
Trump a Roma per i funerali del Papa: “Parlerò con Meloni”. Sui dazi: “Improbabile un’estensione della sospensione di 90 giorni”
Il presidente Usa è arrivato a Roma pr i funerali del Papa. Annuncia vari bilaterali a margine della cerimonia. In forse la presenza di Zelensky
Donald Trump è arrivato a Roma, dove insieme a sua moglie Melania parteciperà ai funerali di Papa Francesco. Per il presidente degli Stati Uniti è il primo viaggio internazionale dal suo insediamento.
La coppia presidenziale americana è arrivata a bordo della Cadillac One, a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore statunitense a Roma, dove alloggeranno.
Parlando con i reporter a bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha affermato che tra le persone con cui parlerà o vedrà a Roma figura anche la premier Giorgia Meloni, ma si è rifiutato di specificare se incontrerà Volodymyr Zelenskyy e di nominare altre persone con cui intende incontrarsi. Non ha neppure specificato se ci saranno faccia a faccia o se intende semplicemente socializzare con altri leader stranieri al funerale.
«Incontrerò alcune persone a Roma, sì… E un po’ velocemente, e francamente è un po’ irrispettoso avere incontri quando si è al funerale di un Papa, dicono. Ma parlerò con alcune persone, vedrò molta gente», ha detto. Sull’importanza di andare al funerale del Papa ha risposto così: «Ho pensato che fosse per rispetto», ma anche «per aver vinto il voto cattolico». «Abbiamo avuto successo con il voto cattolico e i nostri rapporti sono molto buoni, quindi penso che sia appropriato».
Sulla partecipazione di Joe Biden alle esequie ha detto che non era a conoscenza della sua presenza ma ha puntualizzato che parlare con lui non è «in cima alla mia lista». Poi sui dazi ha sottolineato che è «probabilmente improbabile» una estensione della sospensione di 90 giorni dei dazi.
Insieme al presidente Donald Trump e alla first lady Melania fanno parte della delegazione Usa anche la capa dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles; il capo della comunicazione, Steven Cheung; il capo dello staff della first lady, Hayley Harrison; il consigliere per la Sicurezza nazionale, Mike Waltz; i consiglieri Dan Scavino e Stephen Miller; e l’assistente del presidente, Natalie Harp.
«Amava davvero il mondo ed era un bravo cristiano. L’ho incontrato due volte. Penso fosse un tipo fantastico»: ha detto Donald Trump ai reporter prima di partire.
Un incontro con Volodymyr Zelensky a Roma? «E’ possibile», ha risposto Trump ai reporter della Casa Bianca prima di imbarcarsi sull’Air Force One per l’Italia. Ma in queste ore proprio il presidente ucraino mette in forse la sua presenza ai funerali. Trump in serata ieri ha detto che Mosca e Kiev sono vicini all’accordo.
Diverso atteggiamento da parte di Parigi. Il presidente francese Emmanuel Macron «non terrà alcun incontro diplomatico a margine dei funerali del Papa» previsti domani a Roma. Lo ha detto l’Eliseo. Macron arriverà oggi e sarà accompagnato dal ministro dell’Interno Bruno Retailleau e dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot. Alle 18 ha portato i suoi omaggi insieme alla moglie Brigitte davanti alle spoglie di Papa Francesco nella Basilica di San Pietro.
«In questo periodo di lutto e contemplazione per tutti i fedeli e per il mondo intero, il presidente della Repubblica non terrà alcun incontro diplomatico a margine dei funerali di Sua Santità Papa Francesco», ha comunicato la presidenza alla stampa.
Circa 130 delegazioni straniere hanno finora confermato la loro presenza ai funerali del Papa, tra cui 50 capi di Stato eletti e dieci sovrani.
In serata è già arrivato il primo ministro britannico Keir Starmer a palazzo Chigi per una visita di cortesia alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Anche in questo caso, spiegano fonti dell’esecutivo, i due leader terranno colloqui informali. Starmer è a Roma per partecipare ai funerali di Papa Francesco.
NYT, DA UCRAINA CONTROPROPOSTA DI COMPROMESSO PER LA PACE
(ANSA) – WASHINGTON, 25 APR – In risposta a una proposta della Casa Bianca per porre fine alla guerra in Ucraina, la leadership ucraina ha elaborato una controfferta, che per certi versi contraddice le richieste di Trump ma lascia anche spazio a possibili compromessi su questioni che da tempo sembrano irrisolvibili.
Secondo il piano, ottenuto dal New York Times, non ci sarebbero restrizioni alle dimensioni dell’esercito di Kiev, “un contingente di sicurezza europeo” sostenuto dagli Usa verrebbe schierato sul territorio ucraino per garantire la sicurezza e i beni russi congelati verrebbero usati per riparare i danni di guerra in Ucraina.
Queste tre disposizioni potrebbero essere inapplicabili per il Cremlino, ma alcune parti del piano ucraino – secondo il Nyt – suggeriscono la ricerca di un terreno comune. Non si fa menzione, ad esempio, della completa riconquista da parte dell’Ucraina di tutto il territorio conquistato dalla Russia o dell’insistenza sull’adesione di Kiev alla Nato, due questioni che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha a lungo dichiarato non negoziabili.
TRUMP, MOSCA E KIEV SI INCONTRINO PER CONCLUDERE ACCORDO
(ANSA) – WASHINGTON, 25 APR – “Appena atterrato a Roma. Una buona giornata di colloqui e incontri con Russia e Ucraina. Sono molto vicini a un accordo e le due parti dovrebbero ora incontrarsi, ad altissimo livello, per ‘concluderlo’. La maggior parte dei punti principali è stata concordata. Fermate lo spargimento di sangue, ora. Saremo ovunque sia necessario per contribuire a porre fine a questa guerra crudele e insensata!”: lo scrive Donald Trump su Truth dopo essere arrivato a Roma per i funerali del Papa.

Trump e Von der Leyen si stringono la mano sul sagrato
(ANSA) – ROMA, 26 APR – Il presidente Usa Donald Trump e la presidente della commissione Urusla Von der Leyen si sono stretti la mano sul sagrato della Basilica di San Pietro poco primo dell’avvio della cerimonia.
