il confronto Vannacci, Monti
Vannacci: «Dal Green Deal all’Ucraina, vogliamo un’Europa diversa».
Monti replica tra gli applausi: «Trovo in lei la ricostruzione dello spirito del fascismo»



Scintille tra Vannacci e Monti a Cernobbio: ‘Combatterò la sua retorica fascista’. Il leader di FnV: ‘Accuse ridicole’
Vannacci: ‘Non tutti scalpitano per integrarsi nell’Unione europea, in Italia sì al Reborn’
unanimità in Unione Europa non è una patologia ma è una garanzia”. Lo ha detto il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci nel suo intervento al Forum Teha a Cernobbio dove si è confrontato sul futuro dell’Unione Europa con Mario Monti.
“Se una proposta non convince tutti perché dobbiamo cambiare il sistema di voto e non migliorare la proposta? – ha aggiunto -. Certo che esiste un interesse nazionale italiano, l’unanimità serve a impedire che 26 Stati comandino sul ventisettesimo”.
“Partiamo dalla necessità di cambiamento, perché c’è sempre questa inerzia nel cambiare struttura nell’Unione Europa. Dopo anni di Maastricht la Gran Bretagna se ne è andata e l’Islanda pochi giorni fa ha detto di no” ha proseguito Vannacci. “La Norvegia non ci ha mai pensato, o ci ha pensato e ha detto no , la Svizzera rimane al di fuori, la Turchia prima ambiva ad entrare oggi naviga per altri mari – ha aggiunto l’eurodeputato -. Non tutti scalpitano per integrarsi nell’Unione europea e ci sarà un motivo” “L’eurozona produceva il 30% del Pil mondiale e oggi siamo al 15%, avevamo una industria che era al vertice mondiale ora siamo un’area di desertificazione industriale – ha proseguito -. Oggi licenziano chi produceva le auto più belle del mondo. Abbiamo la libera circolazione delle merci, anche degli immigrati e sui documenti mi posso definire né maschio né femmina e immigrazione è illegale per statuto. Non si può prescrivere la stessa medicina senza spiegare perché non ha funzionato”.
“Cercherò di parlare del futuro dell’Italia e dell’Europa ma intanto dobbiamo dare per scontato che esista un futuro perché con un tasso di fertilità all’1,41% il nostro futuro è di corta durata” ha affermato. “Se vogliamo un futuro migliore dobbiamo pensare di generare le prossime generazioni, altrimenti il futuro se lo godranno altri – ha aggiunto -. Forse al posto che Rearm Europe sarebbe stato meglio fare Reborn Europe, sarebbe stata una migliore strategia”.
“La Ue si è schierata totalmente a favore dell’Ucraina, ma nell’ultimo semestre è aumentata l’importazione di gas dalla Russia, finanziando così una economia di guerra che vorremmo combattere. Si tratta di una strategia schizofrenica” ha commentato Vannacci. “E qual è la coerenza strategica di finanziare la resistenza ucraina se poi importiamo e aumentiamo le importazioni di gas proprio dalla Russia?”.
La replica di Monti
“Oramai sono vecchio, ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo” Lo afferma l’ex presidente del consiglio Mario Monti concludendo il dialogo con il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci. “Non vedo in lei la ricostituzione del Partito Fascista ma un aspetto del fascismo, il più insidioso, è già in atto”. “Trovo in lei – prosegue – la ricostruzione della narrativa, della retorica dello spirito del fascismo, più o meno si dichiara la superiorità dell’Italia, degli Italiani e, vogliamo dire, della razza italiana”. “Non ho mai ritenuto la popolazone italiana a priori inferiore – spiega Monti – ma non necessariamente superiore alle altre popolazioni”. “Qui – prosegue – subentra il complesso Calimero, si insinua che noi siamo orgogliosi della nostra italianità – e lo sono anch’io – e che non siamo abbastanza rispettati, quindi esigiamo maggior rispetto, gliela faremo vedere e gliela faremo pagare”. “Ho il terrore – conclude – di una ricostruzione psicologica di una ‘italietta’ e del fatto che siccome non riusciamo con i governi attuali a dare più crescita ai nostri cittadini perché ci importa il loro voto non il loro benessere, allora la popolazione dovrà essere soddisfatta dando corda alla sua identità”.
