Trump firmerà ordine per ridurre prezzi farmaci fino a 80%

(ANSA) – Donald Trump firmerà alle 9:00 di lunedì (le 15.00 in Italia) un ordine esecutivo che ridurrà i “prezzi dei farmaci quasi immediatamente del 30-80%”. Lo annuncia il presidente sul suo social Truth.

“Per molti anni il mondo si è chiesto perché i farmaci da prescrizione e i prodotti farmaceutici negli Stati Uniti fossero così tanto più costosi rispetto a qualsiasi altra nazione, a volte fino a cinque-dieci volte più costosi degli stessi farmaci prodotti nello stesso laboratorio o dalla stessa azienda.

E’ sempre stato difficile da spiegare e anche molto imbarazzante perché non c’era una risposta giusta”, ha detto Trump su Truth.

“Sono lieto di annunciare che domani mattina alla Casa Bianca alle 9.00”, oggi alle 15 italiane, “firmerò uno degli ordini esecutivi più importanti nella storia del Paese.

I prezzi dei farmaci e dei prodotti farmaceutici saranno ridotti, quasi immediatamente, fra il 30% e l’80%”, ha spiegato Trump, annunciando che istituirà una politica della “nazione favorita con cui gli Stati Uniti pagheranno lo stesso prezzo pagato dai paesi che pagano di meno al mondo.

Il nostro paese sarà finalmente trattato correttamente. I nostri costi sanitari saranno ridotti e risparmieremo miliardi”.

HAMAS, RILASCIAMO L’OSTAGGIO USA IDAN ALEXANDER

(ANSA) -Hamas ha annunciato ufficialmente che rilascerà il rapito israelo-americano Idan Alexander, in seguito alle trattative con gli Stati Uniti avvenute nei giorni scorsi.

L’inviato speciale dell’amministrazione Trump per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha informato i genitori di Idan.

TRUMP LODA LIBERAZIONE OSTAGGIO USA, NOTIZIA MONUMENTALE

(ANSA) –  “Sono contento che Edam Alexander, il cittadino americano ostaggio dall’ottobre 2023, torni a casa dalla sua famiglia.

Questa è una misura presa in buona fede verso gli Stati Uniti e dovuta agli sforzi dei mediatori a mettere fine a questa brutale guerra.

Speriamo che sia il primo dei passi finali per finire il conflitto. Attendo quel giorno per celebrare”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth, ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile questa “notizia monumentale”.

NETANYAHU, ‘HAMAS RILASCERÀ RAPITO USA IN OMAGGIO A TRUMP’
(ANSA) – Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu ha dichiarato in una discussione riservata presso la Commissione Affari Esteri e Sicurezza della Knesset che non si può escludere che Hamas rilasci l’ostaggio israelo-americano Idan Alexander nei prossimi giorni come omaggio al presidente degli Stati Uniti Donald Trump in visita in Medio Oriente.

NETANYAHU, ‘INTENSIFICHEREMO I COMBATTIMENTI’ 

(ANSA-AFP) – Il rilascio di un ostaggio israeliano-americano annunciato da Hamas non porterà a un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, né al rilascio dei detenuti palestinesi: lo ha detto oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

In una dichiarazione del suo ufficio, Netanyahu – al contrario – ha ribadito che i negoziati per un possibile accordo che garantisca il rilascio di tutti gli ostaggi a Gaza saranno condotti “sotto il fuoco nemico” e che il suo Paese sta preparando “un’intensificazione dei combattimenti.

Ucraina, dagli elogi a Putin all’ultimatum a Mosca (concordato con i leader Ue): le oscillazioni di Trump

Il presidente e la trattativa per l’Ucraina: settimana cruciale. Anche Musk e Zuckerberg con il presidente in Arabia

MASSIMO GAGGI

Mentre parte per il suo viaggio nei Paesi arabi del Golfo escludendo l’alleato israeliano Netanyahu col quale ha raffreddato i rapporti, Donald Trump ricalibra la sua politica anche sul conflitto ucraino: è passato in pochi mesi dagli scambi di elogi con Vladimir Putin alla minaccia di nuove sanzioni contro Mosca, con la ripresa delle forniture militari all’Ucraina (per i caccia F-16) e, ora, l’adesione alla proposta di tregua formulata dai leader europei.

