della montagna, tre sul crinale. Nelle vicinanze il terreno è coperto di cenere.
«La precisione dei crateri fa ritenere che l’aviazione americana conoscesse la posizione esatta delle gallerie sottostanti», spiega a Repubblica un alto ufficiale Nato in pensione. Secondo David Albright, fondatore dell’Institute for Science and International Security, le bombe ad alta penetrazione (bucano fino a 60 metri) hanno preso di mira i condotti di ventilazione, come indica uno schema di pianta della struttura trovato nell’Archivio nucleare iraniano. «La distruzione delle sale con le centrifughe è assai probabile, ma non è certa», afferma Albright.
Gli analisti dell’Open Source Centre londinese, che hanno elaborato immagini di Maxar Technologies, individuano un punto di terra smossa che può segnalare il collasso di un tunnel sottostante. «L’impressione è che le bombe siano penetrate a una profondità inferiore a 90 metri — osserva ancora l’ufficiale ex Nato — non ci sono elementi per ipotizzare il crollo del terreno ma è possibile che l’onda d’urto sia stata volutamente indirizzata nelle gallerie in modo dirompente».
L’Aiea non ha rilevato alcun aumento dei valori delle radiazioni nei tre siti bersagliati. «Prima dell’inizio dei raid israeliani, tutti contenevano materiale nucleare nella forma di uranio arricchito a diversi livelli», spiega Rafael Grossi, direttore dell’Agenzia. «Da quel che sappiamo, Fordow è stato sicuramente colpito ma è prematuro valutare i danni, essendo la struttura sotterranea. Sappiamo che hanno generatori interni per l’elettricità. Diverso il discorso di Natanz, dove i sotterranei sembrano distrutti».
Natanz, dunque: il centro iraniano più attrezzato per l’arricchimento (10 mila centrifughe), con complessi edilizi in superficie e tre interrati. Già preso di mira dai caccia israeliani, è stato attaccato con due bombe bunker-buster (dal satellite si vede il foro d’entrata in un campo sotto cui si troverebe un maxi-deposito). Trenta missili da crociera, poi, sono stati lanciati sulle palazzine. Stando a quanto riferiscono gli ispettori Aiea, il sistema di alimentazione elettrico non funziona più e questo rovina le centrifughe.
Infine Isfahan, sede del più avanzato istituto di ricerca della Repubblica islamica, aperto nel 1984 con fondi cinesi e dove hanno lavorato 3 mila scienziati. Secondo gli 007 americani, è il cervello del programma segreto. Il generale Dan Caine, del Pentagono, ha spiegato che sono stati lanciati sulle infrastrutture di Isfahan più di una dozzina di Tomahawk. Colpite le gallerie vicino alla sede principale. Ma, anche qui, solo un’ispezione dirà quanto di questo centro, dunque del progetto di Ali Khamenei, è stato devastato.
IRAN, 500 MORTI E OLTRE 3000 FERITI DA INIZIO RAID ISRAELE
(ANSA) – Sono “circa 500” le persone morte dall’inizio dell’attacco israeliano il 13 giugno in Iran. Lo riferisce la tv di Stato iraniana, citata dalla Bbc, riportando un bilancio del ministero della Sanità del Paese e aggiungendo che i feriti sono oltre 3.000.
TV, ‘MESSAGGIO ISRAELE A IRAN, VOGLIAMO PORRE FINE ALLA GUERRA’
(ANSA) – Secondo la tv pubblica israeliana Kan, Israele ha inviato un messaggio all’Iran in cui comunica di “avere intenzione di porre fine alla guerra”. Teheran avrebbe risposto affermando che “i tempi non sono ancora maturi”.
‘TRUMP HA DECISO ATTACCO SUL MARINE ONE DOPO CHIAMATA HEGSETH’
(ANSA) – Donald Trump era a bordo dell’elicottero Marine One sabato e stava sorvolando il suo club di golf di Bedminster quando ha ricevuto una chiamata dal capo del Pentagono. Pete Hegseth gli ha detto che era giunto il momento di prendere una decisione: procedere con l’attacco all’Iran o annullare la missione.
Il presidente, convinto che la sola diplomazia non sarebbe bastata a impedire all’Iran di sviluppare l’arma nucleare, ha dato il via libera. La ricostruzione è del Wall Street Journal. Il presidente era già propenso ad attaccare quando la portavoce Katrine Leavitt ha detto alla stampa giovedì che Trump avrebbe deciso in due settimane.
