Big tech

arrivano le piattaforme aperte: più concorrenza e meno fake news

Daniele Manca, Roberto Viola

In un dialogo su La Lettura del Corriere tra Dave Eggers e Alessandro Baricco in occasione dell’uscita dell’ultimo libro dell’autore americano «The Every» viene affermata con forza quella che apparentemente è una banalità: l’esistenza di una nuova civiltà digitale . Che però significa anche «un modo di stare al mondo diverso… non c’è stata solo l’invenzione di qualche elettrodomestico più utile». Un cambiamento non solo dell’ecosistema nel quale ci muoviamo. Che narratori di un mondo distopico come Eggers descrivono nei loro rischi e pericoli. Proprio perché vi si possa porre rimedio. Non sempre ci si riesce.

Profitti e responsabilità

È questa continua tensione tra chi è protagonista e determina la conformazione di nuovi mondi, le aziende del big tech nel caso specifico, e le comunità che vivono il cambiamento che si creano quelle regole che tentano di limitare gli effetti dei rischi potenziali. Le big tech riunite nell’acronimo Gafam — ma non solo loro — sono fra le aziende più di successo al mondo e hanno indubbiamente cambiato la nostra società, offrendo servizi innovativi, ma il successo e i profitti devono essere proporzionati alle responsabilità sempre più delicate che loro hanno rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini e delle imprese. Il laboratorio Europa in questo senso è forse la punta più avanzata nel tentare di riportare nell’alveo dei diritti e dei doveri per i singoli come per i colossi della tecnologia quella tensione affinché si trasformi in energia positiva e non in semplice contrapposizione tra business e cittadini.

Le regole

Un progetto che negli ultimi mesi si è trasformato in vere e proprie regole, le prime al mondo. Ambiziose senza ombra di dubbio. Quanto necessarie. Si tratta del Digital Services Act (Dsa) e del Digital Markets Act (Dma): atti che saranno i pilastri di quella nuova civiltà digitale. E che sarà necessario conoscere a fondo per poterne aumentare l’efficacia. Mentre il Dsa si concentra sul rapporto cittadino-piattaforma e sui rischi per la società nell’ecosistema informativo (di impatto immediato sui cittadini, come ad esempio il roaming o i sistemi di messaggistica ecc.), il Dma si pone come obiettivo la riapertura dei mercati e delle tecnologie, con impatto diretto sull’innovazione e, a cascata, per i cittadini. Lo schema è il seguente.

Digital Services Act, più ordine sui social

Il Dsa interviene per rimettere ordine sui social e nei servizi offerti dalle grandi aziende tech. Non siamo in una sorta di Paese dei balocchi dove tutto viene offerto gratuitamente e si può prendere dagli scaffali senza dover pagare nulla. Di sicuro nessuno poteva prevedere la piega che ha preso la tecnologia. Chi ricorda il film «Ritorno al Futuro», avrà notato che c’erano macchine volanti ma non Internet. I social e le piattaforme hanno creato l’effetto algoritmo, ovvero l’amplificazione di cose che attirano interesse e che diventano una valanga social: è il caso delle notizie false che si propagano. Così si sono diffusi bullismo e contenuti illegali, che è l’altro lato delle piattaforme: come Pinocchio, ci siamo accorti che stavamo perdendo il senso della critica e del cercare la verità delle cose. Il rischio è dunque quello di trovarci di fronte ad una società di asini? La risposta è no. Ma che ci siano rischi è evidente.

Incollati allo schermo

Per semplificare, la piattaforma social ci appare come un servizio gratuito, ma in realtà i suoi algoritmi sono disegnati per tenerci incollati allo schermo, sfruttando quello che gli esperti chiamano effetti di rete. Per questo è importante valutare i rischi sistemici delle piattaforme. Prevenire scandali come quelli di Cambridge Analitica. I sistemi di controllo sono diventati indispensabili per evitare che i motori di ricerca vengano strumentalizzati per ampliare fake news e trarne profitto.

I contenuti illegali

Così come obbligatorie sono ormai le procedure per bloccare rapidamente la diffusione di contenuti illegali, di tipo terroristico, pedopornograficie via dicendo. Il principio è che i reati commessi nel mondo fisico restano reati anche nel mondo virtuale creato dalle piattaforme. Per quanto riguarda i marketplace, non sarà più consentito che venditori su queste piattaforme siano sconosciuti (si introduce il principio della finanza Know Your Business Customer) o vendano prodotti illegali. Inoltre, se il marketplace promuove un prodotto, affiliandolo, ne è co-responsabile.