L’esultanza

Il presidente ora esulta e parla di una settimana forse risolutiva anche se Mosca non ha accettato la tregua di 30 giorni, proponendo, invece, l’avvio di negoziati diretti con Kiev da giovedì a Istanbul. Trump è alla disperata ricerca di qualcosa che dia almeno l’impressione di sbloccare un conflitto che non ha saputo spegnere. Mosca potrebbe andare al negoziato di Istanbul su posizioni rigide, inaccettabili per Kiev, continuando ad attaccare sul campo. Col vantaggio psicologico della minaccia di lanciare missili balistici ipersonici Oreshnik che, secondo i russi, sono impossibili da intercettare.

Passi avanti

Ma è anche vero che l’offerta di Mosca di un negoziato diretto senza precondizioni, sempre esclusa in passato, indica che l’irritazione di Washington per la durezza dell’offensiva russa e per l’insensibilità di Putin agli appelli di Trump, hanno spinto il Cremlino a rivedere, anche se solo parzialmente, le sue posizioni. Magari non farà concessioni, ma sedersi al tavolo è comunque un passo avanti visto che fino a qualche giorno fa dominava la volontà di andare fino in fondo nella guerra sfruttando l’attuale vantaggio strategico russo.

Gli alti e bassi con Zelensky

Reduce dal disastro dell’incontro-scontro di febbraio alla Casa BiancaZelensky ha giocato bene le sue carte con l’accordo sui minerali strategici e con l’incontro con Trump a San Pietro, durante i funerali di papa Francesco. È sempre in una posizione difficile, ma non è più alle corde, mentre Trump, che prima attaccava solo lui, ora confessa in privato di essere frustrato dall’atteggiamento di Putin. Nel primo mandato si definiva amico del presidente russo mentre ora chiede ai suoi consiglieri se Putin nel frattempo è cambiato.

Anche i rapporti di Trump con Benjamin Netanyahu sembrano cambiati tra mezze aperture ai palestinesi, accordi con gli Houthi e tentativi di negoziare con l’Iran mentre Israele, irritato, afferma che farà da solo.

Gli affari nel Golfo

Ma il viaggio nel Golfo, che il presidente intraprende accompagnato dai leader dei giganti tecnologici (oltre a Elon Musk, Mark Zuckerberg di Meta-Facebook e Sam Altman di OpenAI) e della finanza (Larry Fink del fondo BlackRock), ha soprattutto finalità di business per l’America (investimenti, energia) e per la sua famiglia (criptovalute), mentre il Qatar dovrebbe fargli omaggio di un Boeing 747-8 del valore di 400 milioni di dollari da trasformare in Casa Bianca volante: sarebbe la più grossa donazione straniera mai ricevuta dalla politica americana, ma per il ministero della Giustizia è tutto legale dato che, tecnicamente, a ricevere il regalo sarà il Pentagono che lo registrerà presso l’Air Force. Dopo la presidenza Trump il jet finirà nella sua library-museo: proprietà non personale ma di una fondazione.

La partita di ping-pong tra Occidente e Cremlino

Erdogan pronto a ricevere gli avversari: «Siamo a una svolta». E gli esperti scommettono sui pretesti dello zar per non presentarsi

Anna Zafesova

Vladimir Putin vuole ripartire da Istanbul. Negli ultimi giorni, la diplomazia tra Kyiv e Mosca è diventata una partita a ping pong, nella quale entrambi competono nella velocità con la quale fanno rimbalzare la pallina. Sabato il fronte largo degli ucraini, europei e americani – sembrava aver spinto il capo del Cremlino in un angolo con la proposta di una tregua senza condizioni a partire dal 12 maggio. Poche ore dopo, con una conferenza stampa all’una di notte, Putin ha tentato di parare, rifiutando di fatto la tregua per offrire un negoziato senza condizioni, da avviare nella città sul Bosforo il 15 maggio. Volodymyr Zelensky è stato rapidissimo a rispedire la palla in territorio russo, alzando ancora di più la posta: invece di un ennesimo incontro a porte chiusissime tra le delegazioni di diplomatici, ha annunciato che arriverà in persona, e ha detto di aspettarsi Putin, e di non voler sentire scuse.

