I sandali Birkenstock si quotano a Wall Street

IN UN MONDO PRIVO DI BUON GUSTO, E’ NORMALE CHE LE CIABATTE BIRKENSTOCK, CALZATURA ICONA DEI RADICAL DAI PIEDI ZOZZI, SI QUOTINO IN BORSA NEGLI USA – È BASTATA UNA PRESA PER IL CULO NEL FILM “BARBIE” PERCHÉ LE VENDITE SCHIZZASSERO DEL 110%, E ORA l’AZIENDA TEDESCA CHE PRODUCE I SANDALI, LANCIA L’IPO (INITIAL PUBLIC OFFERING). CON L’OPERAZIONE LA SOCIETA’ POTREBBE VALERE OLTRE 8 MILIARDI DI DOLLARI…

I sandali Birkenstock si quotano a Wall Street, dove sperano di essere trainati dall’effetto Hollywood dopo che l’attrice Margot Robbie ne ha indossato un paio rosa nel suo ruolo di protagonista del film Barbie. La storica società di origine tedesca ha presentato un’offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti, prevedendo di quotare le sue azioni alla Borsa di New York.

I termini proposti per la vendita delle sue azioni non sono stati rivelati, ma le notizie dei giorni scorsi avevano affermato che l’Ipo potrebbe conferire al produttore di sandali un valore di più di 8 miliardi di dollari. Il marchio fu creato nel 1774 per realizzare scarpe ortopediche.

Nel 1897 Konrad Birkenstock realizzò la prima suola flessibile che si adattava ai contorni dei piedi e i sandali furono portati in Usa negli anni ’60. Vennero adottati dagli hippy, che ne apprezzarono il comfort senza fronzoli, vedendo anche il loro look utilitaristico come un distintivo anti-moda. Nel 2021, la società di private equity L Catterton e il fondo a partecipazione familiare del magnate francese dei marchi di lusso Bernard Arnault hanno acquisito una partecipazione di maggioranza in Birkenstock, che ha sede a Linz sul Reno, nella Germania occidentale.

Chi è stato il primo uomo a portare le scarpe Birkenstock in Italia?

Sono le scarpe più comode del mondo o l’inizio dell’impero delle ugly shoes che piacciono alla moda? Racconto di come dalla Germania hanno conquistato anche gli italiani (ossessionati con le scarpe su misura).

di Fabrizia Mirabella del  12/02/2019

Queste scarpe non si venderanno mai. È il 1974 e Ewald Pitschl, imprenditore altotesino, ha attraversato mezza Italia per ascoltare l’arringa di quello che sarebbe potuto essere il più grande fallimento della sua vita. Era partito da Bolzano per la volta di Bologna, dove alla fiera italiana del benessere avrebbe presentato il primo paio di scarpe Birkenstock. La risposta degli ortopedici emiliani, violenta come una scivolata sull’asfalto, fu probabilmente il motivo che spinse Pitschl a intestardirsi ancora, alzare i tacchi e ritornare alle porte delle Dolomiti per aprire il primo negozio specializzato completamente in calzature anatomiche e comfort. E che nel giro di 10 anni, con la sua NaturalLook srl, diventò l’esempio numero uno di distribuzione di sandali Birkenstock nel Paese. Ai commercianti che esclamavano: “passi la Germania… Ma pazzo è colui che cerca di vendere scarpe così bruttine in Italia”, Ewald Pitschl rispondeva: “Anche gli italiani camminano con i piedi e hanno bisogno di scarpe a misura di piede”. Per questo, per mesi, il pioniere nostrano della storia delle Birkenstock si limitò a spedire personalmente per posta le calzature ai singoli richiedenti. Ci vollero piccoli passi e il primo boom aziendale degli anni Novanta a permettere la liberazione dai dogmi, dai luoghi comuni e dalle false credenze dei venditori di tutto lo Stivale che, davanti all’esplosione delle richieste, iniziarono a ordinare costantemente quei sandali “a forma di impronta”, prima di allora viste solo indosso ai turisti calzino bianco-muniti del Nord Europa.