Media, Trump e Zelensky si sono visti prima del funerale
ANSA) – ROMA, 26 APR – Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono incontrati prima del funerale di Papa Francesco, secondo quanto riferito a Sky News da fonti vaticane. I due hanno anche concordato di incontrarsi più tardi oggi dopo il funerale, hanno aggiunto le fonti.

Dazi, qualcosa si muove tra Cina e Usa: la «telefonata fantasma» tra Xi e Trump, le esenzioni (e il Politburo pronto a «scenari estremi»)
Mentre a Pechino è in corso una revisione al ribasso di alcune tariffe doganali, Trump annuncia di aver ricevuto una telefonata da Xi (alquanto improbabile). E il Politburo comunica gli strumenti pronti a scattare nel caso in cui la guerra commerciale con gli Stati Uniti dovesse continuare
Qualcosa si muove lungo la grande muraglia dei dazi alzata tra Stati Uniti e Cina.
A Pechino è in corso una revisione al ribasso delle tariffe doganali imposte ad alcune categorie di prodotti esportati dagli Stati Uniti, in particolare nel settore della sanità. L’informazione arriva dalla Camera di commercio americana in Cina, secondo la quale le autorità cinesi hanno deciso di esentare dai dazi al 125% oltre alle forniture sanitarie (in particolare medicinali salvavita) anche componenti utili all’industria aeronautica e chimica. Sui social cinesi circola una lista di 131 tipi di prodotti sui quali starebbero lavorando i tecnici mandarini per una possibile esenzione tariffaria: il valore complessivo di queste importazioni dagli Stati Uniti sarebbe di 45 miliardi di dollari, su un totale di circa 160 miliardi registrato nel 2024.
Il ministero del Commercio della Repubblica popolare non ha commentato la notizia e quello degli Esteri ha ribadito che prima di avviare una trattativa Washington deve «cancellare completamente ogni dazio unilaterale».
Negli ultimi due giorni da Washington sono arrivati segnali di flessibilità: prima il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che la guerra commerciale «non è sostenibile», poi il presidente ha detto che ci sono stati primi colloqui e ha prospettato che la crisi si concluderà con «un sostanziale abbassamento dei dazi».
I cinesi hanno ribattuto che non sono in corso negoziati o contatti con gli americani.
Venerdì è stata diffusa un’intervista al settimanale Time nella quale Trump ha affermato che Xi Jinping lo ha chiamato. Non ha voluto dire quando né che cosa sarebbe stato detto, ma ha aggiunto che la telefonata «non è stata un segno di debolezza da parte sua».
Sembra improbabile che il presidente cinese in questi giorni abbia chiamato l’avversario, forse Trump ha giocato sulla conversazione avuta il 17 gennaio, tre giorni prima del suo Inauguration Day, quando Xi aveva affermato che due grandi Paesi come Cina e Stati Uniti hanno sempre interessi contrastanti e differenze di vedute, e aveva proposto colloqui. Poi, ad aprile, il Liberation Day ha scatenato la guerra dei dazi americani al 145%, bollata da Xi come «bullismo che non produce vincitori».
Pechino lascia intendere di essere pronta, se necessario, a una lunga guerra d’attrito. Xi venerdì ha presieduto il Politburo del Partito comunista che ha annunciato un piano di difesa dell’economia nazionale con misure per sostenere crescita e sviluppo. Il comunicato del Politburo elenca gli strumenti per contrastare «gli choc esterni»: taglio dei tassi di interesse e delle riserve obbligatorie degli istituti di credito per «assicurare ampia liquidità sul mercato»; «pieno ed effettivo uso» delle politiche fiscali e monetarie esistenti; emissioni di buoni del tesoro; introduzione di nuovi mezzi di sostegno all’innovazione tecnologica, le esportazioni e i consumi; le aziende cinesi più danneggiate dai dazi potrebbero ricevere più fondi per mantenere la forza lavoro e «migliorare i salari dei gruppi a basso e medio reddito per stimolare i consumi».
Prima di parlare con Trump, certamente Xi vuole galvanizzare il fronte interno.

PUTIN, LA REGIONE DI KURSK È STATA INTERAMENTE LIBERATA
(ANSA) – MOSCA, 26 APR – Il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che l’invasione ucraina della regione di Kursk è “completamente fallita” con la liberazione di tutto il territorio. Il generale Gerasimov, il capo di stato maggiore delle forze armate russe, ha detto che è stato ‘liberato’ l’ultimo insediamento che era ancora in mano gli ucraini, Gornal. Lo scrive la Tass.
PUTIN SALUTA L”EROISMO’ DELLE TRUPPE NEL KURSK
(ANSA) – MOSCA, 26 APR – Il presidente Vladimir Putin ha salutato “l’eroismo” delle truppe russe che hanno portato a termine la completa liberazione della regione di Kursk ponendo fine alla parziale invasione ucraina cominciata nell’agosto dello scorso anno. Lo afferma il Cremlino sul suo canale Telegram.
Il presidente, si sottolinea in una nota del Cremlino pubblicata sul suo canale Telegram, “ha ascoltato il rapporto del capo di stato maggiore sul completamento della sconfitta delle formazioni armate ucraine nella regione di Kursk”. “L’avventura del regime di Kiev – si legge ancora nel comunicato – è completamente fallita e le enormi perdite subite dal nemico, comprese le forze più pronte al combattimento, addestrate ed equipaggiate, anche con equipaggiamento occidentale, (…) si rifletteranno senza dubbio lungo l’intera linea del fronte”.
“La completa sconfitta del nemico nella regione di confine di Kursk crea le condizioni per ulteriori azioni di successo delle nostre truppe in altre importanti zone del fronte e avvicina la sconfitta del regime neonazista”, si aggiunge. “Mi congratulo con tutto il personale, con tutti i combattenti e i comandanti per questo successo, per la vittoria – ha detto Putin -. Grazie per il vostro coraggio, il vostro eroismo e il vostro servizio alla nostra patria e al popolo russo”.