Quasi una sfida a duello, e ora tocca di nuovo al dittatore russo, mentre sui social dei cremlinologi si stanno facendo sondaggi sui pretesti che accamperà per non presentarsi. Resta ancora da capire con quale proposta il Cremlino vorrebbe entrare nel negoziato. Istanbul sembra stata scelta dai russi non soltanto come una destinazione comoda da un punto di vista logistico, essendo il principale snodo aeroportuale per i passeggeri provenienti dalla Russia sotto embargo aereo, e per merci destinate al mercato russo (la Turchia non ha aderito alle sanzioni contro Mosca). E non è soltanto una questione di affari, tra il gas russo dal quale la Turchia dipende fortemente, e il commercio e il turismo dei russi che rappresenta una fetta rilevante delle sue entrate. A patrocinare il negoziato sarebbe Recep Tayyip Erdogan, un autocrate che sostiene da sempre l’Ucraina, anche per solidarietà con i tartari della Crimea, minoranza imparentata linguisticamente e religiosamente con l’eredità ottomana.

A capo di un Paese della Nato, da anni conduce però anche un dialogo, a tratti molto teso, con Putin, col quale ha molti dossier di interessi comuni e altrettanti di conflitto, come la Siria. È uno dei pochi leader al mondo che si permette di far aspettare il presidente russo (che ama infliggere attese lunghissime ai suoi ospiti), e ha supervisionato e fatto da garante in numerosi negoziati semisegreti tra russi e ucraini e russi e occidentali, sugli scambi di prigionieri per esempio.

La Turchia detiene anche le chiavi del Bosforo, lo stretto senza il quale la flotta russa del Mar Nero non può entrare nel Mediterraneo, e i suoi droni Bayraktar sono stati cruciali nel respingere l’offensiva russa sopratutto agli inizi della guerra, nel 2022. Possiede l’esercito più grosso del continente dopo l’Ucraina, che potrebbe venire impegnato come eventuale garanzia della tregua. Nello stesso tempo, Erdogan non può certo venire definito parte dell’alleanza dell’Occidente, e ha nei confronti dell’Unione Europea che continua a tenerlo da anni sulla porta un risentimento che molti russi potrebbero condividere. Per tanti versi, è il mediatore migliore in questa situazione: tutt’altro che filo russo – ieri si è solidarizzato con la proposta degli Usa e dell’Ue di dichiarare prima una tregua e solo dopo aprire il negoziato – ma nemmeno un alleato occidentale .

Ma soprattutto, Istanbul significa, almeno per Putin, tornare agli accordi che russi e ucraini avevano discusso nella città turca nel marzo del 2022, e che il capo del Cremlino continua a ritenere il punto dal quale bisogna far ripartire la diplomazia. Un patto di sostanziale resa dell’Ucraina, che era saltato ancora prima di venire firmato, perché nel frattempo le truppe ucraine avevano respinto gli invasori russi, scoprendo i massacri e le torture di civili a Bucha e in altre città. Da allora, Mosca insiste a voler firmare la pace più o meno alle stesse condizioni – tra cui il disarmo ucraino e la sua sottomissione politica al Cremlino – che aveva dettato nel momento per lei più favorevole dell’invasione, quando i suoi carri armati erano alle porte di Kyiv. Il consigliere diplomatico di Putin Yuri Ushakov ha dichiarato ieri che “il negoziato potenziale” deve ripartire da lì, tenere conto però anche “della situazione sul campo di battaglia”, quindi dei territori occupati dai russi.

Un negoziato che quindi non sarebbe affatto “senza condizioni preliminari”, e molto lontano dalle proposte degli americani (per non parlare degli europei e degli ucraini). L’impressione è che tutti gli sforzi diplomatici di Mosca, ancora prima che di Kyiv, siano destinati essenzialmente a far effetto su Washington (a cominciare dall’ora notturna scelta per le dichiarazioni di Putin, quando in America era giorno). L’obiettivo non sembra quello di raggiungere un accordo, ma piuttosto quello di far rimbalzare nel campo dell’avversario una proposta che non potrà accettare, per poi esporlo come il responsabile della mancata intesa agli occhi di Donald Trump. Che rimane l’unico interlocutore che Putin desidera affrontare, come si vede anche dalle insultanti insinuazioni nei confronti dei leader europei fatte dalla portavoce della diplomazia russa Maria Zakharova, che ieri ha accusato Macron, Merz e Starmer di aver “sniffato cocaina” sul treno per Kyiv (sulla base di un video dove il presidente francese nasconde alle telecamere un fazzoletto di carta).