Lì dove nel 1774, Johann Adam Birkenstock si iscrive negli archivi della chiesa di Langen- Bergheim come “ciabattino e calzolaio”, posando la prima pietra ops coriandolo di sughero nella storia di Birkenstock. Che si diffonderà a partire da quella cittadina tedesca dell’Assia a tutti gli stati federati della Germania, soprattutto quando cent’anni dopo, nel 1896, viene creato il primo plantare in sughero e mescola di lattice. “Nel corso della vita i nostri piedi percorrono una distanza pari a circa 160 mila chilometri, l’equivalente di quasi 6 mila passi al giorno, un tragitto che corrisponde a tre giri intorno alla Terra”, spiegava Karl Birkenstock all’indomani della progettazione del primo sandalo Birkenstock Madrid negli anni Sessanta. Un letto per piedi, il fussbett coniato nei Trenta dai nonni di Karl, per allenare la muscolatura grazie al particolare “rialzo” della suola tra le dita e attivare la circolazione dei clienti del brand, i nomadi moderni. “Non a caso la nostra suola ricorda l’impronta lasciata nella sabbia da un piede sano. Il risultato? È un plantare anatomico che segue le forme del piede alla perfezione e permette di distribuire il peso del corpo in modo uniforme su tutta la pianta”.

Nel 1963 nascerà il sandalo Birkenstock Arizona, attualmente il modello più venduto di sempre nella declinazione nero Birko-Flor, un materiale simile alla pelle e antistrappo. Che scorterà la maison degli ex “sandali dei tedeschi” fino al boom degli anni Novanta e ancora in quello dei primi Duemila, in barba alla crisi sul mercato con prezzi very very affordable. Dal business a conduzione famigliare alla fusione tra cultura italiana e mitteleuropea, dalla costanza nei refrain della tradizione e in quelli dedicati alla ricerca, fino alla produzione ecosostenibile. Tra le prime aziende a livello mondiale ad utilizzare quasi esclusivamente collanti senza solventi, un sistema di riciclaggio intelligente dove gli scarti di produzione vengono impiegati nella costruzione di campi sportivi e autostrade, il sogno tedesco-italiano di Birkenstock oggi, alla sua sesta generazione, guarda alla preservazione dell’ambiente per le generazioni future. Le stesse a cui spiegare che, quelle quattro milioni di paia vendute in Italia in 45 anni, in teoria non dovevano vendersi mai.

Birkenstock Orthopädie GmbH & Co. nasce in Germania verso la fine del ‘700, e basa la sua prima attività sulla produzione di calzature ortopediche, poiché i tedeschi amavano le lunghe passeggiate considerate un beneficio per la salute.

Solo nel dopoguerra il marchio si espanderà oltreoceano ma all’inizio le loro calzature vengono associate al popolo tedesco rendendole le “scarpe dei turisti”.

L’introduzione del marchio nell’alta moda si ha negli anni ’90 quando Kate Moss ha indossato i loro sandali per uno shooting e la popolarità cresce ancora nel 2000 con l’attrice Gwyneth Paltrow che viene spesso paparazzata mentre indossa le ciabatte.

Gwyneth Paltrow, Kate Moss

Solo nel 2012 però il brand raggiunge il suo apice quando il modello Arizona viene avvistato sulle passerelle di Céline a Parigi. Ad oggi molti altri marchi famosi hanno creato le loro personali versioni dei sandali, includendo Giambattista Valli e Givenchy.

Nel 2019 Valentino collabora con Birkenstock e due anni dopo anche designer Rick Owens si aggiunge ai personaggi che hanno creato una collezione con il marchio tedesco, portandolo sempre più spesso sulle copertine delle riviste di moda.

Il prodotto più famoso è sicuramente l’Arizona con le due fasce e due fibbie.

L’attore Leonardo Di Caprio si è sempre dichiarato appassionato del marchio e molte volte si incontra per strada mentre indossa i sandali Arizona.

Un altro fan della scarpa è Paul McCartney, il celebre bassista del gruppo inglese The Beatles.

Anche l’attrice Drew Barrymore viene paparazzata mentre indossa le Arizona che preferisce nella colorazione Habana.

E poi perfino le top model del momento preferiscono il modello Arizona: Kendall Jenner l’ha sfoggiata all’arrivo della fashion week a Milano; Cara Delevigne ha improvvisato uno shooting per strada con le sue Arizona nere; Gigi Hadid e Kaia Gerber le hanno indossate con i calzini per un look to-go a New York City.

Un altro modello amato dalle celebrities è la Gizeh, ossia la classica infradito.

Le gemelle Olsen sono spesso fotografate mentre indossano le Gizeh, che hanno di moltissimi colori, ed a loro si aggiungono Naomi WattsSienna MillerJulianne Moore e Anne Hathaway.

Comunque, qualsiasi sia l’occasione, le Birkenstock sono sempre un accessorio che completa il vostro look rendendolo nuovo e un po’ hipster, parola di celebrità!