QUEL CIALTRONE DI PETE HEGSETH HA APERTO UNA FALLA ENORME NELLA SICUREZZA NAZIONALE AMERICANA – NUOVI GUAI PER LO SVALVOLATO CAPO DEL PENTAGONO: IL SUO NUMERO DI TELEFONO E’ STATO TROVATO SU SOCIAL, SITI DI FANTACALCIO E DI SCOMMESSE SPORTIVE – PER L’EX DIRETTORE DEL CONTROSPIONAGGIO AMERICANO, MIKE CASEY, “CI SONO ZERO POSSIBILITÀ CHE QUALCUNO NON ABBIA CERCATO DI INSTALLARE UN SOFTWARE SPIA SUL SUO TELEFONINO” – TRUMP È INCAZZATISSIMO: CHISSA’ COS’ALTRO HA COMBINATO IL SEGRETARIO ALLA DIFESA, GIÀ SOPRANNOMINATO “WHISKYLEAKS” PER LO SCANDALO “SIGNALGATE”…
Sul web il numero di telefono di Hegseth
Sempre più pericolante la posizione del capo del Pentagono: dal Chatgate, ai favori a Musk, all’uso avventato dello smartphone
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth era la porta d’accesso al Pentagono per gli hacker di tutto il mondo. Non bastava aver svelato su una piattaforma non protetta notizie riservate su un attacco militare in Yemen, e neanche aver passato a moglie, fratello e al proprio avvocato piani che un generale gli aveva inviato su una linea segreta. Il numero del suo cellulare personale, secondo il New York Times, era sui social, a disposizione dei pirati informatici. È stato trovato su Whatsapp, Facebook, Microsoft Teams, Airbnb, su un sito di fantacalcio e uno di scommesse sportive, dove l’ex conduttore televisivo si era registrato come “PeteHegseth”.
Col suo cellulare, quando era solo un personaggio televisivo, aveva scritto recensioni su idraulici e dentisti. Dei primi lodava il «lavoro veloce, onesto e di qualità». Dei secondi, diceva: «Lo staff è fantastico». Ma poi quel numero è diventato lo stesso utilizzato dal capo del Pentagono per accedere alla piattaforma online Signal, sulla quale ha condiviso con due gruppi informazioni riservate su operazioni militari. La piattaforma non era tra quelle autorizzate dall’intelligence. Nessuno al Pentagono aveva mai usato il proprio cellulare per comunicazioni riservate.
Hegseth ha violato tutti i protocolli creando una falla gigantesca nella sicurezza. Secondo l’ex direttore del controspionaggio americano Mike Casey, «ci sono zero possibilità che qualcuno non abbia cercato di installare Pegasus o un altro software spia sul telefonino di Hegseth».
Poche ore prima dello scoop del New York Times, il Wall Street Journal aveva confermato la notizia, uscita a marzo, che Hegseth voleva far partecipare Elon Musk a un briefing in cui si sarebbe parlato di notizie riservate sulla Cina, Paese con cui il capo di Tesla ha forti legami. Uscita la storia, il capo del Pentagono è andato in paranoia e ha scatenato una caccia alla gola profonda. «Ti attacco a una fottuta macchina della verità», avrebbe urlato all’ammiraglio Christopher Grady, allora presidente ad interim dei Capi di Stato Maggiore Uniti. Hegseth pretendeva una prova che Grady non avesse fatto trapelare la notizia del briefing. L’ammiraglio non è stato mai sottoposto al test, mentre Hegseth ha minacciato altri ufficiali. Da allora cinque consiglieri sono stati cacciati. Il capo dello staff, Joe Kasper, si è dimesso.
Donald Trump, che ha sempre difeso pubblicamente Hegseth, è infuriato. Il suo cerchio magico è preoccupato: nessuno sa cos’altro ha combinato il segretario alla Difesa e vorrebbero saperlo subito, prima di doverlo scoprire sui giornali.

Traduzione di un estratto dell’articolo di Matt Oliver
Donald Trump ha tenuto il mondo in tensione con una politica commerciale che sembra cambiare di giorno in giorno. Finora i consumatori americani sono stati al riparo da gran parte dell’impatto. Ma mentre il mondo del trasporto marittimo internazionale si adegua alle sue politiche, il presidente si trova ad affrontare una potenziale resa dei conti.
Con la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina che inizia a intasare il traffico di container tra le due maggiori economie mondiali, le compagnie di trasporto mettono in guardia da un crollo delle prenotazioni e da un aumento delle “partenze in bianco”, in cui i porti vengono saltati o i viaggi vengono annullati del tutto.
All’inizio di questa settimana, i più potenti dirigenti del commercio al dettaglio americano si sono recati alla Casa Bianca per formulare una prognosi cruda: i dazi sulle merci cinesi rischiano di causare “scaffali vuoti” in due settimane senza un cambiamento di rotta.
Le tre aziende che hanno partecipato all’incontro – Walmart, Target e Home Depot – sono tra le più esposte alle politiche del presidente, che prevedono dazi fino al 145% sulle merci cinesi e tasse portuali più alte per le imbarcazioni di produzione cinese.
Secondo una ricerca di Reuters, Walmart si rifornisce in Cina per circa il 60% delle sue importazioni, tra cui abbigliamento, elettronica e giocattoli, mentre circa il 50% dei fornitori di Target ha sede in Cina.
Molti rivenditori e produttori disporranno di una “riserva” di scorte nei magazzini e in altre strutture di stoccaggio che inizialmente consentiranno loro di far fronte a eventuali interruzioni.
Ma queste scorte possono durare solo fino a un certo punto, di solito una manciata di settimane. Dopo di che, i rivenditori si troveranno di fronte a una scelta: pagare le tariffe e sopportare i costi aggiuntivi o scaricarli sui clienti; oppure smettere di acquistare prodotti dalla Cina e accettare la carenza sugli scaffali.
[…] Secondo i dati pubblicati dal Porto di Los Angeles, che gestisce grandi quantità di merci spedite dai porti cinesi, tra cui Shanghai, questa settimana il traffico di container è stato superiore del 56% rispetto all’anno precedente, riflettendo probabilmente un’ondata di ordini effettuati poco prima dell’annuncio delle tariffe del “giorno della liberazione” di Trump, il 2 aprile. Ma la prossima settimana si prevede un traffico inferiore dell’11% e del 33% la settimana successiva.