Pace, Zelensky sfida Putin

Il leader ucraino: accetta la tregua, ti aspetto giovedì a Istanbul Trump: vediamo se fa sul serio. Macron insiste: prima stop alle armi

Giuseppe Agliastro

«Aspetterò Putin in Turchia giovedì. Personalmente». Volodymyr Zelensky si dice pronto a volare a Istanbul per incontrare il presidente russo. E così facendo rilancia la palla nel campo del Cremlino evitando di contrariare Donald Trump. In un’inconsueta conferenza stampa tenuta in piena notte, Vladimir Putin ha suggerito che rappresentanti di Russia e Ucraina si incontrino a Istanbul già il 15 maggio per parlarsi in maniera diretta: cosa che non succede dalle primissime settimane di guerra, cioè da oltre tre anni. Una mossa a sorpresa a cui Zelensky ha risposto con un’altra mossa a sorpresa. E cosa farà adesso Putin resta tutto da vedere.

La speranza è che qualcosa cominci a muoversi sulla strada verso la pace. Anche se il percorso appare purtroppo ancora irto di ostacoli. E il regime di Putin finora non ha fatto nessun passo indietro nelle sue pretese: continua a chiedere per intero quattro regioni ucraine solo in parte occupate dalle sue truppe e che Kiev resti fuori dalla Nato. Un punto di attrito adesso è la richiesta di cessate il fuoco avanzata dagli Stati Uniti e ribadita da Kiev e dai suoi alleati europei poche ore prima del discorso di Putin in notturna. Una proposta su cui Zelensky insiste, ma a cui Putin non ha finora dato nessuna risposta. E non è una questione di poco conto, perché lasciare senza risposta una proposta di tregua significa continuare la guerra.

Sabato, in un incontro a Kiev, i leader di Ucraina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia hanno lanciato a Mosca un avvertimento: o il Cremlino accetta un cessate il fuoco di almeno 30 giorni a partire da lunedì (oggi) o ci saranno nuove sanzioni. E secondo gli alleati europei di Zelensky, anche Trump sarebbe d’accordo con questa posizione. Putin risponderà in qualche modo alla proposta di tregua per la quale ha già accusato i cosiddetti Paesi “volenterosi” di usare con Mosca il linguaggio degli “ultimatum”? E soprattutto come risponderà all’invito di Zelensky di incontrarsi a Istanbul? Non è facile dirlo. Soprattutto se si tiene conto del fatto che il regime di Putin ha in passato messo in dubbio la legittimità di Zelensky come presidente ucraino. E ha persino tentato di giustificare l’ingiustificabile aggressione contro l’Ucraina sostenendo la tesi infondata secondo cui il governo di Kiev sarebbe “nazista”.

In attesa di vedere come evolveranno i fatti, Zelensky si porta avanti: «Aspettiamo un cessate il fuoco completo e duraturo, per fornire la base necessaria alla diplomazia». E dice che «aspetterà Putin» in Turchia dopo che Trump ha esortato Kiev ad «accettare immediatamente» la proposta di Putin di trattare, anche senza un accordo di cessate il fuoco. E in questo momento né Putin né Zelensky vogliono contrariare il presidente americano e rischiare di metterselo contro. Il tycoon repubblicano sta riavvicinanndo Washington al regime di Putin, ma ultimamente ha mostrato più volte segnali di impazienza nei confronti del Cremlino per la mancanza di progressi nelle trattative. E ha minacciato di abbandonare il tavolo.

Trump pare convinto che Putin non voglia una tregua, ma ha chiesto al governo ucraino di andare avanti e negoziare per cercare «una possibile fine al bagno di sangue» o cominciare a tastare il terreno. «Almeno saremo in grado di stabilire se un accordo è possibile o meno e, in caso contrario, i leader europei e gli Usa sapranno a che punto è la situazione e potranno procedere di conseguenza!» ha dichiarato il presidente Usa, smentendo il suo stesso inviato per l’Ucraina, Keith Kellogg, secondo cui un cessate il fuoco di 30 giorni era un requisito indispensabile per le trattative.

