«Un gesto affettivo, un ritorno alle origini»
Un luogo molto caro allo stilista italiano. Nel locale negli anni Sessanta conobbe il suo amico e socio Sergio Galeotti
Federica Bandirali
Giorgio Armani ha acquisito “La Capannina “di Franceschi srl a Forte dei Marmi, il leggendario locale fondato nel 1929 da Achille Franceschi e dal 1977 acquisito e gestito da Gherardo e Carla Guidi.
La Capannina è simbolo, da quasi un secolo, della mondanità italiana e crocevia di artisti e intellettuali. Per Giorgio Armani, da sempre legato a Forte dei Marmi, rifugio personale e luogo di vacanza, questa acquisizione rappresenta un gesto affettivo, un ritorno alle origini – lì negli anni Sessanta conobbe il suo amico e socio Sergio Galeotti – e un tributo alla tradizione italiana.


Lo storico locale della Versilia. Da Gino Paoli a James Brown, le notti e gli ospiti stellari
Michela Proietti

«Questo locale è un atto d’amore», diceva Gherardo Guidi sulla sua Capannina, il locale da ballo più antico del mondo dopo la chiusura del Roseland di New York. E ora Giorgio Armani parla ancora una volta di sentimenti. «Questa acquisizione rappresenta un gesto affettivo», ha spiegato lo stilista, da ieri nuovo proprietario, che conobbe proprio qui, negli anni Sessanta, il suo amico e socio Sergio Galeotti. Dalla prossima stagione estiva il capanno sulla spiaggia trasformato da Achille Franceschi nel 1929 in sala da ballo, porterà la sua firma.
Il solco sarà lo stesso tracciato da Guidi, per 50 anni al timone e una vita passata sveglio di notte, «quel tempo in cui si dovrebbe invece dormire, riflettere e amare», come diceva agli amici. Un modo di tirar tardi gioioso ed elegante, in cui chi usciva di sera doveva per forza rincasare con il sorriso. Quella espressione che per Guidi era «il parametro fondamentale della riuscita della serata». Il self made man partito da Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, nel 1977 aveva rilevato il locale da Franceschi con la moglie Carla, considerando anche la possibilità di insuccesso. C’era da imparare a fare il baciamano alle mogli dei capitani d’industria, dagli Agnelli in poi, con il piccolo Gianni cresciuto a pane e Versilia con Miss Parker, dopo che il medico aveva consigliato l’aria delle Apuane. E invece Gherardo Guidi, a furia di far divertire gli altri, da parvenu era diventato Grande ufficiale della Repubblica. «Non sei stato in Versilia se non sei passato in Capannina», diceva. E da lui, in effetti passavano tutti: Ray Charles, Grace Jones, Kid Creole.
Porte spalancate a belle donne e uomini in mocassini e pullover sulle spalle, «vagliati» dallo storico buttadentro Otello Bertocchi, nemico giurato delle scarpe da ginnastica e dei caciaroni. Ci rimise le penne anche Flavio Briatore, all’epoca fidanzato di Naomi, colpevole di aver ballato sui tavoli. Per risposta aprì il Twiga. «Quel tipo di locale dove per entrare non paghi il biglietto», commentava snob Guidi. Che nel frattempo ospitava James Brown: «Pretendeva tre presentazioni: solo alla terza appariva sul palco e si scatenava». E poi Gino Paoli, Mike Bongiorno, Jerry Calà, gli show di Capodanno di Roberto Benigni e Beppe Grillo, quando ancora era solo un comico. Per ogni ospite un aneddoto: Renato Carosone «divorato dall’ansia» o Ivana Spagna, voce strepitosa, che si esibiva dal vivo «ma ci lasciò per incidere Easy Lady: stava nascendo una stella», raccontava Guidi, che si fece convincere da Virna Lisa, assidua della Capannina, a far entrare la troupe dei Vanzina, «dopo che gli avevo detto due volte no».

Nacque così quel sapore di mare fatto di starlette a caccia del buon partito e dame impegnate a giocare a bridge con il «passapalo» in mano, uno stecchino di entrecote e pane abbrustolito infilzati, per non ungere le carte. Qui attori e cummenda hanno cantato insieme a scrittori e politici, da sempre di casa al Forte. Già dai tempi in cui Italo Balbo, politico e aviatore, ammarava con l’idrovolante. O il ventiduenne John Fitzgerald Kennedy arrivava con la fidanzata americana di turno, studentessa a Firenze. Tra i ricordi più cari di Guidi c’era però Oriana Fallaci che aveva scelto il mare difronte per toccare l’acqua l’ultima volta. «Voleva assaggiare ancora le alici dello chef e chiusi lo stabilimento per lei».
Tra i rimpianti più grandi quello di non essere mai riuscito a portare Yves Montand. «Era scappato con la famiglia da un paesino della Toscana durante la guerra, aveva giurato che non avrebbe mai più messo piede in Italia». Nel 1982 Guidi aveva rilevato anche lo storico locale concorrente, La Bussola di Sergio Bernardini, a Focette, dove si ascoltava il jazz d’autore e Gino Paoli perse la testa per una sedicenne pazzesca di nome Stefania Sandrelli. Poi lo scorso anno, con la scomparsa di Guidi, l’incertezza sulla sorte della Capannina. Pare che a volerla fossero in più d’uno e pare che siano stati offerti 12 milioni di euro. Di sicuro c’è che da ieri la Capannina ha un nuovo padrone di casa che promette di far proseguire il divertimento made in Italy, senza contraffazioni.


