Kimi Antonelli entra nella leggenda

Monza 6 Settembre 2026

Antonelli in lacrime dopo la vittoria del Gp di Monza:

«Non avrei mai immaginato di poter essere qui oggi, dopo la ripartenza sapevo di poter avere un’opportunità per la vittoria»

«Quando sono finito sulla ghiaia è stato spaventoso. Ho realizzato un sogno»

Un super Kimi Antonelli compie un’autentica impresa a Monza, vincendo la gara dopo una rimonta incredibile partita dalla 19esima posizione. Il pilota della Mercedes precede all’arrivo il compagno di scuderia George Russell, fischiato (ingenerosamente) dal pubblico di Monza al momento del podio. La folla rossa, nonostante la delusione delle Ferrari, ha cantato per Kimi, sempre più leader del Mondiale: «O mio dio», sono state le sue prime parole al team radio una volta tagliato il traguardo. In lacrime, come al momento della premiazione.

Poi le prime dichiarazioni: «È incredibile, sono felicissimo. È un sogno che si realizza. Non avrei mai immaginato di poter essere qui oggi, ma ci siamo riusciti. Quando sono finito nella ghiaia è stato un momento spaventoso, pensavo di aver perso la mia opportunità, ma poi sono riuscito a recuperare e a fare il sorpasso su Russell. Dopo la ripartenza sapevo di poter avere un’opportunità per la vittoria, quindi ci ho creduto, soprattutto quando mi sono ritrovato dietro a George. Non è stato facile, ma è bellissimo aver vinto», prosegue il leader del Mondiale, che consolida il proprio dominio in classifica, portandosi a +66 sul compagno di squadra George Russell. 

Inarrestabile Kimi, lo sanno tutti, i meccanici del suo box in primis.  Quest’ultimi si erano preparati le parole dell’inno di Mameli su dei cartoncini perché convinti che il loro pilota, pur partendo 19°, avrebbe potuto vincere la gara. 

«Mi ero svegliato bene. La ciliegina sulla torta? I tifosi che cantano “Sarà perché ti amo”. Oggi festeggio così». Il racconto di Kimi Antonelli dopo l’impresa di Monza

«Mi caricavo da solo. Mai pensato di non poterla vincere»

Daniele Sparisci

Fradicio di champagne, esausto, mentre in lontananza si sentono ancora i cori («Kimi, Kimi!») che lo hanno spinto alla rimonta del secolo. È sera, Antonelli si butta su un divanetto nell’ufficio-mobile della Mercedes dove ha preparato la gara che resterà nella storia.

Kimi, è il giorno più bello della sua vita?
«Sì, per ora. Il più bello spero che debba ancora arrivare. Di quello non parlo (del Mondiale, ndr) perché sono scaramantico. Però sabato c’era stato un buon segnale».

Che segnale?
«Avevamo vinto a briscola, io e il Bez (Bezzecchi) contro il mio preparatore Sergi e contro l’Avvocato (un ragazzo dell’entourage, ndr). La sera prima avevano distrutto me e mio papà, non vedevo una briscola, dovevo rifarmi».

Toto Wolff ha detto: «Oggi Kimi era in grado di camminare sull’acqua». Si sentiva invincibile?
«Mi sono svegliato bene, una di quelle mattine dove ti senti a posto, un feeling speciale senza sapere il perché. Mi caricavo da solo: “Dai, il podio è possibile”. È arrivata la vittoria incredibile».

Qual è stato il segreto?
«Dopo 15 giri ero già nel gruppo di testa, ci ho messo poco a risalire. Questo ha fatto la differenza».

Lottando con Russell alla fine ha corso dei rischi. Ha mai pensato di accontentarsi del secondo posto?
«Mai! Non potevo non provare a vincere. Quando il team mi ha detto di fermare lo yo-yo (i sorpassi e i controsorpassi su Russell, ndr) ho detto: vabbè, sto dietro. Ma non sarebbe durato molto. Poi abbiamo fatto il pit-stop ed è iniziata un’altra rimonta».

I tifosi della Ferrari impazziti per lei. Se lo sarebbe mai aspettato?
«All’uscita della prima Variante vedevo la tribuna con la coda dell’occhio. A ogni giro, mentre rimontavo, si alzavano e applaudivano, una carica straordinaria».

Sette vittorie, dove la mette questa in classifica?
«Al primo posto. È la più speciale, per come l’ho vinta, perché ero nel Gp di casa. Mai vissuto un’emozione così, più forte della prima in Cina».

Che cosa le ha detto Sinner prima della partenza?
«Che avrebbe tifato per me».

Eravate insieme al box, con Bezzecchi e Laura Pausini.
«Mi hanno portato fortuna, ora devono esserci a tutte le gare. Se quando vengono loro faccio cose del genere…».

Come festeggerà?
«Una cosa tranquilla con la famiglia, sono distrutto, l’adrenalina è crollata, lunedì (oggi, ndr) porto tutto il team sui kart, martedì sono al simulatore in Inghilterra, poi Madrid, che si ricomincia a fare sul serio».

Si è tuffato in mezzo alla gente, da rockstar.
«Ho avuto un po’ paura, non sapevo cosa fare ma alla fine è stato bello. Ma la ciliegina sulla torta è stata un’altra».

Quale?
«Sul podio hanno messo “Sarà perché ti amo” e tutti hanno iniziato a cantarla».

Primo italiano a vincere a Monza dopo 60 anni, che effetto fa?
«Felice di aver condiviso questo momento con la famiglia. Ma non mi fermo qua, questo è solo l’inizio».