La protezione dei bambini

È quello che sostanzialmente succede in ogni ristorante dove il proprietario garantisce della bontà dei suoi prodotti. Ed ancora: il Dsa aumenta la protezione dei più giovani con il divieto assoluto della pubblicità personalizzata per i bambini e divieto assoluto di utilizzare dati sensibili (orientamento sessuale, colore della pelle etc.) per offerte personalizzate. Come pure l’attenzione ai diritti degli utenti: in caso di esclusione dal social media è prevista la possibilità di fare ricorso ad autorità indipendenti o ai giudici. Questo sistema permetterà di aumentare la protezione per gli utenti e porre un freno agli abusi della piattaforma rispetto al singolo.

Digital Market Act, i limiti per le piattaforme

Il Dma si occupa di regolamentare i comportamenti di quelle mega piattaforme che sono diventate intermediari indispensabili per poter offrire servizi su internet. Il presupposto di partenza è che l’accesso equo ai loro app store, market place, social e ad un’altra manciata di servizi, è essenziale per milioni di aziende. Senza garanzie, la loro stessa esistenza online o capacità di competere e innovare sono a rischio. Il Dma è una novità assoluta perché stabilisce in anticipo regole alle quali le grandi piattaforme devono attenersi. In questo è complementare agli strumenti antitrust che l’Europa ha a disposizione. In un caso antitrust si interviene per forza di cose quando c’è l’evidenza di un abuso.

I grandi casi

I grandi casi sono lunghi e complessi. Pensiamo, per esempio, ai procedimenti avviati dalla Commissione europea nei confronti di Microsoft e Google che hanno richiesto anni per la loro conclusione. Il mondo del digitale corre alla velocità della luce e l’esperienza ha dimostrato che spesso quando il caso antitrust arriva a conclusione il danno è ormai fatto, la posizione dominante è ormai consolidata, e la tecnologia ha già cambiato direzione. Il Dma interviene in anticipo imponendo obblighi di accesso e non discriminazione a quelle mega piattaforme che per dimensioni sono considerate gatekeeper, società che di fatto hanno le chiavi dei cancelli attraverso cui imprese grandi e piccole, startup, sviluppatori e idee innovative possono accedere al mondo online e a milioni di utenti.

I divieti

A tutte le società che verranno designate come gatekeeperè proibito dare preferenza ai propri servizi a danno di quelli offerti da società terze. Ai gatekeeper è inoltre fatto obbligo di permettere agli utenti una maggiore libertà di installare e disinstallare app sui propri dispositivi, comprese app non incluse negli app store ufficiali, se gli utenti lo richiedono. Più libertà di scelta per gli utenti e più libertà di innovare per sviluppatori e startup. Inoltre, i popolarissimi servizi gratuiti di messaggistica dovranno essere interoperabili con servizi simili offerti da società concorrenti. Quindi tramite la nostra app preferita potremo mandare, ricevere o fare una videochiamata con qualunque altra persona anche se usa una app differente.

La protezione delle startup

Il Dma protegge l’innovazione anche introducendo una maggior tutela contro le killer acquisition, vale a dire l’acquisto di startup o società in crescita per impedire l’emergere di un potenziale concorrente. Il compito di assicurare il rispetto delle regole stabilite dal Dsa e dal Dma è affidato alla Commissione europea, in stretta cooperazione con le autorità nazionali. Si tratta di uno schema a due livelli Europa-Autorità nazionali che ha funzionato bene in tanti settori regolamentati dalle telecomunicazioni ai servizi finanziari e che ha aperto il mercato ad una vibrante concorrenza della quale tutti beneficiamo. In questo caso l’asse è spostato sulla supervisione a livello europeo perché nel caso dell’economia digitale questa è la dimensione minima per avere un impatto e regole uniformi per garantire i diritti dei cittadini e delle imprese che operano in Europa. Il Dsa e Dma sono legge europea direttamente applicabile in tutti gli Stati membri. Dma è entrato già in vigore il 1 novembre mentre il Dsa entra in vigore la settimana prossima (il 16 novembre). Quindi il viaggio è appena iniziato. Ma la destinazione è chiara.