Il calo degli arrivi previsti a Los Angeles fa seguito a quanto riportato dal fornitore di dati Vizion, che ha parlato di un “crollo” delle prenotazioni di container nel mese di aprile. Per le spedizioni dalla Cina agli Stati Uniti, le prenotazioni sono calate del 64% nella prima settimana del mese rispetto alla settimana precedente.
Gli analisti hanno attribuito il crollo agli importatori che hanno cancellato le spedizioni per “rivalutare i costi, le tempistiche e la strategia commerciale più ampia”.
Ciò lascia un numero maggiore di navi portacontainer semivuote e spinge le compagnie di navigazione a cancellare i viaggi nel tentativo di ridurre le perdite e impedire il crollo delle tariffe.
[…]
“Se analizziamo i dati, è evidente che l’impatto della guerra commerciale ha indotto molti caricatori a sospendere o cancellare le spedizioni”, hanno dichiarato giovedì gli analisti della società.
Questo a sua volta riduce la domanda di capacità sulle navi portacontainer e i vettori rispondono cancellando le partenze”.
“Questo livello di escalation della capacità annullata illustra un cambiamento drammatico nel mercato”.
[…]
In definitiva, l’uscita dalla guerra commerciale a condizioni accettabili per Washington non è solo nelle possibilità di Trump. Pechino ha risposto con tariffe del 125% sulle esportazioni americane.
Nonostante le sue affermazioni che le due parti sono in contatto regolare, giovedì un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha respinto questa affermazione, dicendo ai giornalisti che il suggerimento era “privo di fondamento e non ha alcuna base fattuale”.
Qualunque cosa Trump speri di realizzare, deve farlo in fretta. In caso contrario, gli acquirenti americani potrebbero vedere l’impatto di questa guerra commerciale sugli scaffali entro poche settimane.

Attentato a Mosca, generale ucciso da un’autobomba
Yaroslav Moskalik era nella delegazione degli accordi di Minsk e aveva coordinato la prima fase della guerra. Le risposte «pacate» del Cremlino, forse un segno
L’unica differenza è che questa volta il Cremlino ha taciuto a lungo. Le reazioni all’ennesimo attentato contro funzionari russi in Russia sono dapprima affidate alla rabbia dei blogger ultranazionalisti, rapidi nel puntare il dito contro «il regime di Kiev» e alla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, la quale ha definito l’attacco «terroristico» ma non ha accusato in modo diretto l’Ucraina.
Eppure, a voler prestare fede alla versione ufficiale delle indagini, non ci sarebbero molti dubbi sulla genesi dell’autobomba che ieri mattina ha ucciso il cinquantanovenne generale a due stelle Yaroslav Moskalik. Tragica ironia della sorte, il suo cognome è il diminutivo di moskal, termine dispregiativo usato dagli ucraini nei confronti dei russi. Era un personaggio poco noto, ma certo non uno qualunque. Vicecapo del Gou, il dipartimento operativo principale dello stato maggiore, aveva fatto parte della delegazione che nel 2015 aveva ridiscusso a Parigi gli accordi di Minsk. Aveva comandato un’unità dell’Armata in Siria, accusando con forza gli Usa di sostenere i curdi, ed era stato promosso nell’agosto del 2022, dopo aver coordinato la prima fase dell’offensiva su Kiev.
Balashikha è una cittadina satellite di Mosca attaccata al raccordo anulare appena fuori dalla capitale in direzione est. Una Volkswagen Golf parcheggiata di fronte all’ingresso del palazzo dove abitava Moskalik è esplosa mentre lui usciva. Sull’auto era stata installata una videocamera, che seguiva gli spostamenti di chi entrava e usciva dal portone. L’ordigno è stato azionato a distanza. Le schegge sono volate in un raggio di 300 metri. Poteva essere una strage.
Ieri era anche il giorno dei colloqui al Cremlino tra Putin e l’inviato di Trump Steve Witkoff. Appare difficile che si possa trattare di una coincidenza. A Mosca la versione prevalente ipotizza una risposta dei servizi segreti ucraini al recente attacco russo nella città di Sumy durante la Domenica delle Palme. Anche perché la Golf apparteneva a tale Ignat Kuzin, nativo appunto della città di Sumy, dal 2015 residente in Russia nella Circassia. Viveva da un mese in un appartamento affittato nello stesso edificio e nella stessa scala dove abitava il generale. Avrebbe parcheggiato l’auto il 16 aprile, e tre giorni dopo avrebbe lasciato il Paese, volando in Turchia come prima destinazione.
Gli indizi esibiti ai media sono subito apparsi puntare nella solita direzione. Ma per quasi una intera giornata, a parlare sono stati quasi esclusivamente i blogger di guerra, lesti nell’indicare il presunto mandante. «Non c’è dubbio che lo scopo dell’omicidio fosse quello di provocare una dura reazione della Russia. Per poi urlare nei forum internazionali l’incapacità della Russia di negoziare». «Al momento, non ci sono opzioni di pace sul tavolo delle trattative che potrebbero essere presentate alla popolazione ucraina come un’attrattiva anche solo decente. L’unica possibilità del regime ucraino di prolungare la propria agonia è l’escalation terroristica».
Solo in tarda serata è arrivata una reazione dal vertice del potere russo, firmata da Dmitry Peskov. «Ancora una volta», ha detto il portavoce del Cremlino, «il regime di Kiev mostra di che pasta è fatto». Ma a differenza dello scorso 3 febbraio, quando sempre a Mosca venne ucciso Armen Sarkisyan, fondatore del battaglione paramilitare Arbat, e del 17 dicembre 2024, quando venne fatto saltare per aria il generale Igor Kirillov, questa volta le dichiarazioni di ogni ordine e grado appaiono più pacate del solito, e molte di esse sono comprensive dell’invito a non rispondere alle provocazioni. Anche questo, nel suo piccolo, può essere un segno.
Traduzione di un estratto dell’articolo
Per più di 1.000 anni, gli scacchi sono stati sinonimo di guerra. Ora, Vladimir Putin sta combinando l’antico gioco con la moderna scaltrezza mentre cerca di vincere un conflitto del XXI secolo fin troppo reale.
La strategia geopolitica dei sovietici e dei russi è stata profondamente intrecciata con cavalli, torri, re e regine per così tanto tempo che è difficile distinguere dove finisca lo sport e inizi la vera battaglia.