L’ideologo di Roberto Vannacci è Lorenzo Gasperini che durante il Covid ha teorizzato la castrazione per chi si vaccinava ha aggiunto Monti dialogando con il leader di Futuro Nazionale. “Il suo programma, denominato Bip, base ideologica programmatica – spiega Monti a Vannacci – è stato elaborato dal professor Gasperini, che il 27 novembre del 2021 in pieno Covid, che aveva pubblicato un post in cui diceva che ‘un giovane sano che si vaccina dimostra debolezza, paura della morte creduloneria, infermità intellettuale, facile obbedienza al primo politico che passa, e una psicologia da servo, tutte caratteristiche che dovrebbero – concludeva il professore – comportare come minimo l’esclusione dalla vita sessuale come contrappeso naturale'”. “A me – prosegue Monti – sorgono due curiosità, una tecnica e l’altra politica”. “Quella tecnica – argomenta – è sull’implementazione di questa sanzione, se è da immaginare l’evirazione seduta stante che sarebbe la soluzione strutturale, o il braccialetto elettronico, applicato non al polso o alla caviglia, ma a un’altra parte del corpo”. “Ma lei – domanda Monti- quando ha dato credibilità al professor Gasperini era a nonoscenza di questo scritto?”.
“E’ mia convinzione che populisti e nazionalisti nella maggior parte dei casi vanno contro l’interesse del popolo e della nazione che pensano di difendere”, prosegue l’ex presidente del Consiglio . “Amo molto l’Italia – spiega il professore – e ho cercato di farlo al meglio, facendo anche sacrifici personali come quando chiesi al Paese di fare sacrifici, ma come Camus ‘amo troppo il mio Paese per essere nazionalista’”. “Questa – sottolinea – è esattamente la mia posizione e le cose da lei non ricordate successe tra il 1950 e il 1992, che hanno proteso la fine della guerra tra gli stati dell’Ue, sono avvenute perché i nazionalismi hanno per un momento declinato il capo”. “Nel gennaio del 1995, nel mio primo giorno al Parlamento europeo dove ora siede lei – racconta Monti – le ultime parole di Mitterrand, morto di lì a poco furono ‘le nationalisme c’est la guerre'”, il nazionalismo è la guerra.
La replica di Vannacci
“Non sono preoccupato nella maniera più assoluta. Le due inchieste in corso riguardano degli elementi che non sono né il partito né il sottoscritto, né i dirigenti”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, a margine del forum Teha a Cernobbio. “Per un’altra inchiesta che è ridicola riguardo l’eventuale ricostituzione del partito fascista, è veramente ridicola – ha aggiunto -. Basta aver letto la legge Scelba per capire che è una cosa fantasiosa, se non fantascientifica”.
Nel programma di Futuro Nazionale, “non c’è nulla fuori dalla Costituzione. E comunque ricordo che dal 1948 ad oggi la Costituzione è stata cambiata diverse volte” ha aggiunto. “L’ultima volta fu un governo di sinistra, che cambiò il Titolo V: e che cos’era, un governo fascista? Se oggi dovessimo riscrivere la Costituzione dopo 80 anni la riscriveremmo uguale? – ha aggiunto -. Forse qualcosa potrebbe essere adattata alla modernità”. A cambiare la Costituzione “questo governo ci ha provato, ci aveva provato anche Renzi, perché vedere una potenziale attività di questo tipo da parte del prossimo governo come eversiva o antidemocratica? – ha concluso -. Al momento non ci sono ipotesi concrete, ma tentativi ci sono sempre stati”. “Al momento non abbiamo ancora un dettaglio”, ha risposto Vannacci alle domande su cosa cambierebbe lui della Costituzione.
