«Gli italiani nella lista? Almeno 15»
l’hacker ora minaccia i 680 account trafugati. E intanto rivela: «Gli italiani nella lista? Almeno 15»
L’attaccante rivela al Corriere: «Stiamo ufficialmente vendendo i dati. Nonostante ciò è possibile richiedere la rimozione dal database, ma solo attraverso un pagamento»
Roberto Cosentino

La richiesta di riscatto a Revolut da parte degli hacker è caduta nel vuoto. L’ultimatum è scaduto da alcuni giorni. Ad essere minacciati, ora, sono i singoli utenti coinvolti nella fuoriscita di dati dalla piattaforma software della banca digitale inglese.
A rivelarlo al Corriere è lo stesso attaccante, che afferma: «Stiamo ufficialmente vendendo i dati. È inoltre possibile richiedere la rimozione dal database previo pagamento». E ancora: «D’ora in poi, oltre 680 individui con patrimoni elevati rischiano di subire furti di denaro, attacchi di phishing, violazioni informatiche e ogni altro tipo di reato immaginabile». Ma non sarebbero tutte qui le minacce del criminale informatico.
La minaccia all’Italia
Altri dettagli che riguardano la richiesta di riscatto sono stati pubblicati, come confermato da Claudio Sono di ransomnews, su un sito presente nel Dark Web. All’interno, l’hacker ha pubblicato alcune immagini dei proprietari degli account violati utilizzati per aprire il conto su Revolut come prova. La maggior parte dei file sono vuoti, ma alcuni contengono materiale rilevante per i proprietari degli account, come prova. In un file ci sono addirittura 719 pagine con tutte le transazioni avvenute su Revolut dall’apertura del conto; in unaltro si vede viso e documento di identità. Sul sito dei criminali informatici si legge che chi paga può «ottenere la rimozione delle informazioni prima che vengano vendute».

E chi dovesse effettuare la transazione? «Una volta esclusi, i dati non saranno inclusi in alcuna futura vendita o distribuzione». Ovviamente, come per ogni richiesta da parte di attaccanti, il pagamento non può garantire quanto affermato dallo stesso. Quando abbiamo chiesto maggiori informazioni sulla quantità di italiani colpiti dal nuovo riscatto, IamNotTheVillain afferma che sarebbero almeno 15 gli Italiani colpiti dalla violazione, (anziché 8, come affermato dalla sottosegretaria al Ministero dell’Interno Wanda Ferro). Ma c’è di più: ci sarebbero altri residenti all’estero con documenti italiani. E ancora: anche altre compagnie, oltre a Revolut, sarebbero state colpite e ulteriori informazioni – afferma l’hacker – saranno condivise prossimamente.
Sempre rimanendo in Italia, l’attaccante ha inoltre riferito che ci saranno anche novità sulla violazione che ha portato nel proprio database 147 GB di dati.
La tentata truffa agli hacker
E per quanto riguarda il riscatto a Revolut? La banca digitale inizialmente ha affermato di non aver mai ricevuto una richiesta di riscatto, ormai ampiamente scaduta, ma poi non ha voluto commentare ulteriormente quando il caso è giunto alle Camere per le interrogazioni. L’hacker, invece, ha affermato al Corriere che «un portavoce di Revolut, che pensiamo essere un impostore, ha cercato di negoziare con noi, ma la trattativa è fallita. Aspettiamo di parlare con qualcuno della banca. Ad ogni modo, sono state colpite altre compagnie». Quali siano e da dove provengano non è dato sapere, almeno per il momento.
Stando a quanto riportato nel canale Telegram dell’hacker, il racconto è diverso: «Revolut ha ricevuto una segnalazione relativa a un database di utenti. L’ha ignorata, quindi stiamo esponendo pubblicamente la società per non aver mantenuto al sicuro le informazioni degli utenti e per aver inviato dati da una giurisdizione diversa». Ma di quali dati si tratta? Anche qui, spiega l’attaccante, «disponiamo di tutto, compresi documenti KYC, indirizzi, numeri di telefono, email, conti bancari e transazioni in valuta fiat e criptovalute».







