L’elogio dei saccheggi (e chi ci guadagna)

 

Massimo Gaggi

 

Proprio mentre Trump strumentalizza proteste e disordini che scuotono l’America facendo di tutta l’erba un fascio e presentando Biden come il candidato dell’anarchia contro un presidente deciso a ristabilire l’ordine, esce negli Usa il libro «In Defense of Looting» (in difesa dei saccheggi). Non è un titolo provocatorio per poi dire altro: l’autrice, Vicky Osterweil, un’attivista che scrive per The Nation e altre riviste della sinistra radicale, considera quello dei saccheggi un fenomeno proprio salutare, la nascita di una resistenza vigorosa «che mette in discussione il modello di giustizia basato su law and order (legge e ordine) e quello di distribuzione della proprietà in una società strutturalmente iniqua».

  • Il saggio distingue tra furti nelle case, considerati sempre atti criminali, ed «espropriazione di massa della proprietà» nei negozi durante rivolte, che secondo l’autrice comportano una specie di sospensione dell’applicazione delle leggi. Poteva anche essere derubricato a pamphlet semiclandestino di un’agitatrice con velleità rivoluzionarie, se non fosse che la National Public Radio ha deciso di fare da megafono alla Osterweil con una lunghissima intervista. In una campagna elettorale tutta giocata sulla demonizzazione dell’avversario, il team di Trump non poteva sperare di meglio: la Fox, la rete televisiva conservatrice, è subito saltata sul caso anche perché mentre la sinistra di Biden stigmatizza il tentativo di Trump di considerare tutte le proteste, anche quelle pacifiche, come vere rivolte, «In Defense of Looting» va proprio in questa direzione.

  • All’intervistatore che le fa notare che saccheggiare e incendiare il proprio quartiere non aiuta gli oppressi a stare meglio e mette sul lastrico molti piccoli commercianti neri e di altre etnie, Osterweil replica che chi saccheggia lo fa a ragion veduta: magari ha subito angherie da quel commerciante. L’autrice sostiene, poi, che bisogna farla finita con la retorica dei saccheggiatori ribelli venuti da fuori, estranei alla comunità locale: «Ricorda l’America dell’Ottocento nella quale gli schiavisti sostenevano che quella della liberazione dei lavoratori neri delle piantagioni era un’istanza di gente estranea che arrivava dal Nord dell’America con idee strane».