A tre anni dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina, uno dei migliori giocatori russi è diventato un propagandista […] della guerra del Cremlino, consegnando personalmente equipaggiamento militare al fronte. Di fronte a lui, non attraverso 64 caselle bianche e nere ma oltre il divario che separa i sostenitori di Putin dal resto del mondo, ci sono il più famoso grande maestro di tutti i tempi e l’allenatore del miglior giocatore del mondo attuale, che criticano il comportamento del presidente.
Mentre il mondo occidentale chiudeva le sue porte alla Russia dopo l’invasione del 2022 […] Mosca è riuscita in qualche modo a mantenere il controllo su istituzioni chiave degli scacchi, proteggendo la Russia dalle sanzioni sportive e permettendo ai suoi giocatori di continuare a competere a livello internazionale. Ha persino ospitato tornei lucrativi nei territori ucraini occupati della Crimea e del Donbas.
Per i critici di Mosca, gli scacchi mondiali sono diventati uno strumento di soft power per il Cremlino per normalizzare e istituzionalizzare la sua occupazione omicida del vicino.
Burocrate e cane da attacco
Le connessioni tra il Cremlino e gli scacchi sono profondamente radicate. E se c’è un uomo che personifica le linee sfocate tra politica e sport, è Arkady Dvorkovich.
Con i suoi capelli grigi e il sorriso placido, il presidente della Federazione Mondiale degli Scacchi (conosciuta con l’acronimo francese FIDE) emana l’aria di un burocrate sportivo di medio livello.
Eppure quell’aspetto non minaccioso nasconde il notevole curriculum di Dvorkovich come alto apparatchik del Cremlino, avendo servito come vice primo ministro nel regime di Putin dal 2012 al 2018. Prima di ciò, è stato assistente senior dell’allora presidente Dmitry Medvedev, ora uno dei più aggressivi sostenitori pubblici della guerra in Ucraina.
“La FIDE oggi è uno strumento del lavoro geopolitico della Russia”, ha detto Oleksandr Kamyshin, capo della Federazione Scacchistica Ucraina, a POLITICO. “È il portatore e l’implementatore di compiti che provengono dal Cremlino.”
Il ruolo di Dvorkovich alla guida degli scacchi mondiali ha attirato anche feroci critiche da parte di Garry Kasparov, uno dei nomi più importanti degli scacchi.
Kasparov, sei volte campione del mondo e dissidente russo, ha evidenziato come Dvorkovich abbia ripetutamente utilizzato la diplomazia degli scacchi per promuovere l’influenza di Mosca. Ha descritto la FIDE come la “mano straniera” del KGB e ha citato esempi in cui l’arrivo di delegazioni del Cremlino coincideva con eventi della FIDE in regioni strategiche come il Kazakistan e il Pakistan.
[…] Dvorkovich ha precedentemente guidato Skolkovo, un centro di innovazione con sede a Mosca sanzionato dagli Stati Uniti per la produzione di tecnologie militari per le Forze Armate Russe. Sebbene Dvorkovich abbia lasciato Skolkovo sei mesi prima che venissero imposte le sanzioni, ha rilasciato una dichiarazione nel marzo 2022, trasmessa ai media russi dalla Fondazione Skolkovo, che riecheggiava la propaganda del Cremlino sull’Ucraina.
Ha affermato di essere stato “cresciuto nel patriottismo” ed ha espresso orgoglio per i soldati russi, facendo riferimento al “nazismo”, un termine frequentemente utilizzato dai funzionari russi per giustificare l’aggressione nel paese vicino.
La moglie di Dvorkovich, Zumrud Rustamova, gestisce ancora attività in Russia. Ha guidato l’ufficio cipriota del senatore russo e miliardario Suleyman Kerimov, Nafta Moskva, per quasi un decennio, mentre contemporaneamente ricopriva posizioni di vertice e redditizie in gruppi polimetallici.
Né Dvorkovich né sua moglie sono sanzionati dall’UE o dagli Stati Uniti, ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha imposto sanzioni a Rustamova nel 2023.
Malcolm Pein, maestro scacchistico britannico e giornalista, ha affermato che la struttura di governance della FIDE è cambiata sotto la leadership di Dvorkovich, consolidando posizioni chiave nelle mani dei russi.
“La FIDE è completamente sotto la Russia. Utilizzando un numero significativo di risorse, hanno assicurato Dvorkovich alla presidenza, modificando la costituzione”, ha detto Pein.
«Vedrai, se guardi sul sito della FIDE, che molte delle posizioni chiave sono occupate da russi, ma la cosa più importante è ovviamente la posizione di presidente», ha aggiunto. «Dvorkovich si trova in una posizione difficile, cercando di conciliare quelli che dovrebbero essere i legittimi interessi di un organismo sportivo globale con quelli che sono gli interessi della dittatura che ha invaso un altro Paese.»
Nonostante la lunga ombra proiettata dai suoi legami con il Cremlino, i difensori di Dvorkovich sostengono che egli sia semplicemente concentrato sull’assicurarsi che i concorrenti non vengano penalizzati ingiustamente da conflitti geopolitici più ampi. Dvorkovich ha affermato che le decisioni etiche della FIDE mirano a garantire che «lo sport, inclusi gli scacchi, rimanga accessibile ai giocatori di tutto il mondo».
Dvorkovich e la FIDE non hanno risposto a diverse richieste di commento su più canali riguardo ai suoi legami con il governo.
[…]
Se Dvorkovich […] è visto come un pedone del Cremlino che si muove lentamente e strategicamente in sale riunioni anonime in tutto il mondo, Putin ha anche un cavaliere oscuro che agisce con efficacia temeraria direttamente in territorio nemico.
Sergey Karyakin, un grande maestro di scacchi nato in Crimea — la penisola ucraina illegalmente annessa dalla Russia nel 2014 — è da anni un sostenitore esplicito della guerra di Putin. Ultimamente, ha scambiato i pezzi degli scacchi per un ruolo attivo sulla linea del fronte, dove contribuisce a promuovere la visione del conflitto da parte di Mosca sulle onde radio.
«In realtà non sta solo facendo propaganda», ha detto a POLITICO Peter Heine Nielsen, l’allenatore danese del campione del mondo multiplo Magnus Carlsen. «È al fronte a consegnare armi. È la cosa peggiore mai vista nella storia. Ci sono tutte le condizioni per un banco a vita.»