Monti vs Vannacci, Cernobbio non si sbilancia ma all’ex premier gli applausi
L’atteso confronto tra Mario Monti e Roberto Vannacci catalizza le attenzioni del Forum di Cernobbio, con pochi che si sbilanciano anche se ad incassare gli applausi di manager e imprenditori in sala è l’ex premier. Per ben due volte la platea lo ha interrotto per applaudire e non sono mancate le risate alle frecciate rivolte all’ex generale, che invece è stato ascoltato in silenzio e che ha raccolto solo un timido applauso al termine del suo intervento. A microfoni spenti qualcuno parla di partita a senso unico, con Monti che incassa la maggior parte dei consensi. Per alcuni il senatore a vita, partito in sordina, ha conquistato la platea con le sue citazioni colte – su tutte quelle di Camus e Mitterrand – e con l’ironia che lo contraddistingue.



Cernobbio, Vannacci non convince: «Non è preparato, improvvisa». Gli applausi per Mario Monti
Il giudizio di Marcegaglia sull’ex generale a capo di Futuro Nazionale: «Non ha idea di come governare»
FEDERICO FUBINI

Gli applausi in sala dicono che ha vinto Mario Monti. La febbrilità fuori dalla sala, l’attenzione, gli spostamenti delle folle nei corridoi attorno a Roberto Vannacci dicono invece che sarà una campagna elettorale complicata.
Il senatore a vita ha accettato di confrontarsi con il suo opposto antropologico al Forum Teha di Villa d’Este, confutandolo con calma su ciascuna delle sue tesi. Non è mai facile di fronte a un interlocutore che parla per titoli e non si cala mai nella sostanza dei titoli stessi. Ma la comunità di imprenditori, manager ed esperti di Cernobbio ha percepito questa asimmetria e finito per premiare la coerenza di chi ne aveva: in questo caso Monti, non Vannacci. Che sarebbe andata così del resto si era percepito già la sera prima, quando l’ex parà si era trovato a cena con Hans-Werner Sinn. Chi ricorda la crisi dell’euro, non può dimenticare Sinn: economista tedesco dell’Ifo, esponente dell’ala dura quanto ai sacrifici da richiedere ai Paesi del Sud. Ma in confronto a Vannacci, a Cernobbio era morbido. L’ex generale tuonava contro la difesa europea: «Non voglio che dei soldati italiani muoiano per Riga». Sinn gli ha chiesto: «Che direbbe del contrario, di soldati lettoni che si sacrificano per difendere l’Italia?».

Con queste premesse, Vannacci sapeva che non poteva fare del suo passaggio a Villa d’Este semplicemente uno sguaiato comizio. E la sala lo ha capito. Nota di lui l’imprenditrice Emma Marcegaglia: «Non si è lasciato andare alle solite iperboli, però è saltato fuori che non ha idea di come governare. Non ha detto niente sull’energia, sull’innovazione, si è contraddetto sull’Europa perché vuole restare dentro ma senza accettarne la logica». Conclusione di Marcegaglia: «Monti lo ha preso sui suoi punti deboli, ma lui nella sostanza non ha detto niente».
Resta il sospetto che, benché il senatore a vita abbia prevalso nel confronto nella sala di Villa d’Este, fuori sia stato Vannacci a vincere: si è misurato (in teoria) da pari a pari con un ex presidente del Consiglio, uno dei più emblematici commissari europei degli ultimi decenni. Al punto che Carlo Calenda, che ha rifiutato di venire a Cernobbio per protesta, non è poi così solo: negli ambienti degli europeisti più qualificati in Italia i malumori per questo tipo di presenza di Vannacci al Forum non mancano. «È possibile che questo appuntamento gli abbia dato un ruolo ma — si chiede Marcegaglia — come puoi non parlare a qualcuno che è al 10% nei sondaggi?». «Forse andava fatto intervenire con le altre opposizioni».
L’economista Brunello Rosa nota che Vannacci nel suo intervento «ha iniziato meno peggio di quanto mi sarei aspettato — dice –. Però il suo messaggio era debole e Monti l’ha smontato in un attimo». Rosa tocca un punto che accomuna l’ex generale e Giorgia Meloni quando si chiede: «Come si fa a sostenere che in Europa deve restare il voto all’unanimità, quando tutti sanno che questa è una condanna?».