La posizione di Kellogg è la stessa del presidente francese Macron e del cancelliere tedesco Merz, che hanno salutato la dichiarata volontà di Putin a dialogare come un passo positivo ma «non sufficiente» senza una tregua. E prima che Zelensky si dicesse pronto a parlare con Putin a Istanbul, anche Andriy Yermak, consigliere del presidente ucraino, aveva detto la stessa cosa.

Per concordare un cessate il fuoco, Mosca chiede invece di interrompere le forniture di armi all’Ucraina, e ha puntato il dito contro Kiev sostenendo che non abbia «letto bene» le dichiarazioni di Putin: «Prima, negoziati sulle cause profonde» della guerra, «e poi potremo parlare di un cessate il fuoco», ha dichiarato la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, esponendo a suo modo le parole di Putin.

Da segnalare che negli stessi giorni dell’atteso vertice di Istanbul anche il segretario di Stato americano Rubio sarà in Turchia, ma a Antalya per un meeting della Nato.

(ANSA) – CAPE TOWN, 11 MAG – Il primo gruppo di sudafricani bianchi Afrikaner a cui gli Stati Uniti hanno concesso lo status di rifugiati sono in attesa all’aeroporto internazionale OR Tambo di Johannesburg per il volo charter privato che decollerà verso gli Stati Uniti in serata. Secondo quanto riportato da News24 il gruppo, tra cui alcuni bambini, è affiancato dalla sicurezza aeroportuale e dalla polizia e nessuno di loro ha voluto o potuto rispondere alle domande dei media.

Il Dipartimento dei Trasporti del Sudafrica ha detto che i cittadini sudafricani in partenza saranno sottoposti a controlli: alle persone con procedimenti penali in corso non verrà permesso di lasciare il Paese. Il volo è stato organizzato a seguito dell’ordine esecutivo del presidente Usa, Donald Trump che ha creato il programma “Mission South Africa” appositamente per concedere lo status di rifugiati agli Afrikaner bianchi.

Venerdì il New York Times ha riferito che l’amministrazione Trump ha predisposto funzionari del governo statunitense all’aeroporto internazionale di Washington Dulles, per accogliere il gruppo. Sebbene Trump abbia bloccato tutte le altre ammissioni di rifugiati poco dopo il suo insediamento, la sua amministrazione è pronta ad accogliere una minoranza bianca del Sudafrica che Trump sostiene sia vittima di persecuzioni razziali.

I funzionari del governo sudafricano hanno contestato l’affermazione secondo cui gli Afrikaner avrebbero i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. “È deplorevole che il reinsediamento di sudafricani negli Stati Uniti con il pretesto di essere rifugiati sia interamente motivato politicamente e volto a mettere in discussione la democrazia costituzionale del Sudafrica”, afferma il portavoce del ministero degli Esteri del Sudafrica, Chrispin Phiri.

USA: TRUMP, SU COMMERCIO UE PIÙ CATTIVA DELLA CINA   

(LaPresse) – Sul fronte commerciale, l’Unione europea è stata con gli Usa “più cattiva della Cina”.

Lo ha detto Donald Trump, illustrando l’ordine esecutivo sui prezzi dei farmaci, con il quale intende “redistribuire” l’onere dei prezzi a favore dei cittadini americani.

DAZI: TRUMP, ACCORDO SARÀ FANTASTICO PER CINA E PER NOI   

(LAPRESSE) – L’accordo raggiunto con Pechino “sarà fantastico per la Cina e per noi”. Lo ha detto Donald Trump, sottolineando che con la Cina gli Usa hanno fatto un “reset” dei rapporti commerciali.

TRUMP, SUI FARMACI L’EUROPA DOVRÀ PAGARE UN PO’ DI PIÙ

(ANSA) – “Sui farmaci l’Europa dovrà pagare un po’ di più, il resto del mondo dovrà pagare un po’ di più e gli Stati Uniti pagheranno un po’ meno”. Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca annunciando un ordine esecutivo per abbassare il presso delle medicine negli Usa.