Karyakin è stato anche documentato mentre visitava zone di guerra come Avdiivka […], che le forze russe hanno catturato nel febbraio 2024, e mentre consegnava equipaggiamento alle truppe del Cremlino. Nel settembre 2024 è sopravvissuto a un attacco con droni vicino a Kharkiv mentre viaggiava con l’esercito russo. Il suo ruolo di propagandista, che esercita pubblicando su Telegram per circa 24.500 follower, include la diffusione di disinformazione sulla guerra.
L’Unione Europea ha imposto sanzioni a Karyakin a febbraio, accusandolo di aver sostenuto la guerra di Mosca «anche pubblicando una lettera aperta al presidente Vladimir Putin, viaggiando nei territori ucraini occupati dalla Russia e raccogliendo forniture militari a sostegno delle Forze Armate russe. Per queste azioni, è stato insignito della medaglia della Federazione Russa “Per meriti verso la Patria.”»
[…]
Nonostante le attività documentate di Karyakin, la FIDE ha reagito in modo tiepido.
Nel marzo 2022, la Commissione Etica e Disciplinare dell’organizzazione ha sospeso Karyakin per sei mesi, citando violazioni del codice dell’organizzazione. Questa decisione è stata interpretata dagli oppositori dell’influenza russa negli scacchi come un tentativo strategico di proteggere Dvorkovich dalle critiche. Tuttavia, la propaganda di Karyakin è solo aumentata dopo la sospensione, e la FIDE non ha imposto ulteriori sanzioni.
I critici intravedono la mano del Cremlino che guida la FIDE, facendo pressione su Dvorkovich e proteggendo Karyakin.
Nel settembre 2024, Karyakin è stato nominato membro del Consiglio della Federazione Russa come rappresentante della Crimea occupata. Questo allineamento con il Cremlino rende le sanzioni sportive politicamente delicate per Dvorkovich, che resta comunque sottoposto a una certa pressione per bilanciare le norme internazionali con la sua relazione con le autorità russe.
[…]
Il caso clamoroso di Karyakin sottolinea la più ampia difficoltà delle organizzazioni sportive internazionali nell’applicare standard etici in un contesto di pressioni geopolitiche crescenti.
“È il solito gioco di equilibrio,” ha detto Nielsen. “Ma la domanda ragionevole è: perché la FIDE e le altre non fanno il loro dovere?”
[…]
Gli scacchi occupano un posto leggendario nella storia russa, profondamente radicato nella cultura e nella politica della nazione.
Il gioco cominciò a diffondersi tra gli aristocratici russi nel XIX secolo, ma fu dopo l’ascesa al potere dei comunisti e l’istituzione dell’Unione Sovietica che venne elevato a nuovi livelli. Il regime promosse gli scacchi come uno strumento economico ma efficace per unificare l’immensa popolazione multietnica.
Su direttiva di Joseph Stalin negli anni ’30, gli scacchi divennero una disciplina sponsorizzata dallo Stato, con scuole, club e competizioni che proliferarono in tutto l’URSS. Il rigore intellettuale del gioco lo rese un veicolo ideale per mostrare la superiorità sovietica sulla scena mondiale.
La macchina scacchistica sovietica era senza pari. I talenti promettenti venivano individuati precocemente e formati attraverso una solida rete di scuole e programmi di tutoraggio, in particolare sotto la guida del campione del mondo Mikhail Botvinnik. […]
Era uno strumento strategico tanto quanto un passatempo. I migliori giocatori come Anatoly Karpov negli anni ’70 e Garry Kasparov negli anni ’80 divennero nomi noti al grande pubblico, ottenendo prestigio e privilegi rari per i cittadini sovietici, inclusa la possibilità di viaggiare all’estero durante la Guerra Fredda.
Il dominio sovietico nel campionato mondiale, con otto vincitori distribuiti su diversi decenni, fu la prova dell’investimento dello Stato. Tuttavia, il crollo dell’URSS nel 1991 smantellò gran parte dell’infrastruttura che aveva sostenuto quel controllo. I club furono privatizzati, i migliori giocatori emigrarono e i finanziamenti diminuirono, segnando un declino della supremazia una volta indiscussa della Russia.
Nonostante tali battute d’arresto, l’influenza russa negli scacchi è continuata — e ci riporta alla FIDE.
Dal 1982, l’organizzazione è stata fortemente influenzata da figure russe, come Kirsan Ilyumzhinov e Arkady Dvorkovich, entrambi presidenti della FIDE. Ilyumzhinov arrivò persino a giocare a scacchi con il dittatore libico Muammar Gheddafi durante i loro rispettivi mandati.
Negli ultimi anni, gli scacchi russi sono stati oggetto di numerose controversie, man mano che Vladimir Putin si è fatto più aggressivo sulla scena internazionale.
Per un periodo, gli unici sponsor ufficiali della federazione erano aziende russe, tra cui colossi statali come le Ferrovie Russe (Russian Railways) e la compagnia nucleare Rosatom, evidenziando la dipendenza della FIDE da capitali legati al Cremlino e sollevando interrogativi sulla trasparenza finanziaria.
Le sanzioni occidentali imposte dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 hanno limitato la partecipazione dei giocatori russi agli eventi internazionali sotto la loro bandiera nazionale. Tuttavia, i russi continuano a gareggiare a titolo individuale, spesso senza aver mai condannato pubblicamente la guerra. E nel 2023, la Federazione Scacchistica Russa ha spostato la propria affiliazione dall’Unione Scacchistica Europea alla Federazione Scacchistica Asiatica, una mossa che i critici hanno interpretato come un tentativo cinico di aggirare le sanzioni.
[…]
Il controllo russo sugli scacchi mondiali ha sollevato dubbi, per la FIDE, circa la propria neutralità e l’impegno verso il diritto internazionale — soprattutto dopo una dura disputa legale sui tornei con ricchi premi tenuti nei territori ucraini occupati.
Nel giugno dello scorso anno, la Commissione Etica della FIDE ha emesso una sentenza storica contro la Federazione Scacchistica Russa (RCF), imponendo una sospensione di due anni dopo una denuncia da parte della Federazione Scacchistica Ucraina.