Non tutti sono d’accordo. Monti ha preso un minuto di applausi a scena aperta, Vannacci qualche sparuto battimano qua è là. Forse alcuni semplicemente non si sono fatti sentire per prudenza. Certo nessun imprenditore si è fatto avanti a fare domande a Vannacci nel dibattito pubblico, e quando lui ha posto una domanda retorica chiedendo se «questa Europa» può piacere, si è sentito distintamente un «no» alzarsi dalla platea. Non era del grande imprenditore delle crociere Manfredi Lefebvre d’Ovidio, ma lui è fra pochi ad aver applaudito Vannacci senza imbarazzi. «Ho avuto una buona impressione, parla in modo chiarissimo — dice Lefebvre dell’ex generale —. Gli equilibri politici sono un’altra cosa, ma dice molte cose di buon senso». Quando al match con Monti, ma più in genere sull’approccio di molti nei confronti di Vannacci, Lefebvre dice che non apprezza gli atteggiamenti «sprezzanti».
Pochi a Cernobbio si dicono d’accordo con lui. Riccardo Cavanna, imprenditore nelle macchine per l’imballaggio, no. «Quando Vannacci dice che non bisogna investire nella difesa perché abbiamo una crisi di natalità, dimostra di non sapere niente di demografia. Non è preparato, improvvisa», taglia corto Cavanna. Anche più duro Gianluca Garbi, presidente di Kruso Kapital. «Ha vinto Monti cento a zero — nota —. La reazione della sala dimostra che l’audience di Cernobbio non si lascia ammaliare facilmente. Vannacci sembrava forte quando ha iniziato a parlare, ma la debolezza è emersa man mano che si è andati avanti. Ha iniziato con una forte verve politica, ha finito scivolando».
La vera preoccupazione che si percepisce fra gli imprenditori di Cernobbio riguarda i futuri assetti politici: non vedono nessuno scenario realmente convincente. Riassume Sonia Bonfiglioli, presidente del gruppo di famiglia: «L’importante è restare ben ancorati nel quadro europeo».
A Cernobbio l’opposizione viene bocciata dal sondaggio in platea: il 68% approva il governo
Il giudizio sull’operato dell’esecutivo vede il 33% dei partecipanti assegnare un sette in pagella (in una scala da uno a nove), un altro 20% dare un otto e un 6,7% concedere persino il massimo dei voti

Il tempo di suonare il gong di inizio seduta e si mette subito male. Il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana ha il compito di lanciare il sondaggio sul gradimento degli schieramenti nella sala di Villa d’Este, prima di moderare la giornata sull’Italia al Forum Teha di Cernobbio.
Sul palco con lui ci sono Elly Schlein del Pd, Angelo Bonelli per Alleanza Verdi-Sinistra e Matteo Renzi per Casa Riformista; collegato come al solito in queste occasioni, perché tanto sa che facendosi vedere qui semmai perde voti, il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte.
E per loro gli imprenditori in platea, non solo quelli legati direttamente nel loro business ai poteri pubblici, non hanno pietà. Il giudizio sull’operato dell’esecutivo vede il 33% dei partecipanti assegnare un sette in pagella (in una scala da uno a nove), un altro 20% dare un otto e un 6,7% concedere persino il massimo dei voti.
Il giudizio per l’opposizione è invece all’opposto: il 28% della sala le riserva un tre tondo tondo in pagella, il 17% dà quattro, mentre le percentuali di voto dalla sufficienza verso l’altro sono davvero poche. Si parte dunque così, in salita. E a volte non c’è nulla come il non aver più niente da perdere, per giocare a ribaltare le attese. A sorprendere non ci riescono e non ci provano neanche Bonelli e Conte, perché Cernobbio non è certo il terreno nel quale abbiano molto interesse a farlo.
Ma per Renzi e Schlein è un’altra storia: loro due sono o sono stati leader di un partito che pochi anni fa sembrava l’architrave del sistema, il punto di equilibrio capace di garantire le istituzioni fra una crisi e l’altra. La segretaria del Pd è palesemente a Cernobbio con quest’idea in testa: scrollarsi di dosso l’etichetta un po’ facile che mettono addosso di leader con l’eskimo, più a proprio agio in un’assemblea studentesca che di imprenditori.