Il presidente americano ha spiegato di voler “redistribuire” l’onere dei prezzi dei farmaci prodotti negli Usa a favore dei cittadini americani attaccando “sistemi di welfare socialisti”, come quelli della “Germania”.

TRUMP, L’UE È STATA BRUTALE CON LE NOSTRE AZIENDE FARMACEUTICHE

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – “L’Unione europea è stata brutale” contro le nostre aziende farmaceutiche. Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca annunciando un ordine esecutivo per la riduzione dei prezzi delle medicine negli Stati Uniti. 

USA: TRUMP, SAREBBE STUPIDO RIFIUTARE NUOVO AIR FORCE ONE DAL QATAR  

(LaPresse) – Rifiutare l’offerta del Qatar di un nuovo Boeing 747 da allestire come Air Force One “sarebbe stupido”. Lo ha detto Donald Trump, assicurando che al termine del suo incarico l’aereo verrà donato alla sua Presidential Library. “Non lo userò”, ha aggiunto il presidente.

TRUMP, POTREI ALLENTARE LE SANZIONI ALLA SIRIA

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – Donald Trump ha annunciato che potrebbe allentare le sanzioni Usa sulla Siria in risposta a una richiesta della Turchia. “Potremmo toglierle alla Siria, perché vogliamo dare loro un nuovo inizio”, ha detto ai giornalisti.

TRUMP, ‘L’IRAN STA AGENDO IN MANIERA INTELLIGENTE’

(ANSA) – “L’Iran non può avere l’arma nucleare, ma Teheran sta agendo in maniera intelligente”. Lo ha detto Donald Trump alla Casa Bianca ribadendo che la sua intenzione è che l’Iran “stia bene e prosperi”. (ANSA).

(ANSA) – MOSCA, 12 MAG – La Russia respinge ogni “ultimatum” su un cessate il fuoco in Ucraina. Lo ha affermato il portavoce Dmitry Peskov citato dall’agenzia Ria Novosti.

“Il linguaggio degli ultimatum non è accettabile per la Russia, non è appropriato, non si può parlare alla Russia in questo modo”, ha affermato Peskov, riferendosi alle dichiarazioni dei leader dei Paesi Volenterosi che sabato da Kiev hanno minacciato nuove pesanti sanzioni contro Mosca se non accetterà un cessate il fuoco di 30 giorni.

TRUMP, HO EVITATO LA GUERRA NUCLEARE TRA INDIA E PAKISTAN

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – Donald Trump ha rivendicato la tregua immediata tra India e Pakistan evitando un conflitto nucleare sostenendo di aver usato l’arma commerciale, minacciando altrimenti di non fare accordi con i due Paesi. “L’hanno fatta per molte ragioni ma quella commerciale e’ la piu’ grande”, ha detto. 

TRUMP, PARLERÒ CON XI JINPING ALLA FINE DELLA SETTIMANA

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – Donald Trump ha annunciato che parlerà con Xi Jinping “probabilmente alla fine di questa settimana”. 

TRUMP, LA CINA HA CONCORDATO DI FERMARE IL FENTANYL

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – La Cina ha concordato di fermare il fentanyl: lo ha detto il presidente Donald Trump alla Casa Bianca. 

TRUMP, MI ASPETTO PURE PUTIN A ISTANBUL, VALUTO DI ANDARCI

(ANSA) – WASHINGTON, 12 MAG – “Sto pensando di volare all’incontro di Istanbul, c’e’ una possibilita’ se penso che accadranno delle cose”: lo ha detto Donald Trump riferendosi ai colloqui previsti tra Ucraina e Russia in Turchia giovedì. Il tycoon ha detto che si aspetta la presenza sia di Vladimir Putin sia di Volodymyr Zelensky. (ANSA).

TRUMP, L’OSTAGGIO IDAN ALEXANDER SARÀ RILASCIATO DA HAMAS OGGI

(ANSA) – Donald Trump ha annunciato che Idan Alexander sarà rilasciato da Hamas “in giornata”. “I suoi genitori pensavano fosse morto!”, ha detto il presidente ringraziando il suo inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff.