La storia dello stadio di San Siro
Lo stadio Meazza fa il compleanno: nel ricordo di concerti e partite indimenticabili, l’impianto compie un secolo.

Le storie, le curiosità e i personaggi che hanno vissuto la «Scala del calcio»
Dedicato al patrono di Pavia, dal 1980 è stato intitolato a Giuseppe Meazza. Ha ospitato 4 finali di Coppa Campioni e nel 2009 il Times l’ha eletto stadio più bello del mondo
Massimo M. Veronese

San Siro compie cent’anni, cento dalla prima partita, e anche se mantiene il fascino immortale dei monumenti ha ormai i mesi contati, pronto a lasciare il posto a un gemello diverso. Ma dalla rovesciata di Bonimba al coast to coast di Weah, dal Trap che cancella Pelè dal campo al gol di tacco di Bettega, dai derby Mazzola contro Rivera all’epopea di Sacchi e Mourinho, la Scala del calcio è e resta un album di emozioni lunga un secolo.
Che comincia da qui.
Il Santo dello Stadio
San Siro, primo vescovo dell’antica Ticinum l’attuale Pavia di cui è patrono. Vissuto nel IV secolo, si festeggia il 9 dicembre
La prima pietra
È stata posata il primo agosto 1925, lavori finiti il 15 dicembre 1926. Capienza: 35 mila posti, 26 mila seduti e 9 mila in piedi
Era solo del Milan
Lo stadio, voluto dal presidente del Milan Pirelli, fu costruito dalle imprese Fratelli Fadini. Il Comune lo acquistò nel 1935.
Pronto subito
Per costruire lo stadio lavorano 120 operai e ci vollero un milione di chili di cemento e 3.500 metri cubi di sabbia.
La prima partita
È un derby. Vince l’Inter 6-3. Era il 19 settembre 1926, cento anni fa. Il primo gol lo segna il milanista Santagostino.
Che meraviglia
Il pubblico è affluito allo stadio con buona riserva di esclamazioni ammirative per le mirabile che si erano dette e stampate sul nuovo ambiente sportivo. La realtà apparsa ai suoi occhi è stata superiore alla sua stessa aspettativa.
(Gazzetta dello Sport, 20 settembre 1926)
Tutto casa e lavoro
L’inglese Herbert Burgers, allenatore del Milan con moglie e tre figli, abitò in un appartamento di quattro locali costruiti sotto il terreno di gioco, dove ora ci sono gli spogliatoi.
Arriva l’Italia
La prima partita giocata dalla Nazionale a San Siro è l’amichevole Italia-Cecoslovacchia, 20 febbraio 1927. Finisce 2-2 con gol di Libonatti e Balenieri.
Che curve
Le curve vengono costruite a cavallo tra il 1938 e il 1939. La capienza passa a 55 mila spettatori.
Manos de Dios
Un gol che passa alla Storia: Piola segna di mano in rovesciata in Italia-Inghilterra 2-2, 3 maggio 1939. Come Maradona ’86.
Ecco il secondo anello
Viene costruito tra il 14 giugno 1954 e il 20 ottobre 1955. La capienza passa a 83.474 posti. Nel 1957 arriva l’impianto di illuminazione, nel 1967 il tabellone elettronico.
Il gol più rapido
È quello dell’interista Matteoli contro il Cesena, campionato 1988-89: 11 secondi netti.
Sandrino va veloce
Il gol più veloce in un derby invece è quello di Sandro Mazzola: 13 secondi il 24 febbraio 1963. Finisce 1-1
Non siamo cattivi
La prima squalifica del campo è del 16 ottobre 1966, provocata da un’invasione dopo Milan-Lazio. La partita era finita 2-1 per il Milan ma l’arbitro Luigi Agnolin (figlio di Guido) si era accorto che mancavano ancora 3 minuti e riportò tutti in campo. E la Lazio pareggiò 2-2.
Nasce la moviola
Un gol fantasma di Rivera nel derby fa nascere la moviola. Inter-Milan 1-1, campionato 1967-68.
Il comizio di Rivera
Nel 1979 Gianni Rivera, microfono in mano, fa sgomberare i settori pericolanti dello stadio invasi dalla folla. Il Milan pareggia con il Bologna 0-0 e vince lo scudetto della stella.
Preferisco la Coppa
San Siro ha ospitato 4 finali di Coppa Campioni: 1965, Inter-Benfica 1-0; 1970, Feyenoord-Celtic 2-1; 2001, Bayern-Valencia 5-4; 2016, Real Madrid-Atletico Madrid 5-3.
Ciao Maradona
Prima partita del Mondiali di Italia 90: Omam Biyik segna all’Argentina campione. Camerun-Argentina 1-0
Chiamiamolo Peppino
Giuseppe Meazza, al quale dal 1980 è intitolato lo stadio, ha giocato a San Siro 8 partite con la Nazionale segnando 7 gol.
Il Signore degli anelli
Per costruire il terzo anello ci sono voluti 50 mila metri cubi di calcestruzzo, 4 mila tonnellate d’acciaio e 130 mila metri quadrati di superficie di calcestruzzo protetta. Lo stadio raggiunge così l’altezza di 60 metri.
La voce di San Siro
Lo chiamavano Estintori Meteor per una celebre pubblicità ed era di fede juventina. Giovanni Marsotto per 35 anni è stato lo speaker e la voce dello stadio.
Musica da stadio
Il 27 giugno 1980 per la prima volta San Siro ospita un concerto musicale: Bob Marley. Memorabili saranno anche le esibizioni di Bruce Springsteen, Vasco Rossi, Ligabue e i Rolling Stones.
Benvenuti alla boxe
Il 18 giugno 1965 davanti a 40 mila persone, Nino Benvenuti batte Sandro Mazzini e conquista il Mondiale Superwelter.
Per noi è il più bello
Nel 2009 il Times elegge San Siro il secondo stadio più bello del mondo: Nonostante gli anni mantiene intatto il suo fascino.
Giochi d’inverno
Lo stadio ospita la cerimonia di inaugurazione dei Giochi di Milano-Cortina. L’immagine più struggente resta quella di Franco Baresi tedoforo con Beppe Bergomi.
La Tromba della Scala
Si chiamava Rinaldo Bianchini e lo inventò Helenio Herrera. Era il trombettiere dell’Inter e suonava la carica allo stadio. Lodigiano di Zelo Buon Persico, suonava nella banda di San Giuseppe. Fondò il primo Inter club.
E per finire…
Luci a San Siro, di quella sera, che c’è di strano siamo stati tutti là, ricordi il gioco dentro la nebbia? Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là.
(Roberto Vecchioni, Luci a San Siro, 1971)


San Siro, i 10 gol più belli dei suoi cent’anni di storia raccontati nelle pagine del «Corriere»: con Weah e Dimarco c’è uno juventino
Cento anni, migliaia di gol, bellissimi, una valanga. Sceglierne dieci per festeggiare il secolo della Scala del calcio è un’impresa. Ce n’è sempre uno più bello, uno più difficile, uno più memorabile, ogni appassionato di calcio comunque hai «suoi». I nostri dieci, tutti diversi tra loro, li abbiamo voluti raccontare attraverso il racconto sul posto delle firme del Corriere della Sera, per riviverli quasi in presa diretta. Non tutti sono di milanisti o interisti, non tutti sono stati realizzati nel derby, qualcuno forse vi è sfuggito. Ma sono tutti fantastici. Buon compleanno, San Siro…
La «mano de Dios» di Piola
Italia-Inghilterra 2-2; 13 maggio 1939
«Siamo al diciannovesimo minuto: Serantoni allunga a Piola, Piola traversa a Colaussi e Colaussi ricentra su Piola: rovesciata al volo e il pallone entra per la seconda volta nella rete britannica. Gli inglesi protestano: corretti ma protestano. Dicono che il pallone prima di entrare in porta ha toccato la mano di Piola. Anche noi abbiamo questa sensazione. Ma può essere pure una sensazione sbagliata perché l’arbitro, dopo aver consultato il guardalinee svizzero Grassy, convalida il punto». Emilio De Martino


Il diagonale di Sormani
Milan-Estudiantes 3-0; 8 ottobre 1969
«Il terzo gol arriva, d’improvviso, splendido. E lo segna l’uomo migliore che il Milan abbia avuto: Sormani. Il passaggio è di Fogli, un passaggio lungo verso il centro. Due difensori stanno per avventarsi: chi osa mettere una gamba rischia di farsela saltare. Ma Sormani osa: il suo piede è più rapido di quello degli avversari, colpisce prima che essi arrivino e il pallone schizza via fulmineo. È una saetta. Il portiere non vede ma intuisce. Si tuffa, vola, tocca la palla ma c’è troppa forza in quel tiro: le sue mani si piegano, la rete si scuote». Gino Palumbo

La rovesciata di Boninsegna
Inter-Foggia 5-0; 2 maggio 1971
«S’è capito subito che era giornata di gala e infatti la gemma più preziosa della giornata ci è stata offerta già all’ottavo minuto con un gol memorabile di Boninsegna. Facchetti si era portato innanzi sulla sinistra e quasi da fondo campo ha rinviati al centro verso Boninsegna. Questi ha intuito perfettamente il tempo e la traiettoria di quel passaggio, ha eseguito una rovesciata al volo e ha mandato la palla in rete. Un gol cosi nitido, così entusiasmante da sembrare irreale, uno di quei gol che si indovinano una volta su cento». Ciro Verratti

Il tacco di Bettega
Milan-Juventus 1-4; 31 ottobre 1971
«Nel giro di dodici minuti Bettega ha messo fuori combattimento il Milan con una doppietta. L’attaccante sfrutta una distrazione di Sabadini e raccogliendo un traversone di Causio schiaccia di testa indisturbato a fil di palo sulla sinistra del sorpreso Cudicini. Poi il gioiello di Bettega: l’attaccante beffa Sabatini e Cudicini, fintando la conclusione di forza su un velo di Anastasi, tocca la palla di tacco e la spedisce, lenta ma precisa, ad infilarsi nell’angolo opposto. Bettega è il nuovo capocannoniere del campionato». Nino Oppio

La foglia morta di Corso
Inter-Torino 2-0; 26 novembre 1972
«Palla proprio sulla linea bianca, barriera centrale e Castellini, il portiere, che si sposta sulla sua destra. Non sa che Corso è un terribile mancino, specialista nel tiro che supera la barriera e ricade all’angolo. Il cosiddetto tiro a foglia morta? Stavolta è abbastanza teso, ma la traiettoria non cambia. Palla carica di effetto, rientrante rispetto alla posizione del tiratore, cioè che ricade all’angolo opposto a quello in cui si è piazzato Castellini. E non c’è nulla da fare. È gol!». Nino Oppio

L’incornata di Hateley
Milan-Inter 2-1; 28 ottobre 1984
«La palla, in una manciata di secondi, è passata da un nerazzurro che cercava di allontanarla a Virdis il quale l’ha traversata dalla destra ad Hateley. Lui si è inerpicato come se da terra lo sradicassero i motori di un missile. Collovati lo ha visto decollare, e sparire in alto, verso quel pallone che arrivava: la zuccata è stata tremenda, implacabile, e Zenga pur distendendosi in tuffo è ricaduto con un pugno di mosche». (Carlo Grandini)

La volée di Matteoli
Inter-Cesena 1-0; 27 novembre 1988
«L’Inter ha trovato il gol dopo appena dieci secondi, che è un fatto storico: palla al centro, lancio lungo di Matthaus, testa di Bordin, Matteoli si è avventato sul pallone, spinto da una feroce determinazione e ha colpito di sinistro. È venuto fuori un tiro che sembrava destinato chissà dove e che invece all’improvviso si è abbassato infilandosi nell’angolo alla sinistra di Sebastiano Rossi. che ancora doveva capir bene cosa stesse succedendo dalle sue parti. Dieci secondi sono proprio un record nella storia dell’Inter e del calcio italiano». Fabio Monti

Il «coast to coast» di Weah
Milan-Verona 3-1; 8 settembre 1996
«George Weah che attraversa il campo, la palla incollata al piede, travolge avversari, vince rimbalzi, e, dopo tutta quella corsa, ha la mente ancora lucida per centrare la porta. Poi va ad abbracciare un tale sorpreso quanto lui. Il gol del liberiano è l’immagine del Milan attuale che si muove al singolare e non al plurale secondo un collaudato marchio di fabbrica». Roberto Perrone

Il terra-aria di Shevchenko
Milan-Juventus 1-1; 19 dicembre 2001
«Dipinge un gol d’altri tempi, di quelli che ci sono tramandati dalla storia del calcio, quando il calcio, più della forza fisica, esprimeva soprattutto arte. La sua rete numero 58 nelle 78 presenze è un gioiello di potenza e perfezione balistica. La gemma di Shevchenko è cosi splendente da accecare Buffon». Alberto Costa

Il tiro da fuori di Dimarco
Inter-Frosinone 2-0; 12 novembre 2023
«Spunta un arcobaleno di 56,08 metri sul duello scudetto: fra tredici giorni l’Inter andrà allo Juventus Stadium da capolista, con due punti di vantaggio sui bianconeri, grazie a un altro gol immaginifico del suo terzino-ultrà Federico Dimarco. Un tiro partito da 7-8 metri oltre la metà campo, quasi dalla linea laterale sinistra, che assomiglia a un cross sbagliato invece è una parabola perfetta e profonda». Paolo Tomaselli