E le riesce, a giudicare dalle reazioni. Quando finisce di parlare non viene certo giù la sala, ma gli applausi sono più spontanei e corposi di quelli riservati più tardi, per esempio, a Matteo Salvini. Schlein ha dato l’impressione di essere «preparata», riconosce il banchiere Gianluca Garbi di Kruso Kapital: lo stesso che pure nel corso del dibattito non le risparmierà domande taglienti, per esempio su un centrosinistra che propone più rinnovabili per ridurre il costo dell’energia eppure frena sulle autorizzazioni agli impianti in regioni dove governa come la Puglia.
Se poi l’applausometro fosse davvero una misura fedele, per capire il rapporto di Renzi con Villa d’Este servirebbe un buono psicologo. L’ex premier esordisce caustico, ricordando che lui quando era al governo nei sondaggi del Forum prendeva l’80% («ma poi ho perso il referendum»).
Ma anche per lui la bocciatura nella rilevazione di prima mattina potrebbe essere stata uno stimolo al contrattacco: rinfaccia a imprenditori e banchieri in sala di essere stati «tutti zitti» quando il governo ha violato le regole di mercato impedendo a Unicredit di scalare Bpm; conclude dicendo che per la stagnazione del Paese le cause vanno cercate nella classe dirigente diffusa, un atto d’accusa al pubblico. E finisce incassando di gran lunga l’applauso più convinto della giornata.
Ma è quando arrivano le domande che emergono le ragioni della freddezza iniziale. Gli imprenditori hanno paura di una coalizione divisa. Per esempio Riccardo Cavanna, presidente dell’associazione europea delle macchine per packaging, tocca i punti sui quali il campo largo ha idee diverse al proprio interno. Schlein non prova neanche a negarlo, ma annuncia che la coalizione è a buon punto nell’elaborare un programma comune. La prova, per chi è qui in riva al lago di Como, sarà nella credibilità di quel patto.


CERNOBBIO BOCCIA TRUMP SENZA APPELLO – GLI OLTRE DUECENTO IMPRENDITORI E MANAGER, RIUNITI A VILLA D’ESTE PER IL FORUM AMBROSETTI, STRONCANO LA POLITICA ESTERA DI “THE DONALD” – IL 90% DEGLI INTERVISTATI ATTRIBUISCE UN VOTO INSUFFICIENTE ALLE SCELTE SCELLERATE DELLA CASA BIANCA – SI REGISTRA UNA FORTE IMPENNATA PER IL PUNTEGGIO MINIMO (“MOLTO NEGATIVO”), SCELTO DAL 58,5% DEI PARTECIPANTI, QUASI TRIPLICATO RISPETTO AL 20,5% DELLA RILEVAZIONE 2025…
Netta bocciatura della politica estera condotta dall’amministrazione Trump da parte della platea di oltre 200 imprenditori e manager riuniti a Villa d’Este per la 52° edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” organizzato da Teha Group, The European House – Ambrosetti a Villa D’Este, Cernobbio. È quanto emerge dal sondaggio elettronico condotto durante la seconda giornata di lavori.
Chiamati a esprimere un giudizio sulle azioni di politica estera della Casa Bianca su una scala da 1 (“molto negativamente”) a 9 (“molto positivamente”), oltre il 90% degli intervistati (il 90,2% complessivo) attribuisce un voto insufficiente compreso tra 1 e 4. Nello specifico, si registra una forte impennata per il punteggio minimo “1” (molto negativamente), scelto dal 58,5% dei partecipanti, quasi triplicato rispetto al 20,5% della rilevazione 2025.
Completano la fascia dei voti negativi il punteggio 2 con il 17,1% (in calo dal 23,1% del 2025), il punteggio 3 con il 12,2% (dal 12,8% del 2025) e il punteggio 4 con il 2,4% (in netta discesa dal 15,4% del 2025). Si attesta al 4,9% la quota di chi assegna un voto intermedio 5 (rispetto al 7,7% del 2025).
Contrazione marcata per i giudizi positivi (punteggi da 6 a 9), che scendono complessivamente al 4,8% (rispetto al 20,5% registrato nel 2025): il punteggio 6 si attesta allo 0% (dal 5,1% del 2025), mentre i voti 7 e 8 si attestano entrambi al 2,4% (rispettivamente dal 5,1% e 10,3% dell’anno precedente).