Le accuse erano gravi: organizzazione di tornei scacchistici nei territori occupati, collaborazione con individui sanzionati e violazione della stessa politica di neutralità della FIDE. La decisione includeva anche un richiamo formale a Dvorkovich.
Ma, in una svolta controversa, la Commissione ha annullato gran parte di questa decisione in appello appena tre mesi dopo. Il 13 settembre, la sospensione è stata sostituita con una multa di 45.000 euro — e il richiamo a Dvorkovich è stato completamente revocato.
[…]
La Commissione Etica della federazione scacchistica è composta da sette membri. Secondo documenti ufficiali, la decisione di attenuare le sanzioni è stata presa da tre persone: Francois Strydom, presidente della commissione proveniente dal Sudafrica, l’americano David Hater e l’indiano Ravindra Dongre.
Strydom, avvocato sudafricano e veterano burocrate del mondo scacchistico che, secondo Nielsen, ha avuto un ruolo decisivo nell’ammorbidimento delle sanzioni, detiene anche una posizione di rilievo — presidente della Dispute Resolution Chamber — legata all’Associazione Internazionale di Boxe (IBA), un’organizzazione sotto accusa guidata dal funzionario russo Umar Kremlev.
I legami dell’ufficiale con SILA International Lawyers — uno studio legale che rappresenta vari enti sportivi russi, come rivelato dal sito di notizie sportive ucraino Tribuna — hanno ulteriormente alimentato le accuse di parzialità.
[…]
I critici hanno sottolineato che le competizioni scacchistiche russe in Crimea e nel Donbas sono particolarmente inquietanti.
“Quello che la Russia sta facendo nei territori occupati è puro indottrinamento,” ha dichiarato a POLITICO Oleksandr Kamyshin, presidente della Federazione Scacchistica ucraina. “Stiamo perdendo contro di loro perché non possiamo organizzare così tanti tornei. [Il nostro] ultimo torneo per 70 bambini si è tenuto a ottobre a Irpin e il montepremi era di soli 500 dollari.”
Secondo documenti ottenuti da Tribuna, i tornei organizzati dalla Federazione Scacchistica Russa (RCF) nelle regioni occupate richiedono ai giocatori di fornire dati personali e ottenere documentazione russa, consolidando il controllo di Mosca. I rappresentanti ucraini, incluso Kamyshin, sostengono che ciò violi non solo le regole della FIDE, ma anche la Carta Olimpica.
“La Russia ha organizzato più di 2.600 tornei nelle regioni ucraine occupate negli ultimi dieci anni,” ha detto Nielsen, aggiungendo che questi sono finanziati da risorse russe molto consistenti.
Oltre 6.000 giocatori provenienti dai territori ucraini controllati dalla Russia sono stati registrati nel database dei rating della RCF, quasi 5.000 dei quali hanno meno di 20 anni.
[…]
Per Kamyshin, la scacchiera rappresenta molto più di una strategia: è un campo di battaglia dove si intrecciano principi, diplomazia e identità nazionale.
Ex ministro ucraino per le industrie strategiche, che ha gestito l’infrastruttura ferroviaria del paese nei primi giorni della guerra russa, Kamyshin è stato eletto presidente della Federazione Scacchistica ucraina all’inizio di settembre 2024. È una delle persone più influenti del paese e strettamente legato al presidente Volodymyr Zelensky. E ha obiettivi ambiziosi per il suo mandato.
Kamyshin vuole rafforzare la posizione dell’Ucraina all’interno della FIDE, sostenere la sospensione della federazione scacchistica russa e promuovere la rimozione dei cittadini russi dai vertici della FIDE. Sarà una battaglia in salita.
“La FIDE oggi è un fronte strategico perso per il mondo civilizzato,” ha dichiarato Kamyshin, evidenziando come Mosca si sia radicata all’interno dell’organo di governo degli scacchi, controllandone decisioni e operazioni. “Non è solo un cittadino russo a guidare la FIDE — è una federazione gestita secondo gli standard russi.”
Uno dei temi più controversi della diplomazia scacchistica in corso, ha aggiunto Kamyshin, è il tentativo della Russia di reintegrare i suoi giocatori sotto bandiera e inno nazionali nonostante l’aggressione in atto. “Finché condurranno una guerra ingiusta, uccidendo i nostri atleti, scacchisti e civili, ciò è inaccettabile,” ha affermato.
Oltre alla lotta geopolitica, mentre le forze di Putin avanzano nell’est dell’Ucraina e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra intenzionato a ridurre il sostegno americano a Kyiv, Kamyshin è spinto dalla missione di ricostruire il mondo degli scacchi in Ucraina come strumento strategico e simbolo di resilienza.
“Gli ucraini devono diventare più intelligenti e più forti,” ha detto. “Gli scacchi sono un elemento vitale di questa strategia. Combatteremo su ogni fronte — sulla scacchiera e oltre.”
TRUMP, PUTIN VUOLE FERMARE LA GUERRA O MI PRENDE IN GIRO?
(ANSA) – “Putin non aveva motivo di sparare missili in aree civili e città negli ultimi giorni. Mi fa pensare che forse non vuole fermare la guerra, che mi sta prendendo in giro e che deve essere trattato in modo diverso, attraverso sanzioni bancarie o secondarie? Troppa gente sta morendo”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
Nel lungo post sul suo social Truth, Trump attacca il New York Times e il suo giornalista Peter Baker che, in un’analisi, ha sostenuto che il presidente “fa il gioco di Putin” e che “molte delle sue azioni sono state viste come un vantaggio diretto o indiretto per la Russia, tanto che alcuni funzionari russi hanno celebrato le sue mosse”.
“Non importa quale accordo faccio per la Russia e l’Ucraina, il New York Times ne parlerà sempre male”, afferma Trump. “Peter Baker, seguendo le richieste del suo editore, ha scritto che l’Ucraina dovrebbe riprendere il suo territorio, penso la Crimea, e altre ridicole richieste per mettere fine” alla guerra, aggiunge Trump interrogandosi sul perché Baker non dica che” è stato Obama a rendere possibile per la Russia rubare la Crimea all’Ucraina senza che neanche un colpo venisse sparato”.
WP, ‘L’UCRAINA MERITA UN ACCORDO DI PACE MIGLIORE’
(ANSA) – L’Ucraina merita un accordo di pace migliore. Lo afferma il board editoriale del Washington Post, notando come l’attuale proposta dell’amministrazione Trump favorisce la Russia e “premia Putin per la sua guerra”. “Capitolare ora, nei termini dell’ultima proposta della Casa Bianca, porterebbe all’Ucraina la pace e poco più” perché – mette in evidenza il Washington Post – a Kiev non sarebbe concessa l’occasione di proteggersi da future incursioni dalla Russia entrando a far parte della Nato e non le sarebbe offerta nessuna garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti.
UE, ‘ESIGERE CHE KIEV CEDA TERRITORI È UN ERRORE FATALE’
(ANSA) – “Pretendere che l’Ucraina ceda parte del suo territorio all’aggressore Putin, che invita i russi a prepararsi a nuove guerre, è una semplice e tragica ripetizione dell’errore fatale commesso in passato da Chamberlain”. Lo scrive su X il commissario Ue per la Difesa, Andrius Kubilius.
L’allora premier britannico “Chamberlain nel 1938 a Monaco credeva di poter raggiungere un accordo sulla pace con Hitler e chiese che la Cecoslovacchia cedesse parte del suo territorio a Hitler. Fu l’inizio del cammino verso la Seconda guerra mondiale. Churchill, Roosevelt e Reagan lottarono” invece “per la libertà e contro gli imperi del male. E ci riuscirono”, evidenzia.
MACRON, ZELENSKY PRONTO A CESSATE IL FUOCO, TOCCA A PUTIN
(ANSA) – “Scambio molto positivo oggi con il presidente Zelensky a Roma. Porre fine alla guerra in Ucraina. Questo è l’obiettivo che condividiamo con il presidente Trump. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco incondizionato. Il presidente Zelensky me lo ha ripetuto oggi. Vuole collaborare con americani ed europei per attuarlo.
Ora tocca al presidente Putin dimostrare che desidera davvero la pace”. Così il presidente francese Emmanuel Macron su X. “Continueremo il lavoro nel quadro della coalizione dei volenterosi lanciata a Parigi lo scorso marzo, per raggiungere sia questo cessate il fuoco sia una pace completa e duratura in Ucraina”.

(ANSA) – Il servizio d’intelligence interna russo (Fsb) ha detto di avere fermato un “agente dei servizi speciali ucraini” accusato di avere piazzato la bomba sull’auto fatta saltare in aria ieri vicino a Mosca, che ha ucciso il generale Yaroslav Moskalik, membro dello stato maggiore. L’Fsb, citata dall’agenzia Ria Novosti, afferma che l’ordigno è stato fatto saltare in aria a distanza con un segnale inviato “dal territorio ucraino”.
Il sospetto è stato identificato come Ignat Kuzin, 32 anni, “in possesso di un permesso di residenza in Ucraina”. Secondo l’ufficio per le pubbliche relazioni dell’Fsb, l’uomo ha acquistato un’auto, vi ha piazzato l’ordigno esplosivo artigianale che lui stesso aveva preparato e l’ha parcheggiata nel luogo dell’attentato, nella cittadina di Balashikha, ad est di Mosca. Quando l’ufficiale stava uscendo da un edificio, aggiungono i servizi russi, “l’ordigno è stato fatto detonare a distanza dal territorio dell’Ucraina”.

Tutti a New Delhi, ago della bilancia
L’opinione che si ha in Occidente è che il Paese sia un bastione contro la Cina, con la quale ha dispute territoriali e competizione egemonica nell’Oceano Indiano: che sia quindi un alleato naturale. In realtà, chiunque sia al governo, Delhi non intende derogare dalla sua «autonomia strategica» in politica estera. Commerci, accordi economici e buone relazioni, sì; alleanze formali, no
Perché scegliere tra America e Cina quando c’è l’India? La battuta (di un imprenditore) è un po’ forzata ma evidenzia una falla nella discussione del momento, tutta focalizzata sullo scontro tra Washington e Pechino. In realtà, difficilmente il nuovo ordine che governerà il mondo sarà disegnato senza New Delhi. I governi lo sanno e corrono a incontrare Narendra Modi. L’originale politica estera indiana, però, spesso sfugge, soprattutto in Occidente. L’ultima vista a Delhi è quella in corso del vicepresidente americano JD Vance: l’obiettivo dell’Amministrazione Trump è quello di tenere l’India dalla propria parte nel confronto con la Cina. Ursula von der Leyen aveva incontrato il primo ministro Modi, sempre nella capitale indiana, in febbraio, per impostare i colloqui per un accordo di libero scambio tra la Ue e l’India. Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani è stato a Delhi in aprile: colloqui su commercio, ricerca, corridoio indo-mediterraneo, investimenti. E Meloni aveva firmato un accordo strategico tra i due Paesi lo scorso novembre. Il governo indiano, insomma, è ben contento di essere molto cercato, in qualche caso blandito.
Ma cosa pensa davvero l’India? Non solo l’attuale governo ma tutto l’establishment? L’opinione che si ha in Occidente è che il Paese sia un bastione contro la Cina, con la quale ha dispute territoriali e competizione egemonica nell’Oceano Indiano: che sia quindi un alleato naturale. In realtà, chiunque sia al governo, Delhi non intende derogare dalla sua «autonomia strategica» in politica estera. Commerci, accordi economici e buone relazioni, sì; alleanze formali, no. A Xi Jinping e ai vertici cinesi, questo è molto chiaro. Infatti, a Pechino la conversazione è diversa da quella in Occidente: assieme Cina e India hanno 2,8 miliardi di abitanti, quasi il 40% della popolazione del pianeta; e una è la seconda economia del mondo, l’altra è la quinta e presto sarà la terza. L’ordine del futuro non sarà stabilito senza il consenso di queste due potenze, si dice a Pechino. Grandi rischi, per l’India, non mancano, però: il gruppo di terroristi che ieri ha ucciso almeno 27 turisti nello Jammu & Kashmir potrebbe provocare un conflitto con il Pakistan: sarebbe drammatico, si tratta di due potenze nucleari. La strada verso il nuovo mondo sarà pericolosa anche per Delhi.