WSJ, ISRAELE PUNTA A CHIUDERE COMBATTIMENTI IN IRAN PRESTO
(ANSA) – Israele punta a concludere presto la sua guerra con l’Iran. Lo affermano alcuni funzionari israeliani al Wall Street Journal, sottolineando che Israele prevede di esaurire la sua lista di obiettivi militari in Iran nei prossimi giorni, creando così un’occasione per porre fine ai combattimenti. Tuttavia, hanno aggiunto, molto dipenderà dalla reazione dell’Iran. Gli Stati Uniti hanno detto ai paesi arabi nella regione che Israele sta cercando di porre fine al conflitto e hanno chiesto che il messaggio venga trasmesso all’Iran. (ANSA).
“L’EX PRESIDENTE RUSSO HA USATO VERAMENTE LA ‘PAROLA CON LA N’ (NUCLEARE!). L’HA DETTO DAVVERO O È SOLO FRUTTO DELLA MIA IMMAGINAZIONE?” – TRUMP ATTACCA MEDVEDEV, IL QUALE AVEVA SOSTENUTO CHE GLI ATTACCHI AMERICANI HANNO INFLITTO “DANNI MINIMI O NULLI” E CHE TEHERAN “PROSEGUIRÀ CON LA PRODUZIONE DI ARMI NUCLEARI”: “LA ‘PAROLA CON LA N’ NON DOVREBBE ESSERE PRESA CON TANTA SUPERFICIALITÀ. IMMAGINO SIA PER QUESTO CHE PUTIN È ‘IL CAPO…”
(ANSA) – “L’ex presidente russo Medvedev ha usato veramente la ‘parola con la N’ (nucleare!), affermando che lui e altri Paesi avrebbero fornito testate nucleari all’Iran? L’ha detto davvero o è solo frutto della mia immaginazione? Se l’ha detto davvero, e se confermato, per favore fatemelo sapere immediatamente”. Lo scrive Donald Trump su Truth. “La ‘parola con la N’ non dovrebbe essere presa con tanta superficialità. Immagino sia per questo che Putin è ‘il capo’,” ha aggiunto. Ieri Medvedev aveva sostenuto che gli attacchi americani hanno inflitto “danni minimi o nulli” e che l’Iran “proseguirà con la produzione di armi nucleari”.

“SUL CAMBIO DI REGIME IN IRAN TRUMP HA SOLO SOLLEVATO UNA DOMANDA CHE SI PONGONO MOLTE PERSONE IN TUTTO IL MONDO” – LA PORTAVOCE DELLA CASA BIANCA CAROLINE LEAVITT IN UN’INTERVISTA A ABC NEWS, COMMENTA IL POST DI TRUMP IN CUI IL PRESIDENTE USA SEMBRAVA SUGGERIRE IL SUO SOSTEGNO AD UN “REGIME CHANGE” A TEHERAN – “PERCHE’ IL POPOLO IRANIANO NON DOVREBBE RIBELLARSI A QUESTO BRUTALE REGIME TERRORISTICO?”
(ANSA) “Il presidente stava semplicemente sollevando una domanda che credo molte persone in tutto il mondo si stiano ponendo. Se (i dirigenti iraniani, ndr) si rifiutano di impegnarsi nella diplomazia andando avanti, perché il popolo iraniano non dovrebbe ribellarsi a questo brutale regime terroristico?”: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Caroline Leavitt in un’intervista a Abc News, commentando il post di Trump in cui sembrava suggerire il suo sostegno ad un cambio di regime a Teheran. (ANSA).

FOX, MINACCIA DI ATTACCO IMMINENTE ALLA BASE USA IN QATAR
(ANSA) – NEW YORK, 23 GIU – La tv Usa Fox riporta, citando fonti, della minaccia di un attacco “imminente” alla base americana in Qatar.
IL QATAR CHIUDE LO SPAZIO AEREO PER SICUREZZA
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – Il Qatar chiude lo spazio aereo “al fine di garantire la sicurezza di cittadini, residenti e visitatori”. Lo rende noto il ministero degli Esteri di Doha in una nota, aggiungendo che “questa disposizione fa parte di una serie di misure precauzionali adottate in base agli sviluppi nella regione”.
IRAN: FONTI, ENTRO DUE GIORNI RAPPRESAGLIA AD ATTACCHI USA
(AGI) – Roma, 23 giu. – L’Iran potrebbe compiere l’attacco di ritorsione contro le forze americane in Medio Oriente entro un paio di giorni, anche se, hanno detto due fonti dell’amministrazione Trump alla Reuters, gli Stati Uniti stanno ancora cercando una soluzione diplomatica che permetta a Teheran di desistere. L’Iran ha minacciato di reagire al bombardamento dei suoi siti nucleari e Washington ha messo in guardia il regime minacciando un’escalation.
Il capo di stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, ha dichiarato ieri che le forze armate statunitensi hanno aumentato la protezione delle truppe nella regione, compresi Iraq e Siria. Gli Stati Uniti hanno una forza considerevole schierata in Medio Oriente, con quasi 40.000 soldati nella regione che, per quanto siano ‘coperti’ da sistemi di difesa aerea, velivoli e navi da guerra in grado di rilevare e abbattere i missili nemici in arrivo, restano in posizioni vulnerabili.
IRAN: MEDIA TEHERAN, ATTACCO A BASE USA IN SIRIA
(LaPresse) – L’agenzia di stampa iraniana Mehr, citando fonti informate, riporta che una base militare Usa in Siria è stata attaccata a colpi di mortaio. Stando alle fonti citate da Mehr, la base attaccata si trova nella provincia siriana di Hasakah e a seguito dell’attacco all’ingresso principale sarebbero state adottate rigide misure di sicurezza.
IRAN: FT, ‘NESSUNO SA DOVE SIA FINITO L’URANIO ARRICCHITO, PROGRAMMA RITARDATO AL PIÙ DI MESI’
(Adnkronos) – Nessuno sa dove siano finiti i 408 chili di uranio arricchito dall’Iran al 60 per cento. Gli Stati Uniti e Israele non hanno la capacità per riuscire a individuarlo a breve. L’intervento militare americano, con 14 bombe GBU-57 fatte cadere da B-2 su Fordow e Natanz, e gli oltre venti missili da crociera Tomahawk lanciati da un sottomarino di classe Ohio contro Isfahan, ha al più ritardato di qualche mese il programma atomico di Teheran.
E’ davvero un magro bilancio quello che fa, intervistato dal Financial Times, Richard Nephew, funzionario Usa che aveva lavorato sull’Iran con le amministrazioni Obama e Biden.
Dove si trovi l’uranio arricchito al 60 per cento dell’Iran, che veniva conservato in polvere in grandi cilindri a Fordow, Natanz e Isfahan, e che potrebbe essere arricchito weapon grade, al 90 per cento, in pochi giorni se Teheran decidesse di farlo, è la questione ora urgente, per gli analisti americani e israeliani, per capire se il programma nucleare di Teheran è stato polverizzato o solo ritardato, e nel caso di quanto, magari con impianti ora distribuiti in siti più piccoli e ancora segreti dove magari erano state sistemate in precedenza centrifughe.
“Tutto si riduce al materiale e a dove si trova”, afferma Nephew. “Sulla base di quello che abbiamo potuto capire fino a ora, non lo sappiamo. Non abbiamo alcun elemento reale per sostenere che abbiamo le capacità per poterlo trovare presto. Sarebbe folle dire che il programma è stato ritardato più di qualche mese”, commenta.
Il consigliere di alto grado di Ali Khamenei, Ali Shamkhani, ha affermato che le capacità nucleari sono rimaste intatte. “Anche se i siti nucleari sono stati distrutti, i giochi non sono fatti. I materiali arricchiti, le conoscente che abbiamo sviluppato e la volontà politica rimangono intatti”.
“Nessuno potrà dire con certezza per giorni” se l’Iran è stato in grado o meno di spostare l’uranio altamente arricchito, ha ammesso il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, esprimendo dubbi tuttavia sulla possibilità che in questo momento possa essere stato spostato. “Nello stesso minuto in cui un camion inizia a spostare qualcosa, gli israeliani lo vedono, lo prendono come obiettivo e lo distruggono”, aggiunge trionfalmente.
A fronte di questi commenti tuttavia un altro analista di Iran considerano che sarebbe stato “molto ingenuo da parte del regime averlo mantenuto in questi siti. L’uranio ora è indenne”.
“Le cose che non sappiamo ora cominciano a farci male”, sottolinea Nephew. “Se hanno messo in piedi una linea per la conversione dell’uranio e se fossero stati in grado di arricchirlo al 90 per cento a Fordow prima dell’attacco, e hanno avuto otto o nove giorni, avrebbero avuto abbastanza tempo, potenzialmente, per due bombe”, precisa Nephew.
“Hanno abbastanza uranio arricchito da qualche parte e hanno portato alcune centrifughe avanzate da qualche altra parte per poter ottenere prima o poi una testata nucleare. Il programma non è stato completamente distrutto, checché ne dica Trump”, spiega l’ex analista di Iran del Mossad Sima Shine. Anche se altri fanno notare che con l’uccisione di 11 scienziati coinvolti nel programma, nei raid di Israele, potrebbe essere difficile costruirle.
IRAN: MERZ, POSSIBILE TENTATIVO TRASFERIMENTO URANIO DIETRO ATTACCO USA
(LaPresse) – Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha citato il tentativo di trasferimento di uranio arricchito in altre località dell’Iran come possibile ragione dell’attacco statunitense agli impianti nucleari di Teheran. Merz, in occasione della ‘Giornata dell’Industria’ a Berlino, ha ricordato che da mesi e anni circolano indicazioni che l’Iran intenda costruire una bomba nucleare.
Altrimenti, “nessuno avrebbe bisogno di un uranio così altamente arricchito e di impianti bunkerizzati fino a 100 metri sottoterra per l’arricchimento”, ha sottolineato il cancelliere, rimarcando che “le prove che l’Iran stia compiendo ulteriori progressi verso la costruzione di un’arma nucleare non possono più essere seriamente contestate. Le normali informazioni giornalistiche sono sufficienti. Non servono ulteriori informazioni”.

Media, forti esplosione sentite a Doha
(ANSA) – Forti esplosioni sono sentite a Doha, in Qatar. Lo riporta Reuters. (ANSA).
I jet Usa erano stati recentemente spostati dalla base in Qatar
(ANSA) – Nei giorni scorsi, come risulta da varie immagini satellitari, decine di aerei da guerra americani sono spariti dalla base aerea di Al Udeid, alle porte di Doha, in Qatar, il quartier generale avanzato del Comando Centrale dell’esercito statunitense.
Di solito, la base è piena di aerei da trasporto, jet da combattimento e droni. Si tratterebbe di una mossa per evitare che gli aerei siano distrutti in caso di attacco, come avvenuto oggi, in una regione dove gli Usa hanno 40 mila soldati. (ANSA).
Trump e i vertici militari Usa sono nella Situation Room
(ANSA) – WASHINGTON, 23 GIU – Donald Trump, il capo di stato maggiore congiunto Dan Caine e il capo del Pentagono Pete Hegseth si trovano attualmente nella Situation Room per monitorare gli attacchi dell’Iran. Lo riporta la CNBC citando fonti della Casa Bianca.
Media, ‘attivato sistema difesa aerea in base Usa in Iraq’
(ANSA) Il sistema di difesa aerea è stato attivato alla base americana di Ain al-Asad, in Iraq. Lo riporta Reuters citando fonti militari. (ANSA).
In Qatar 10 militari italiani, ‘sono al sicuro altrove’
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – Sono attualmente dieci i militari italiani, dell’aeronautica, che si trovano in Qatar ed erano operativi nella la base americana di Al Udeid alle porte di Doha, dove l’Iran ha iniziato l’operazione di rappresaglia. Al momento il gruppo di militari – si apprende da fonti informate – è “al sicuro altrove”.
Media Iran, colpi di mortaio su base Usa in Siria
(ANSA) – Una base statunitense in Siria sarebbe stata attaccata con colpi di mortaio, secondo quanto riferisce l’agenzia iraniana Mehr citando fonti informate. Le stesse fonti riferiscono che si tratta di una base in un’area nella provincia occidentale di Hasakah. In seguito all’attacco sono state adottate rigide misure di sicurezza all’ingresso principale. (ANSA).
Axios, Iran lancia sei missili verso le basi Usa in Qatar ++
(ANSA) – L’Iran ha lanciato sei missili verso le basi americane in Qatar. Lo riferisce Barak Ravid, corrispondente di Axios, su X. (ANSA).
Tv di Stato iraniana, al via l’operazione contro base Usa in Qatar
La tv di Stato iraniana ha annunciato l’inizio della operazione ‘Glad Tidings of Victory’ contro le forze americane nella base aerea Al-Udeid in Qatar.
Media, ‘allarme nella base Usa in Kuwait, anche in Bahrein’
(ANSA) – TEL AVIV, 23 GIU – Gli allarmi sono stati attivati presso la base statunitense di Al-Salam in Kuwait e anche in Bahrein, dopo i lanci di missili effettuati dall’Iran contro le basi americane. Lo riferisce Ynet. Fonti israeliane riferiscono che finora l’Iran ha lanciato 10 missili balistici.
L’Iran conferma, ‘attaccata la base Usa in Qatar’
(ANSA) – ROMA, 23 GIU – L’Iran ha iniziato l’operazione di rappresaglia contro la base americana di Al Udeid alle porte di Doha, in Qatar. Lo conferma la tv di Stato iraniana citata dalla Tass.