Marco e Kimi Antonelli durante i festeggiamenti
Marco Antonelli

«Mio figlio Kimi ha fatto un’impresa. La sera prima della gara? Tagliatelle al ragù e briscola: ha vinto lui»

Il padre del giovane pilota italiano della Mercedes: «Sono orgoglioso della sua gara, ho trattenuto il respiro negli ultimi due giri»

Rosella Redaelli

Marco Antonelli è senza voce. Dice che è colpa dell’aria condizionata, ma c’è da scommettere che non si sia risparmiato — come nessuno sotto il podio — a cantare l’Inno d’Italia e il nome di Kimi. Non succedeva da 60 anni che un pilota italiano vincesse il Gran Premio di casa. Invece suo figlio era lì, avvolto nel tricolore e in lacrime.

Quando ha capito che poteva farcela?
«Quando ho visto come ha gestito la gara in modo incredibile, sono orgoglioso della calma che riesce ad avere per capire quando è il momento di attaccare».

Sentiva la pressione nei giorni scorsi?
«Se non hai la pressione non puoi andare forte. E Kimi non è uno che scende in pista senza la grinta per affrontare la sfida. Io ci speravo in una rimonta, ma quello che ha fatto è unbelievable».

Quando ha avuto più paura?
«Quando è andato nella ghiaia e poi ho trattenuto il fiato per tutti gli ultimi due giri».

Cosa vi siete detti all’arrivo?
«L’ho abbracciato forte. Non ci sono parole. Ha fatto un’impresa».

L’onda rossa dei Ferraristi sotto il podio era tutta per Kimi. Gli Italiani ora tiferanno Mercedes?
«La Ferrari per l’Italia è sempre la Ferrari, ma se c’è un pilota italiano che sta facendo bene è normale sostenerlo. Il tifo deve venire dal cuore».

Giovedì Kimi ha incontrato i ragazzi autistici di PizzAut che gli hanno dedicato una pizza. Un portafortuna?
«Direi di sì. Lui ha al polso il braccialetto che gli ha consegnato Letizia, io stesso sono passato a salutare questi ragazzi straordinari e Letizia mi ha donato ben tre braccialetti che ho tenuto al polso. Al di là della scaramanzia, sono orgoglioso che Kimi sia un campione in pista e nella vita e come famiglia stiamo pensando di creare qualcosa di nostro, un passo alla volta, per aiutare giovani meno fortunati di Kimi».

Nel 2018 Kimi era Grid Boy qui a Monza. Una foto lo immortala mentre dà un cinque a Hamilton…
«Kimi è cresciuto in autodromo. A Monza la prima volta aveva meno di due anni, ma sentiva il rombo dei motori anche quando era nella pancia della sua mamma».

Racconti.
«La sera in cui è nato io e la mamma eravamo andati al cinema a vedere Cars e poi direttamente in sala parto. Già qualche tempo prima a Magny-Cours ha iniziato a scalciare sentendo la musica dei motori».

Come festeggerete?
«Andiamo da amici a cena, ma domani è già programmata una giornata di Kart».

Come avete passato la serata pre-gara?
«Eravamo in 13 a tavola, non siamo superstiziosi. Ho cucinato io: tagliatelle al ragù, una bella insalata. Poi partita di briscola».

Chi ha vinto?
«Sempre lui».

Antonelli regala scene mai viste, il Mondiale è cosa sua. Ciò che ci conforta fa impressione a chi gli corre contro

Tenere dietro uno come Antonelli è una fatica che metterebbe a dura prova parecchie grandi firme della velocità. Insegna a chi ha la sua età il potere della volontà, della dedizione, della leggerezza

GIORGIO TERRUZZI

Giorgio Terruzzi

Numero di sorpassi in pista: 26. Lo sproposito di 25 avversari più uno, il Cavallino, agitato sotto il podio da una marea di tifosi, con un filo di imbarazzo perché la festa, a Monza, l’ha regalata un piccolo grande eroe che guida la Mercedes. Mentre la Ferrari, beh, lasciamo stare. Kimi, ma certo, sul podio, con in mano quel trofeo che aveva guardato con perplessità giovedì scorso, mentre ripeteva: «Però. Mi piacerebbe portarlo a casa». E poi fradicio di champagne, di abbracci, preso da una gioia contagiosa alla fine di una impresa che ricorderà, ricorderemo per sempre. Ha remato sin dal primo metro, ha ricevuto un contributo da Leclerc, fuori subito, una sberla da foga disperata, da frustrazione, dopo aver subito due sorpassi in pochi metri.

Secondo start, per una rimonta che diventava sempre più plausibile visto che questo bimbo prodigio ha nella testa, nei nervi, nel piede un ritmo da fuoriclasse e tra le mani, una macchina superiore. La stessa di Russell, poveraccio, che ha avuto una strategia perdente, che perde il confronto in pianta stabile perché tenere dietro uno come Antonelli è una fatica che metterebbe a dura prova parecchie grandi firme della velocità. Dopo aver ribadito per quattro giorni e 800 interviste di aver voglia di fare lo show, Kimi ha messo in pratica, spinto da una fiducia nei propri mezzi che conforta ciascuno di noi e fa impressione a chi gli corre contro.

Rianimando una tifoseria passata in un paio d’ore dalla speranza allo sconforto: Charles k.o. dopo collisione mortificante con Hamilton; Lewis ad arrancare senza cavalli, gomme, tono, un festival di lamenti via radio da latte alle ginocchia. Il Mondiale? Ma dai. Il Mondiale è cosa di questo ricciolino che si spende in pista e fuori, regala e si regala sorridendo scene mai viste; che racconta a chi ha la sua età il potere della volontà, della dedizione, della leggerezza. Crederci, darci dentro, sognare. Opportunità da cogliere, anche quando sembrano lontane. Carezze sopra ogni giorno cupo. Tirano indietro gli anni persino a chi ne ha molti più di lui. Anche per questo, grazie.