La fisica per spiegare (e risolvere) i problemi della vita

23 Luglio 2026

Nonostante decenni di riforme, dibattiti e cambiamenti sociali, il sistema scolastico ci sembra sempre immobile. Ma la scuola si comporta come un sistema complesso: più è grande e interconnesso, più è difficile cambiare direzione

Siamo in montagna. I sentieri che attraversano questo versante sono antichi, per la maggior parte. Altri sentieri sarebbero più comodi. Eppure quasi tutti continuano a seguire gli stessi percorsi. A un certo punto un sentiero smette di essere una scelta e diventa parte del paesaggio. Una di quelle che sembrano esistere da sempre. La guardi e pensi: ma perché passa proprio di qui? Poi scopri che esiste un sentiero nuovo. Più corto. Più comodo. Più logico. Eppure quasi tutti continuano a passare dalla vecchia strada. Ed è esattamente per questo che siamo qui. Perché oggi parliamo di scuola.

La lamentela la conosciamo tutti. «Passano gli anni e la scuola è sempre la stessa.» Cambiano i telefoni, i social, i lavori. Cambia il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, ci informiamo. E la scuola? La scuola sembra sempre lì. E allora arriva la scintilla della puntata: «Possibile che non riescano mai a cambiarla?» La domanda sembra sensata. Se una cosa non funziona, la cambi. Se una strada è scomoda, ne fai un’altra.

Che tipo di sistema è la scuola?

Eppure la scuola continua ad assomigliare sorprendentemente alla scuola dei nostri genitori. Certo, oggi ci sono i tablet. Ma se uno studente del 1950 entrasse in una classe di oggi, dopo lo stupore iniziale capirebbe quasi tutto: un insegnante davanti, gli studenti seduti, le materie separate, i voti, la campanella. Se entrasse in un aeroporto, probabilmente chiamerebbe la polizia. Se entrasse su TikTok probabilmente chiamerebbe un esorcista.

La serie Scintille parte sempre da qui. Toglie la colpa e mette la fisica. La domanda non è perché la scuola cambi così lentamente. La domanda è che tipo di sistema stiamo osservando.

La scuola è una delle reti più grandi e persistenti che abbiamo costruito. In fisica succede continuamente. Un elettrone da solo si comporta in un modo. Miliardi di elettroni insieme producono proprietà completamente nuove. Nessun elettrone sa cosa sia Instagram. Messi insieme, purtroppo, ci riescono benissimo.

Anche la scuola funziona così. La scuola è una rete gigantesca di relazioni. E quando una rete diventa abbastanza grande compare una proprietà molto particolare: l’inerzia. Una nave può cambiare rotta in qualche minuto. Una scuola può impiegare una generazione. Ed è esattamente quello che vediamo qui. Questo sentiero non esiste perché qualcuno lo sceglie ogni mattina. Esiste perché migliaia di persone l’hanno percorso prima di noi. Fino a quando il sentiero ha smesso di essere una scelta. E quando un percorso viene seguito per decenni, smette di essere una scelta e diventa una struttura.

La fisica dei sistemi complessi ci dice una cosa che all’inizio sembra quasi ingiusta: non basta avere una buona idea perché un sistema cambi. Nei sistemi grandi conta meno la singola decisione e conta molto di più la storia delle decisioni precedenti.

Il ‘dialogo’ tra passato e presente nei sistemi complessi

E come nei sentieri, per i sistemi complessi il passato non passa. Continua a lavorare dentro il presente. La scuola funziona spesso allo stesso modo. Pensiamo alle materie, agli esami, ai programmi, agli orari. Molte di queste cose sopravvivono non perché siano perfette, ma perché sono collegate a tutto il resto.

È come provare a spostare una pietra in montagna e scoprire che sotto ce ne sono attaccate altre cinquanta. Ed è qui che nasce un equivoco. Noi immaginiamo il cambiamento come un atto di volontà. Basta volerlo. Basta deciderlo. I sistemi complessi invece funzionano in un altro modo. Chiunque abbia provato a cambiare software in un ufficio conosce perfettamente il fenomeno. Dopo tre settimane tutti chiedono di tornare a quello vecchio. Anche se era terribile. È il motivo per cui tutti abbiamo almeno una password assurda che continuiamo a usare da quindici anni. Nessuno la ama. Ma ormai è collegata a troppe cose. Ogni elemento della scuola è agganciato a decine di altri elementi. Per questo spesso persone piene di idee nuove entrano nel sistema e qualche anno dopo si ritrovano a difendere cose che criticavano all’inizio.

E c’è un ultimo aspetto importante. Quando osserviamo la scuola pensiamo che il suo comportamento dipenda dalle singole persone. Ma non funziona così. Nessun insegnante, nessun dirigente, nessuno studente decide da solo come si comporterà l’intero sistema. Quel comportamento emerge dall’insieme delle relazioni.

Succede anche nel cinema. Nessuna singola inquadratura contiene un film. Se prendiamo un fotogramma di Casablanca, non vediamo ancora il film. Il significato emerge dalla sequenza, dal montaggio, dal rapporto tra una scena e la successiva. La scuola funziona allo stesso modo. Nessun insegnante, nessuna materia, nessuna classe contiene da sola il comportamento dell’intero sistema. Quel comportamento emerge dalle relazioni tra tutte le sue parti.

L’esempio virtuoso della Finlandia

A questo punto però qualcuno potrebbe obiettare: va bene, ma allora siamo condannati? Se i sistemi complessi hanno inerzia, la scuola non cambierà mai? La risposta è no. La fisica non dice che i sistemi complessi non cambiano. Dice che non cambiano nel modo in cui immaginiamo noi. Noi immaginiamo il cambiamento come una decisione. I sistemi complessi lo vivono come una transizione. Per capirlo basta guardare un posto dove la scuola funziona bene: la Finlandia, esempio virtuoso della puntata. Ogni volta che si parla di scuola qualcuno tira fuori la Finlandia. È diventata il cugino perfetto dell’istruzione: prende sempre dieci, parla tre lingue e probabilmente annaffia anche le piante dei vicini. La cosa interessante è come ci è arrivata. Il cambiamento è arrivato lentamente. Decenni di formazione degli insegnanti, fiducia nelle scuole, autonomia e investimenti. La Finlandia non ha cambiato la scuola in un anno. Ha cambiato le condizioni perché la scuola potesse cambiare.

Eppure noi quando parliamo di scuola continuiamo a cercare la riforma definitiva, il ministro definitivo, la soluzione definitiva. I sistemi complessi diffidano dei pulsanti magici. Anche perché, se esistessero davvero, qualcuno li avrebbe già trasformati in una startup. Preferiscono tante piccole trasformazioni che si sommano nel tempo. Non migliora quando cambia un singolo pezzo. Migliora quando cambiano le relazioni tra i pezzi. E la montagna ce lo mostra benissimo. Un sentiero nuovo non elimina quello vecchio. Diventa, poco alla volta, più conveniente. Ed è esattamente così che cambiano le scuole migliori del mondo. Non cancellano il passato. Costruiscono lentamente una strada nuova che le persone iniziano naturalmente a seguire.

Stiamo arrivando alla fine della puntata di oggi. Più un sistema è grande e interconnesso, più è difficile cambiare direzione. Il passato continua a vivere dentro la struttura del presente. Ed è questo che rende difficile cambiare direzione.

Siamo in montagna perché quando un percorso viene seguito per decenni, smette di essere una scelta e diventa una struttura. E le strutture non si cambiano combattendole. Si cambiano rendendo possibile un percorso diverso. Perché nei sistemi complessi il futuro non sostituisce il passato. Lo supera lentamente.